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(17 Aprile 2010) Enzo Apicella
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D'Alema vorrebbe inviare i militari italiani anche a Gaza. Per chi e contro chi?

(18 Maggio 2007)

Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha detto oggi che se l'Autorità nazionale palestinese chiedesse l'invio di una forza militare internazionale di interposizione nella Striscia di Gaza sarebbe una richiesta da prendere in considerazione. Il Ministro D’Alema passa come uno degli uomini politici più sensibili alla causa palestinese, e questo, ha lasciato sperare in una qualche sorte di discontinuità con il precedente governo Berlusconi. Ma chi l’ha vista questa discontinuità? Sulla Palestina, quali sono a tutt’oggi gli atti concreti, le iniziative proposte da questo esecutivo di centrosinistra nelle varie sedi internazionali per rendere un po’ di giustizia ai diritti storici del popolo palestinese e per la condanna dell’occupazione israeliana? Il ministro degli esteri ha ricordato che il governo italiano è con Israele e mantiene l’embargo che sta affamando e disgregando la società palestinese, rea di aver eletto democraticamente il governo di Hamas diversamente da quanto auspicato da USA e Europa. D’Alema e il governo hanno riproposto nella Striscia di Gaza una forza multinazionale di interposizione come nel Sud Libano.

Ma proprio in Libano siamo di fronte ad un paradosso: più cresce lo scontro politico, più diminuisce la credibilità e la rappresentatività del governo Siniora, più cresce e si rafforza la coalizione politica di opposizione(Hezbollah, Partito Comunista, le forze patriottiche e nazionaliste, i cristiani di Aoun etc.) e più nel nostro paese si tenta di nascondere e minimizzare la gravità della realtà libanese. Le esternazioni continue di Prodi e D’Alema in appoggio al governo Siniora (che sta lasciando costruire agli USA una base militare della NATO nel nord del paese) si palesano sempre più come una inaccettabile ingerenza nella dialettica politica interna libanese. La “sinistra radicale” parlamentare è acriticamente allineata al governo ed esprime in ogni sede il suo sostegno alla missione militare in Libano, alimentando colpevolmente la tesi di una missione “pacificatrice” ed “equidistante” tra i contendenti.

Quella di inviare una forza di interposizione militare a Gaza è la riproposizione dello stesso modello di intervento adottato in Libano: di nuovo una proposta militare, una ingerenza inaccettabile per una parte del governo palestinese (Hamas) impegnato in un duro scontro con un altra parte del governo (Al Fatah) e il presidente Abu Mazen. E' una proposta che rischia così di peggiorare il già pesante scontro interpalestinese che sta provocando decine di morti.

Le scelte concrete di questo anno di governo Prodi, hanno visto l'Italia confermare l’accordo di cooperazione militare bilaterale con Israele siglato dal precedente governo Berlusconi (in gran parte segreto), trovandosi così nella posizione di un paese alleato con la politica bellicista israeliana e che minaccia un attacco nucleare contro l’Iran. Non solo. Mentre sono stati negati i visti d’ingresso a noti esponenti politici e ministri palestinesi, Prodi ha ricevuto calorosamente il primo ministro Olmert. Nessuna sanzione o condanna è stata adottata contro Israele. Al contrario, prima le parole di Prodi sulla “intoccabilità” del carattere ebraico di Israele, poi quelle del presidente Napoletano sull’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, hanno schierato l’Italia al fianco delle forze più reazionarie sia in Israele che nel nostro paese..

Lo Stato di Israele e la società israeliana sono in una crisi profonda sia dal punto di vista morale che sociale. I più alti vertici politici e militari sono sotto inchiesta giudiziaria, indagati dalla magistratura. Sarebbe il momento opportuno per “approfittarne” e ridimensionare le mire espansioniste e di colonizzazione delle terre palestinesi. Niente di tutto ciò!

Le reazioni scomposte e l’irritazione con cui nella sinistra e nella “politica” vengono sopportate iniziative di sostegno alla resistenza del popolo palestinese, nascondono il malcelato desiderio di espungere dall’agenda politica il problema "politico" della Palestina per trattarlo semmai solo come un problema di carattere umanitario e, in quanto tale, necessario di un intervento militare straniero di "stabilizzazione". D'Alema non è bravo, è solo furbo ma la realtà alla fine i furbi se li mangia a colazione.

16 maggio

Il Forum Palestina

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