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Terzigno

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(30 Settembre 2010) Enzo Apicella
Terzigno: una nuova discarica nel territorio di produzione del Lacryma Christi

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Bertolaso come Bava Beccaris!

Un contributo alla recente discussione sul problema/rifiuti

(17 Maggio 2007)

Questa – forte – espressione non è nostra ma l’abbiamo mutuata da un intellettuale napoletano, G. Marotta, il quale non può essere etichettabile come un “pericoloso sovversivo” ma, al più, come un fedele ammiratore di Benedetto Croce. A questo punto se un onesto studioso, come Marotta, si è convinto ad usare tali epiteti è segno che – in Campania – stanno accadendo avvenimenti gravi.

Il Decreto del Consiglio dei Ministri sull’Emergenza/Rifiuti in Campania: l’armamentario giuridico dello stato d’eccezione!

Il varo, con procedura d’urgenza, del Decreto-Legge che impone l’apertura, con l’uso autorizzato della forza, di nuove enormi discariche (Serre, Terzigno, Lo Uttaro, S. Arcangelo Tremonti, Savignano) è stata la ciambella di salvataggio che il governo Prodi ha lanciato, in extremis, all’amministrazione regionale di Antonio Bassolino mentre stava per crollare definitivamente – sotto il peso di milioni di tonnellate di monnezza – il sistema affaristico, speculativo e clientelare che, per oltre 14 anni, ha gestito il ciclo dei rifiuti nella regione.

14 anni durante i quali non è, deliberatamente, stata fatta decollare la raccolta differenziata, non si sono chiuse le discariche abusive e non si sono interrotti i traffici di rifiuti tossici. Anzi, durante questo lungo arco di tempo, è andata avanti una manomissione sistematica del territorio conseguenza dagli effetti antisociali dovuti alla combinazione tra produzione incontrollata dei rifiuti, assenza di riciclaggio e nessun controllo del costante avvelenamento dei suoli, delle acque e dell’aria.

Un patto scellerato tra i poteri forti dell’economia, l’intero arco politico nell’intera sua trasversalità e la criminalità organizzata che si è alimentato su miliardi di lire e milioni di euro il quale a martoriato la Campania (non è un caso che alcune aree territoriali intossicate da discariche, avvelenamenti e varie tipologie di produzioni di morte risultano tra quelle con le percentuali più alte di patologie tumorali come certificato dalle stesse istituzioni sanitarie).

Di fronte all’evolversi di questa situazione – sul piano politico e su quello dei movimenti sociali – assume notevole importanza la Manifestazione Nazionale di Napoli, indetta, per Sabato 19 Maggio, dai comitati di lotta popolari animano la battaglia in corso in Campania.

Un appuntamento a cui hanno aderito il Sindacalismo di Base, i Centri Sociali, numerosi intellettuali critici verso il Bassolino-pensiero ed alcune associazioni ambientaliste non asservite all’ecologismo di facciata. Una mobilitazione che registrerà la presenza di delegazioni di quegli organismi di lotta che, dalla Val di Susa a Vicenza, dai No Mose di Venezia ai No Ponte di Reggio Calabria stanno delineando, nelle dinamiche concrete dello scontro, quel Patto di Mutuo Soccorso a cui occorre contribuire per sedimentare una opposizione sociale fondata sulla indipendenza e l’autonomia politica.

Per questo ci vediamo, Sabato 19 Maggio, a Napoli, alle ore 15 a Piazza Mancini (Stazione Centrale)

Una riflessione sulle lotte contro il business della "monnezza".

di Michele Franco - dal giornale CONTROPIANO – numero 1 - 2005

La vivace protesta delle popolazioni campane contro la monnezza ha – da tempo – travalicato i confini locali e regionali conquistando un ampia ribalta mediatica.

Periodicamente la rivolta popolare accende nuovi punti di crisi, sul territorio, disegnando una articolata mappa del diffuso malessere contro quella che può definirsi una vera e propria continua produzione di morte, prodotto autentico e moderna patologia del capitalismo e delle sue parossistiche ed antisociali leggi del mercato.

Questa vicenda – al di là di alcune sue peculiari caratteristiche legate alle dinamiche del territorio ed alla gestione, di parte istituzionale, di questa cosiddetta emergenza – ci parla dell’urgente necessità, fuori da ogni evanescente metafora o inapplicabile ed utopico libro dei sogni, di una idea di società, di sviluppo economico e sociale, di rapporti tra gli uomini e tra questi e la natura profondamente antagonistici con il capitale, con le sue ferree regole di valorizzazione e di, tendenziale, imbarbarimento totale e generale.

Le lotte contro la “monnezza” per quanto minuscole o inadeguate (se rapportate all’entità della posta in gioco complessiva ed ai problemi che questa richiama) possono essere una sorte di esempio – una fondata traccia ed un buon corroborante - per il lavorio di scavo che, nonostante tutto, la Vecchia Talpa della contraddizione reale sta continuando a svolgere nei meandri e nelle pieghe della formazione economico sociale del capitale.

Ad Acerra, a Parapuoti, a Giugliano, a Sparanise, a Tufino, a Montesarchio, a Montecorvino Rovella, a Campagna, ovunque le popolazioni sono impattate con i micidiali effetti dei provvedimenti della Regione Campania e del Commissariato Straordinario di Governo, si è delineata – con tutte le differenze e le inevitabili complicanze di questo tipo di conflittualità – una straordinaria unità popolare ed una radicalità di forme di lotta che non ha eguali, almeno per il Meridione d’Italia, in tutto il recente passato del conflitto sociale.

Probabilmente ciò che è accaduto a Scanzano Jonico ha fatto scuola, in molte zone del Sud, sedimentando nella memoria e nell’immaginario delle popolazioni il radicato concetto che, in determinati svolti, la lotta è possibile e può essere vincente se condotta in maniera intransigente.

Certo, da un primo bilancio del ciclo di lotte contro la monnezza e da altre esperienze tipo quelle degli operai di Melfi, o la sollevazione popolare contro il maxi elettrodotto a Rapolla o, ancora, le stesse lotte e vertenze per il Reddito/Lavoro nell’area napoletana, non traiamo, automaticamente, considerazioni politiche trionfalistiche e scevre di problemi ancora tutti da considerare e, possibilmente, risolvere in maniera positiva ed espansiva per il futuro dei movimenti e l’affermazione dei loro obiettivi.

Anzi, nel corso di queste, diverse, battaglie sociali, abbiamo registrato grosse difficoltà, tra gli stessi attivi protagonisti, ad affrontare tutta una serie di questioni ricorrenti in queste vicende (il localismo, la sottile e perniciosa contrapposizione campanilistica tra comunità diverse, una tendenza al minimo sforzo nella necessaria ed inevitabile contrapposizione con le istituzioni specie quelle locali..) frutto, questo, di come i processi di frantumazione e di disgregazione sociale siano andati avanti con effetti rovinosi per le possibilità di rimessa in moto di un processo di lotte, di emancipazione e di trasformazione societaria.

Resta una considerazione importante, da sviluppare ulteriormente, la quale, però, è, spesso, sottovalutata anche da alcuni compagni, i quali soffrono, in maniera esagerata, della inevitabile ciclicità e temporaneità dei movimenti di lotta popolari, non comprendendo, in pieno, la lezione politica da far derivare da tali vicende sociali e dalla loro continua generalizzazione: in questo scorcio della mondializzazione e della accresciuta competizione globale interimperialistica anche singole Vertenze, quando rompono gli argini e gli steccati delle compatibilità, possono, da subito, prospettare ed indicare l’attualità politica programmatica del superamento dei rapporti sociali vigenti!!

L’ampia e diversificata diffusione delle lotte, in Campania, contro l’insieme dei provvedimenti che configurano il “Piano dei Rifiuti Regionali” sta mettendo a nudo i diversi soggetti, che per decenni, hanno costruito enormi fortune affaristiche, speculative ed elettorali in questo importante comparto.

I protagonisti sono diversi anche se, tutti, sapientemente, funzionali ad un unico disegno criminale ai danni della salute, dell’integrità ambientale di intere aree della regione e dei sacrosanti diritti delle popolazioni investite da tale processo.

In questa vicenda di autentica manomissione del territorio e di colossale arricchimento per singoli personaggi ed un ristretto numero di imprese figurano, a vario titolo, la mafia delle “famiglie camorristiche” che hanno gestito quote decisive di raccolta e smaltimento di rifiuti utilizzando metodi sbrigativi, scaricando veleni tossici di ogni tipo in fossi improvvisati (ma anche in discariche autorizzate e certificate dalle ASL, dall’ARPAC, dall’ENEA..) e la mafia, con i colletti bianchi, degli amministratori insospettabili e degli imprenditori “legali” che appaltano, concordano e gestiscono il lavoro sporco assieme alla camorra.

Ma la vera “cabina di regia” di questo affaire è situata nei Palazzi della Regione dove, prima la Giunta, di centro-destra, di Rastrelli e poi quella di Bassolino, hanno varato un Piano Rifiuti fondato sulla funzione centrale e decisiva dell’incenerimento della monnezza ossia su un sistema di smaltimento imperniato sulla diffusione territoriale degli impianti di termodistruzione.

La filosofia di questo Piano, con buona pace delle inconcludenti chiacchiere di molte vestali verdi incapaci, nei momenti in cui occorre schierarsi con nettezza al fianco delle popolazioni, di un pensiero autonomo e critico verso il Governatore Bassolino, cancella e disincentiva ogni iniziativa di diminuzione dello smaltimento e di formazione dei rifiuti e porta la situazione generale ad un livello materiale tale in cui l’esito obbligato dell’utilizzo dispiegato dei Termovalorizzatori è presentato ed assunto come assolutamente inevitabile . (1)

Questo Piano che non sta risparmiando nessuna provincia della Regione, è concepito sulla base di un articolato legislativo, calato dall’alto, che azzera e calpesta tutti i “poteri decisionali locali” rendendo nulle le deliberazioni dei vari consigli comunali i quali, di volta in volta, sotto la pressione delle popolazioni, hanno respinto l’imposizione blindata di queste scellerate decisioni. (2)

La scelta dei Termovalorizzatori, presentati, da Bassolino and company, come il superamento delle vecchie discariche, prospetta una scelta di campo definitiva e senza ritorno. I Termovalorizzatori – questi mostri ammantati da una presunta patina pulita ed ecologica - hanno bisogno di funzionare 24 ore su 24 ed a pieno regime di utilizzo per essere convenienti dal punto di vista economico. I loro enormi costi di progettazione, di realizzazione e di gestione impongono l’uso intensivo degli impianti con un rifornimento a ciclo continuo di grandi quantità di rifiuti sia civili che industriali.

Ed a questo proposito molte industrie già si stanno facendo avanti nel richiedere la distruzione di grandi quantità di scorie e scarti di lavorazione da anni, stoccate nei vari stabilimenti non sapendo come eliminarle altrimenti. Una evidente manna dal cielo risolutrice per alcune aziende (ad esempio la Montefibre di Acerra, per citare un caso eclatante già arrivato sulle pagine della cronaca) che hanno prodotto milioni di tonnellate di rifiuti tossici avvelenando terreni coltivati, falde acquifere e l’intero ciclo biologico di numerose zone.

Il Piano Rifiuti di Bassolino và rigettato interamente!! Per il coordinamento politico ed organizzato di tutte le lotte e le proteste in corso!!

Molti compagni, che pure animano i movimenti di lotta, sostengono che il Piano Rifiuti potrebbe essere emendato nei capitoli riguardanti la scelta dei Termovalorizzatori a favore della diffusione della Raccolta Differenziata. Questa impostazione, se seriamente applicata nei territori, comporterebbe, da subito, un drastico abbassamento della mole e degli stoccaggi dei rifiuti da destinare all’incenerimento.

Tale conseguenza, però, non potrebbe integrarsi o interagire con l’enorme mole degli impianti in costruzione, con la complessa logistica che si sta allestendo e con la filosofia produttivistica ed affaristica che li sottende. Una decisa scelta in direzione della Raccolta Differenziata invaliderebbe - immediatamente - l’intero ciclo fondato sui CDR, sugli Inceneritori e sulla lievitazione di un nuovo business, che già si sta alimentando, che riguarderà lo smaltimento dei residui dell’incenerimento (alcuni studi stimano questi residui attorno al 30% anche nei Termovalorizzatori di cosiddetta ultima generazione).

Da ciò né deriva che una seria ed articolata Raccolta Differenziata (se mai si riuscisse ad organizzarla considerando le forti resistenze istituzionali che si oppongono a tale indirizzo) unita ad una politica tendente sempre più ad una riduzione strutturale dei rifiuti (solo gli imballaggi costituiscono una percentuale elevata della produzione totale di rifiuti…) non è compatibile, se non come mero orpello testimoniale e propagandistico, con l’attuale forma dello sviluppo del capitale, della circolazione delle merci, con il loro commercio e con la sua continua valorizzazione la quale non disdegna di colorarsi di “verde” o di “arcobaleno” quando fiuta affari lucrosi da realizzare anche in questi settori. (3)

Del resto le vicende di questi mesi stanno dimostrando che ci troviamo di fronte ad una scelta istituzionale, di indirizzo politico/strategico, che esula dal dato locale, territoriale o dalla volontà di questa o quella amministrazione paesana. (4)

Già su tale terreno il lavorio della Regione e dei vari poteri forti, teso alla continua contrapposizione tra le popolazioni e ad alimentare il banale campanilismo, ha segnato, recentemente, qualche punto a suo favore. In alcuni comuni, sotto il pesante ricatto della repressione poliziesca e della persecuzione giudiziaria, il Commissariato Straordinario di Governo ha proposto/imposto di monetizzare l’acclarato rischio-salute e qualche amministratore è stato costretto ad accettare questo diktat concernente l’apertura sui propri territori di “discariche autorizzate” anche se per un periodo temporale di alcuni anni.

Inoltre l’ultimo caso del comune di Campagna, in provincia di Salerno, dove la generosa lotta popolare ha bloccato, per giorni, sotto le tormente di neve, l’autostrada Salerno Reggio/Calabria e dove è stato pagato un caro prezzo con la tragica morte di un giovane manifestante (Carmine Iuorio) a causa della rigidità del clima e dell’assenza di qualsiasi mezzo di soccorso, dimostra come la lotta per essere vincente non può affidarsi, esclusivamente, all’encomiabile afflato dei suoi protagonisti ma deve incontrarsi e raccordarsi con le altre comunità in lotta per determinare quella efficace generalizzazione sinergica del conflitto capace di piegare l’intransigenza autoritaria del Commissariato di Governo e della Regione.

Infatti – entrando nel merito di alcune Vertenze in corso – il dato politico riscontrabile è quello della permanenza di una fragilità della rete dei Comitati di Lotta i quali sono, in molti casi, subalterni alla demagogia trasversale degli esponenti politici locali o vittime di una radicata ed illusoria convinzione la quale predica che il problema dei rifiuti è quello di renderli meno appariscenti spostandoli, magari, sotto la casa o sul territorio di qualcun altro.

Rimane, allora, pienamente attuale ed urgente il tema – il compito politico immediato di questa fase della lotta – della costruzione di un efficace Coordinamento tra i vari Comitati il quale oltre ad una rappresentazione organizzata, in forme più incisive, delle mobilitazioni dovrebbe garantire la tenuta politica contro l’insieme dei tentativi di divisione, di differenziazione e di contrapposizione messi in atto dal Governo, dai vari Catenacci, Bertolasio e dai loro sodali che siedono alla Regione Campania.

In questo direzione alcune proteste di queste ultime settimane (la vera e propria sollevazione popolare in provincia di Benevento, lo sciopero del voto alle prossime elezioni regionali indicato da alcuni comitati della zona di Acerra, una manifestazione regionale a Napoli il 12 Marzo, alcuni incontri a livello provinciale nel casertano e nel salernitano per superare la dispersione tra i Comitati..) iniziano a delineare, anche se ancora in forme confuse e frammentate, un percorso di possibile unità e di raccordo politico/organizzativo utile per il prosieguo della battaglia.

Per avviare una critica fondata e materiale al sistema delle merci ed alla sua parossistica attività contro la vita e la comunità umana.

Più volte, nel corso delle mobilitazioni e delle proteste, abbiamo ribadito che quella che abbiamo di fronte non è una questione settoriale o specifica di questa o quella zona ma un problema politico di rilievo generale e come tale dovrà essere affrontato dalle mobilitazioni in corso e da quelle future.

La questione degli Inceneritori, dei Termovalorizzatori, il Piano Regionale dei Rifiuti, l’insieme di quelle che definiamo Produzioni di Morte, Nocive ed Inquinanti (compreso il sistema dei depositi e di basi militari indispensabili per la dottrina della guerra infinita e per le aggressioni imperialistiche in giro per il mondo) non sono questioni riguardanti esclusivamente le popolazioni interessate alle varie localizzazioni ma sono temi di carattere universale e fondante per il movimento tutto, per la sua vocazione, a carattere globale, verso l’indispensabile radicamento sociale nel concreto esplicitarsi di tutte le contraddizioni.

Anche in questo caso la soluzione definitiva, l’alternativa possibile sta nell’osservare e, possibilmente, comprendere la tendenza ed il movimento, per certi aspetti obbligato, del corso del capitale.

Per quanto riguarda i rifiuti, in Campania come altrove, la questione è, paradossalmente, semplice e banale ma di grande rigidità per quanto riguarda i suoi immediati effetti contro le condizioni di vita delle popolazioni.

Oggi si produce troppa immondizia, al di là di ogni ragionevole necessità umana. La quantità prodotta è tale da rendere praticamente impossibile un suo smaltimento e riciclaggio che la reimmetta nel ciclo biologico facendola diventare una risorsa invece che una piaga velenosa e distruttiva (5)

Questo accade perché la produzione di beni materiali non viene effettuata, se non come effetto secondario, per soddisfare i bisogni umani, bensì per alimentare, a dismisura, i profitti e la riperpetuazione del capitale. Ciò impone un aumento continuo della produzione ed un incessante rinnovo dei beni prodotti, che alimenta in maniera esponenziale ed incontrollabile la produzione di merci (spesso inutili), di rifiuti ed il loro crescente tasso di tossicità ed inquinamento.

L’anarchia della produzione capitalistica, fondata sulla legge del profitto, pervade, in forme rovinose, tutti gli aspetti della vita e sta, rapidamente, stravolgendo in senso distruttivo la natura, e l’intera esistenza dell’uomo. Nell’Occidente capitalistico ma anche nelle devastate periferie del Sud del mondo, seppure con modalità ed accentuazioni differenti, questa situazione già colpisce e penalizza, in maniera spaventosa, enormi masse di individui, le loro condizioni di vita e di riproduzione sociale.

Per tali motivi limitarsi alla sola denuncia degli effetti dovuti allo stravolgimento della natura per proporre impossibili ed inapplicabili “ritorni al passato” è oramai impossibile oltre a comportare, di conseguenza, un appannamento/depotenziamento della nostra prospettiva politica strategica.

Lo sviluppo delle forze produttive, fuori dalla vampiresca appropriazione privatistica e mercantilistica al servizio del capitale, permetterebbe di farci vivere meglio, mangiare sano, lavorare meno verso l’indispensabile ed auspicabile armonizzazione ed organizzazione cosciente e consapevole dei rapporti tra gli uomini, lo spazio, il tempo e la natura.

Questo dovrebbe essere il terreno di ricerca, di approccio analitico e di iniziativa conflittuale di quanti si battono ed alludono ad…un nuovo mondo possibile!!

Le lotte contro la monnezza sono – necessariamente - collocate nel solco generale del movimento sociale contro gli effetti della mondializzazione capitalistica; questo portato teorico e le sue ragioni di lotta e di organizzazione, questa battaglia in difesa della vita della specie umana può assumere, nell’ambito degli obbligati passaggi politici da compiere, quei tratti forti e distintivi utili allo sviluppo ed alla diffusione della critica serrata e materiale allo stato di cose presenti.

(1) A questo proposito è utile la lettura di una Relazione, stilata da Marco Caldiroli e Francesco Francisci del Centro per la Salute “Giulio Maccacaro” di Castellana, per conto del Comune di Acerra, in cui sono indicati, con dovizia di dati particolareggiati, gli impatti ambientali e sanitari connessi alla realizzazione dell’impianto di incenerimento per combustibile di rifiuti (CDR) nell’area acerrana. Il tutto è consultabile sul sito: www.inceneritori.org

(2) Su questo aspetto sarebbe necessario aprire una discussione sull’istituto del Commissariato Straordinario di Governo.Questo mostro giuridico istituzionale fu insediato e testato la prima volta, in Campania, durante l’emergenza del post-terremoto in maniera concertativa tra i vari poli politici della borghesia. Per quanto riguarda la questione-rifiuti, questo Commissariato Straordinario, ha racchiuso i propri poteri eccezionali in una struttura “autonoma” ad hoc la quale ha retto ai vari cambi di maggioranza nel corso degli oltre 10 anni di vigenza di tale istituto. Questo Commissariato Straordinario, in definitiva, fonda ed opera su una sperimentazione concreta di quella torsione autoritaria del diritto denominata, correntemente, da alcuni giuristi/critici “stato d’eccezione”. Tale questione, però, non deve farci nutrire inutili aspettative sui meccanismi di “tutela democratica” che dovremmo rivendicare nel corso delle lotte. In particolare – dopo il blitz poliziesco di Acerra e la totale militarizzazione di tutto il comprensorio dall’agosto scorso a tutt’oggi – abbiamo registrato alcune prese di posizione che lamentano su un “principio democratico” calpestato appellandosi, ancora una volta ma fuori tempo politico massimo, ad una presunta Magistratura indipendente che dovrebbe/potrebbe ripristinare il diritto violato dai “provvedimenti antidemocratici” del governo e della Regione Campania!!

(3) A puro scopo esemplificativo vogliamo citare il caso della FIBE (società del gruppo FIAT), presieduta dal famigerato Generale Carlo Jean, ex addetto militare di Cossiga al Quirinale ed ispiratore della decisone di istallare il deposito delle scorie nucleari a Scanzano. La FIBE, da anni, si è assicurata tutti gli appalti, dalla Regione Campania, per la gestione degli impianti di CDR e di alcuni, fondamentali, servizi legati alla realizzazione dei Termovalorizzatori ad Acerra ed a Santa Maria del Fosso.

(4) Durante alcune Vertenze i rappresentanti del PRC, preoccupati di non alimentare oltremodo l’ostilità verso l’amministrazione regionale, hanno – spesso – sostenuto che le lotte contro i Termovalorizzatori, i nuovi siti di stoccaggio di CDR o le discariche andavano risolte in “sede locale” in quanto il problema fondamentale sarebbe quello di edulcorare alcuni aspetti, particolarmente, spinosi del “Piano Rifiuti Regionale” e non invece la necessità di una contestazione globale al complesso delle scelte che la Regione ed il Governo intendono attuare. A questo proposito la tardiva e truffaldina “uscita” del PRC dalla Giunta Regionale di Bassolino è avvenuta sotto l’incalzare delle lotte le quali stavano iniziando a porre, in alcune zone, problemi di vera e propria agibilità politica per i dirigenti del PRC.

(5) Le statistiche ufficiali ci dicono che per ogni aumento dell’1% del Prodotto Interno Lordo di una nazione, la sua produzione di rifiuti cresce almeno del 2% e che la stragrande maggioranza dei rifiuti di un paese ricco sono rifiuti industriali. Per le imprese, nell’ambito della accresciuta competizione globale, le spese necessarie alle bonifiche ed agli smaltimenti “regolari” sono sempre più una voce intollerabile per i propri bilanci. Ecco perché, anche alcune multinazionali ricorrono agli smaltimenti “illegali” in sodalizio con le mafie e le organizzazioni criminali. Per le famiglie dei ceti popolari, invece, il continuo aumento dei costi della Tassa sui Rifiuti costituisce una costante delle politiche sociali delle varie Amministrazioni

Michele Franco

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