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Ustica. Monumento all'assassino ignoto

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(28 Giugno 2011) Enzo Apicella
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Quel che è stato (e che forse ci ridaranno riscaldato...)

(22 Febbraio 2007)

Per fortuna, esiste la sinistra radicale, che riesce a strapparmi un sorriso anche nei momenti più tristi.

Sono impagabili, questi che rifondano il comunismo, oppure sono comunisti e italiani, oppure ancora ambientalisti, ma sono tutti pacifisti e antimilitaristi. Per dimostrarlo, hanno cacciato dal governo i guerrafondai militaristi e, non appena al governo del Paese ci sono andati loro, hanno rifinanziato tutte le missioni militari, poi ne hanno aggiunta un'altra (in Libano), poi hanno approvato la Finanziaria più generosa con le spese militari della storia della Repubblica e, infine, hanno approvato anche la costruzione di una nuova base militare americana, in quel di Vicenza.

E' vero, i nostri soldati sono andati via dall'Iraq, esattamente come e quando aveva già deciso il governo guerrafondaio di Berlusconi.

Già queste considerazioni sono esilaranti, ma devo ammettere che negli ultimi giorni la verve comica degli esponenti della sinistra radicale sta toccando vertici assoluti.

Prendiamo Lidia Menapace, pacifista e nonviolenta di provata fede. Tanto per cominciare e per far vedere quale sia la tempra di una vera pacifista, accetta di prendere il posto nelle liste di Rifondazione di Marco Ferrando, rispedito a casa in men che non si dica causa scarsa affidabilità unionista e sionista; lo stesso posto era stato garbatamente rifiutato da Emilio Molinari, che è una persona per bene e non se l'è sentita di acconciarsi al ruolo di sciacallo. Una volta assisa sugli scranni del Senato, la nostra antimilitarista d'acciaio vota subito il rifinanziamento delle missioni militari all'estero (tutte, Iraq compreso), poi vota la nuova missione in Libano e il 30 settembre assiste angosciata alla manifestazione con cui qualche migliaio di incontentabili mostra di non voler capire la profonda differenza esistente fra un militare italiano in Afghanistan ucciso sotto un governo di centrodestra e un militare italiano in Afghanistan ucciso sotto un governo di centrosinistra. Passano poche settimane, e la nostra nonviolenta vota la già citata Finanziaria di guerra; non contenta, dalle pagine del quotidiano ufficiale della famiglia bertinotti insulta il Cobas Piero Bernocchi, che sarebbe un parassita politico perchè si ostina a sbraitare per le strade - e persino sotto il palazzo che ospita la Camera dei Deputati! - che non è bello continuare a spendere miliardi in spedizioni e occupazioni militari mentre sanità e scuola pubblica vanno sempre più in vacca. Sta di fatto che il parassita politico è uno come me, che campa con la sua pensione, mentre la nostra pacifista tutta d'un pezzo si cucca (insieme a qualche centinaio di colleghi) le decine di migliaia di euro e i benefit connessi allo status di parlamentare. C'è della coerenza, in quelle che possono apparire farneticazioni: se il vero problema dell'economia nazionale sono i pensionati, per cui bisogna mettere mano (e forbici) a quel che resta del sistema previdenziale, dev'essere altrettanto vero che anche Bernocchi, in quanto pensionato, non può che essere un parassita.

Tuttavia, sarebbe ingiusto non riconoscere che la signora Menapace non si è limitata ad inveire contro altri, perchè ha avanzato proposte per pacificare l'Afghanistan che non possono essere ignorate. Per esempio, per stroncare la coltivazione e il traffico dell'oppio con cui si alimentano guerriglia e violenza, la signora ha proposto di mandare la Guardia di Finanza.

E' una vergogna che questa proposta sia stata lasciata cadere, nonostante la sua evidente genialità. Chiunque è in grado di immaginare il terrore che si dipingerebbe sul volto di un signore della guerra o di un comandante talebano alla sola idea di vedersi notificare un'ingiunzione di pagamento per l'accertata evasione di I.V.A. e I.R.PE.F. sulla vendita di oppiacei.

Purtroppo, come dicevamo, sembra che la proposta della signora Menapace non riscontri grande interesse, e questo impedisce un suo approfondimento, anche al fine di renderla effettivamente praticabile. Se ci è concesso di contribuire, almeno idealmente, alla realizzazione del brillante progetto per portare finalmente l'Afghanistan nell'ambito della legalità, vorremmo suggerire alla signora di dire che agli agenti della Guardia di Finanza bisognerà affiancare una task force di Ufficiali Giudiziari, incaricati di eseguire - nei confronti dei signori della guerra e dei Talebani evasori - il necessario pignoramento di Kalashnikov e bazooka, mediante apposizione sugli stessi dei sigilli regolamentari. Inoltre, si potrebbe avere un contributo alla pacificazione delle grandi città afghane dai nostri Comuni, che potrebbero fornire il personale indispensabile per regolare il traffico convulso di camion, biciclette e autobomba. Per i Vigili Urbani di Napoli o di Roma, sarebbe un gioco da ragazzi.

E che dire degli altri esponenti della sinistra più estrema? Che dire di Elettra Deiana, che si accapiglia con Rina Gagliardi, che non vuole capire che D'Alema è uomo della NATO? Certo, ci vuole l'acume di un Premio Nobel per sospettare che il premier dei bombardamenti su Belgrado abbia qualche simpatia per l'Alleanza Atlantica! Ma vogliamo dimenticare i famosi "senatori dissidenti", quelli che il 15 luglio giuravano di fronte ad un migliaio di persone che il rifinanziamento delle missioni militari non l'avrebbero votato nemmeno sotto tortura, per poi votarlo dodici giorni dopo, indifferenti alle altre migliaia di persone che, sfidando il caldo rovente e le vacanze incipienti, marciavano a pochi metri di distanza dal loro Palazzo per mostrare al mondo che non tutti, in questo disgraziato Paese, sono disposti ad ingoiare in silenzio i massacri come quello che, in quelle stesse ore, stavano compiendo nel piccolo Libano i gloriosi soldati dello Stato ebraico? Ma non che non li dimentichiamo, ora che gli tocca votare nuovamente il rifinanziamento, dopo che hanno votato la solita Finanziaria e si agitano perchè temono che qualcuno, magari dalle parti di Vicenza, se li incontra per strada possa prenderli quantomeno a male parole (personalmente, preferirei i calci in culo, ma ammetto di essere un estremista). Il più simpatico è sicuramente un tale Turigliatto, senatore trotzkista del PRC, il quale ha dichiarato nuovamente (lo aveva già detto a luglio) che voterà contro anche in caso di fiducia, ma che vede con favore la convergenza sul rifinanziamento dei voti dell'opposizione di destra, così il governo Prodi non cadrà. Un po' come facevano i consiglieri comunali di Rifondazione quando ancora abitavo a Roma, che sulle porcherie più grosse della giunta Rutelli votavano contro, ma non prima di essersi assicurati che Cicciobello potesse comunque contare su una maggioranza.

Insomma, con questa sinistra radicale, che bisogno c'è della destra?

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