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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Bertinotti al servizio dell’imperialismo italiano e di quello USA.

(28 Gennaio 2007)

Bertinotti per ostacolare la politicizzazione di vasti settori della popolazione vicentina si da fare per isterilire la lotta contro il raddoppio della base a “fenomeno comunitario” affermando che non c’è legame diretto fra Vicenza e Afghanistan”. Il compito di Bertinotti e dei suoi è di distruggere quanto il Partito Comunista dei lavoratori, insieme alle altre forze proletarie organizzatrici, ha costruito, con la manifestazione del 30 settembre e dopo, per l’egemonia della politica dell’internazionalismo proletario nella classe lavoratrice.

Sono i fatti che agevolano fra le masse la comprensione e l’adesione al principio internazionalista che quando il governo del proprio paese fa la guerra l’unico modo per mettere fine alla guerra è quello di rovesciare il proprio governo.

In molti si domandano perché le possenti mobilitazioni contro la guerra imperialista all’Iraq si sono dissipate. La causa va ricercata nel mancato salto di qualità di quelle mobilitazioni contro la guerra in mobilitazioni per cacciare via il governo che faceva la guerra, quello di Berlusconi. La storia del proletariato nello stato italiano ha un precedente importante: la caduta di Crispi per opera delle masse dopo la vittoria delle forze etiopiche sull’esercito coloniale del regno d’Italia. Allora Bertinotti e i suoi lavorarono per impedire che la parola d’ordine “via il governo Berlusconi”, sostenuta dalla sinistra del Prc e da altri che poi confluiranno nel mcPCL, diventasse la linea politica delle mobilitazioni.“Non bisogna demonizzare Berlusconi,” era la litania di Ritanna Armeni.

Ieri Bertinotti e i suoi si sono dati da fare per impedire che le mobilitazioni contro la guerra e contro la politica economica di Berlusconi si unificassero per far cadere quel governo nelle piazze, oggi lavorano per far durare il governo Prodi cercando di isolare i comunisti. Un compito difficile per il presidente della camera dei deputati visto che il suo partito vacilla. Sinistra critica e gli ex cossuttiani fanno i salti mortali per prendere le distanze dal governo, quando la strada maestra è quella di rompere con Prodi e contribuire a cacciarlo via. Ma non è questa la loro intenzione.

E’ una condizione ineliminabile di tutti gli esseri viventi quella di commettere errori, l’evoluzione procede rettificando. Si pensi all’abbaglio preso da Antonio Labriola sull’imperialismo italiano. Purtroppo non ha vissuto abbastanza per correggerlo alla prova dell’aggressione giolittiana alla Libia. Se Bertinotti e i suoi non vengono contrastati adeguatamente e isolati, la classe lavoratrice organizzata si troverà disarmata politicamente quando scatteranno le operazioni militari contro l’Iran e quelle in Libano contro il Partito comunista libanese, Hezbollah e le altre forze antimperialiste, lasciando libero il campo alle truppe sioniste e all’ascaro Abu Mazen per attuare la soluzione finale contro la resistenza palestinese.

Coloro che hanno la sindrome del “governo amico” e quelli che si illudono di poter ottenere qualche successo facendo pressione su Prodi tengano presente che gli operai, i contadini e i soldati dell’ex impero zarista conquistarono la pace rovesciando un governo di centro-sinistra che pure diceva di essere per la pace.

28-1-2007

Gian Franco Camboni delle sezione ozierese del Partito Comunista dei Lavoratori

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