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(Dalla parte di Cuba)

Le idee non si possono uccidere

Riflessioni del presidente Fidel Castro

(1 Giugno 2007)

Sommate la fame che affligge centinaia di milioni di esseri umani; sommate a questa l'idea di trasformare il cibo in carburante; cercate un simbolo e la risposta sarà George W. Bush.

Alcuni giorni fa, analizzando le spese riguardanti la costruzione di tre sottomarini della serie Astute, dissi che con quel denaro "potevano essere addestrati 75.000 medici per assistere 150 milioni di persone, partendo dal presupposto che il costo per l'addestramento di un medico sarebbe stato un terzo di quello che costa negli Stati Uniti". Ora, lungo le linee degli stessi calcoli, mi chiedo: quanti medici potrebbero laurearsi con i cento miliardi di dollari sui quali Bush mette le mani in solamente un anno per continuare a spargere dolore nelle case irachene ed americane. Risposta: 999.990 medici che potrebbero assistere 2 miliardi di persone che oggi non ricevono alcuna assistenza medica.

Più di 600.000 persone hanno perso la vita in Iraq e più di due milioni sono state costrette ad emigrare da quando è iniziata l'invasione americana.

Negli Stati Uniti, circa 50 milioni di persone non hanno assistenza medica. Le sconsiderate leggi di mercato governano come viene fornito questo servizio vitale ed i prezzi lo rendono inaccessibile a molti, persino nei paesi sviluppati. I servizi sanitari alimentano il Prodotto Nazionale Lordo degli Stati Uniti, ma non generano coscienza a coloro che li forniscono né tranquillità a coloro che li ricevono.

I paesi con meno sviluppo e più malattie hanno il minor numero di medici: uno ogni 5.000, 10.000, 15.000, 20.000 o più persone. Quando compaiono nuove malattie trasmesse sessualmente come l'AIDS, che solamente 20 anni ha ucciso milioni di persone – mentre decine di milioni sono afflitte, tra loro molte madri e molti bambini, sebbene ora esistano misure palliative – il prezzo della cura per paziente potrebbe ammontare a 5.000, 10.000 e fino a 15.000 dollari ogni anno. Queste sono cifre da fantasia per la grande maggioranza dei paesi del Terzo Mondo dove i pochi ospedali pubblici traboccano di malati che muoiono accumulati come animali sotto il flagello di una epidemia improvvisa.

Riflettere su queste realtà potrebbe aiutarci a comprendere meglio la tragedia. Non è una questione di pubblicità commerciale che costa così tanto denaro e tecnologia. Sommate la fame che affligge centinaia di milioni di esseri umani; sommate a questa l'idea di trasformare il cibo in carburante; cercate un simbolo e la risposta sarà George W. Bush.

Recentemente, quando gli è stato chiesto da una importante personalità della sua politica verso Cuba, la risposta è stata questa: "Sono un presidente dalla linea dura e sto aspettando soltanto la morte di Castro". I desideri di un tale potente gentiluomo sono tutt'altro che un privilegio. Non sono il primo né sarò l'ultimo che Bush ha ordinato di uccidere; anzi, una di quelle persone che intende continuare ad ammazzare individualmente o in massa.

"Le idee non si possono uccidere", disse enfaticamente Sarría. Sarría era il tenente di colore, il capo pattuglia dell'esercito di Batista che ci arrestò, dopo il tentativo di prendere la guarnigione di Moncada, mentre tre di noi dormivano in una piccola capanna di montagna, esauriti per lo sforzo di rompere l'assedio. I soldati, alimentati dall'odio e dall'adrenalina, puntarono le loro armi contro di me persino prima di avermi identificato. "Le idee non si possono uccidere", continuava a ripetere il tenente di colore, quasi automaticamente ed a bassa voce.

Dedico a te quelle eccellenti parole, Mr. W. Bush.

28 maggio 2007

Fidel Castro Ruz

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