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Addio compagne

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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
Il logo della campagna di tesseramento del prc 2010 è una scarpa col tacco a spillo

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Si puo' stare in un partito che vota la guerra?

Lettera aperta ai/lle militanti del prc

(19 Febbraio 2007)

Cari/e compagni/e,

Come era prevedibile i primi nove mesi del governo Prodi hanno riproposto , con il voto del Prc, tutto ciò contro cui per tanti anni ci siamo insiemi impegnati , nei movimenti e nelle lotte: rifinanziamento di missioni di guerra, aumento delle spese militari, finanziaria di sacrifici a vantaggio delle grandi imprese, aumento annunciato dell’età pensionabile con sequestro di fatto del tfr, privatizzazione della scuola pubblica, subordinazione al Vaticano.
Un governo Berlusconi che tutti insieme abbiamo contribuito a cacciare, non avrebbe avuto la forza di varare in nove mesi un simile programma, a fronte della prevedibile reazione popolare. Vi riesce invece il governo di centro sinistra , grazie alla concertazione delle burocrazie sindacali e il sostegno determinate dei vostri dirigenti. Per di più a tutto vantaggio della ripresa di Berlusconi e delle destre.

“Errori” da riparare ? No. Quando un partito della sinistra vota missioni di guerra e finanziarie di spese militari e tickets, in cambio dell' "insostituibilità della maggioranza di governo" –come recita l’accordo ufficiale dell’Unione- dichiara per ciò stesso che non sta “sbagliando”: sta semplicemente barattando la svenduta delle ragioni dei movimenti con la garanzia dei propri ministeri e ... di una presidenza della Camera. Sta semplicemente facendo ciò che per larga parte del ‘900 hanno fatto, con maggiore serietà, le burocrazie della socialdemocrazia e dello stalinismo. Ma la “Rifondazione Comunista” non doveva rompere con quella tradizione?

Cari compagni e compagne, poichè conosciamo l’amarezza di molti di voi, vi rivolgiamo una domanda semplice: cosa state a fare ormai in un simile partito? Non è tempo di un dissenso testimoniale, interno o pubblico. E’ tempo di un’assunzione di responsabilità. Certo, molti di noi hanno praticato per anni nel Prc una battaglia politica alternativa alla prospettiva governista – da sempre perseguita – dal suo gruppo dirigente: ma era una battaglia che si svolgeva in un partito d’opposizione, punto di riferimento di lotte e movimenti, nato formalmente contro Maastricht, contro la concertazione, contro il maggioritario, contro le guerre, autonomo dal centro-sinistra. Ora vi ritrovate in un partito di governo che vota le guerre, che è parte del centro-sinistra, che copre e gestisce la concertazione dei sacrifici, che entra in contraddizione, sempre più clamorosa con l’avanguardia larga dei movimenti e delle lotte. Siete insomma in un altro partito. Che senso ha continuare a dimorare in quella casa, per di più molto spesso relegati nel suo scantinato, come soggetti scomodi e reietti? E in ogni caso: quali prospettive possono avere le vostre ragioni in un partito in cui, giorno dopo giorno cresce il peso di amministratori, assessori, transfughi della burocrazia DS, attratti proprio dalla nuova esperienza di governo e dal disegno di una nuova socialdemocrazia (“Sinistra europea”)?
Alcuni di voi si sentono trattenuti nel Prc da un legame umano e affettivo con altri compagni/e del partito, o più semplicemente da una storia comune e da una comune memoria. E’ comprensibile. Ma oggi proprio quella storia e memoria comune di mille battaglie d’opposizione è colpita dal nuovo Prc di governo e dal sua abbraccio con le classi dirigenti del Paese. Restare in quel partito non è tradire proprio quella memoria? E i comunisti possono accontentarsi di un luogo di socialità - oggi per altro travolto molto spesso dalle più sorde lotte interne di potere – o hanno bisogno di uno strumento di lotta per cambiare il mondo?

I gruppi dirigenti delle “minoranze interne” vi invitano a restare nel Prc. Ma per cosa? Hanno votato anche loro per 11 volte la fiducia al governo della settima potenza capitalistica del mondo, inclusa a luglio la missione afghana e, a dicembre la Finanziaria di tickets ed armamenti. Conta la loro dichiarata “sofferenza” o la loro subordinazione all’imperialismo italiano? Conta la “critica” o la pratica? E se anche alcuni di loro, dopo tutto questo, dovessero dissociarsi dall’ennesimo rifinanziamento di una missione di guerra, quale prospettiva politica avrebbe mai quell’eventuale gesto, se si continua a rivendicare l’internità ad un partito che vota la guerra e quindi alla maggioranza di governo che lo comprende. E persino se dovessero, loro malgrado, essere cacciati dal Prc, quale credibilità potrebbero mai avere nella costruzione di una sinistra alternativa dirigenti che fino a ieri hanno votato “criticamente” sacrifici sociali e missioni militari?

Vi proponiamo allora un atto di coraggio e di coerenza con le vostre stesse ragioni: la rottura col Prc e la comune costruzione, al nostro fianco, di una nuova sinistra di opposizione, coerentemente anticapitalista ed antimperialista, indisponibile a vendersi. Vi proponiamo di aderire al Movimento costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori.

Cari compagni/e, conoscete le nostre posizioni. Avete conosciuto per tanti anni all’interno del Prc l’opposizione interna rappresentata da "Progetto Comunista" per la coerenza di una battaglia politica che non ha mai sacrificato questioni di principio ad altre ragioni (coerenza di posizioni che provocò un anno fa l'esclusione del suo portavoce Marco Ferrando, dalle liste elettorali). Vogliamo costruire un partito che abbia il segno e il rigore di quella battaglia: che rifiuti le compromissioni di governo con la borghesia, che s’impegni in ogni lotta e in ogni movimento per un’alternativa anticapitalistica, per il potere dei lavoratori.

E’ facile? No. Ma è necessario e possibile.

E’ necessario perchè i comunisti non possono arrendersi ad una società borghese che non ha più nulla da offrire alle nuove generazioni se non supersfruttamento e guerre, perchè tutte le lotte e rivendicazioni parziali riconducono all’esigenza di un programma generale anticapitalistico su scala nazionale e internazionale, perchè i lavoratori e i movimenti non hanno bisogno di “aree critiche” dentro partiti di governo che votano la guerra: hanno bisogno di un proprio partito indipendente, di aperta opposizione al governo della guerra e dei sacrifici.
Costruire questo partito è possibile: lo testimonia l’esperienza dei primi mesi del nostro movimento, nonostante le censure e i silenzi; lo dimostra la presenza crescente del McPCL nei movimenti di opposizione al governo, a partire dall’opposizione alle missioni di guerra; lo dimostra l’esperienza che ci vede in queste settimane davanti ai cancelli di centinaia di fabbriche con la nostra petizione – appello “Giù le mani dal TFR e dalle pensioni- Basta sacrifici”, che solleva l’esigenza di una reazione sociale di lotta al governo Prodi e alle burocrazie sindacali, in un rapporto di dialogo con decine di migliaia di operai e di lavoratori.

Uniamo le nostre fila, costruiamo insieme il nuovo partito.

Movimento costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori
http://www.pclavoratori.it

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