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(12 Settembre 2009) Enzo Apicella

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(Dalla parte di Cuba)

Cuba e “Liberazione”: cosa dobbiamo aspettarci dal quotidiano del Prc?

(2 Giugno 2007)

Cuba: da decenni la spina nel fianco degli Stati Uniti. Un blocco economico che dura ormai da quasi 50 anni, terrorismo, tentativi di invasione, propaganda sovversiva, protezione dei terroristi, soldi, tanti soldi, per comprare chiunque sia possibile comprare. Una spina nel fianco che gli USA proprio non riescono a togliersi. Ma perché una spina? E perché nel fianco? Di cosa hanno paura i signori del mondo? Che Cuba li invada? Beh, francamente, neanche il più fantasioso autore di fantasy arriverebbe a tanto! Ah certo, è l’amore per la Democrazia! E l’appoggio alla dittatura di Batista? E il Cile di Pinochet? E tutte le dittature militari? E le torture? Insomma, i conti non tornano. Forse è più probabile che il problema sia l’esempio; Cuba, questa piccola isola di 11 milioni di abitanti, sta lì e continua ad urlare: Sì, si può! E allora ecco il Venezuela e poi la Bolivia e nasce Telesur e l’Ecuador espelle il rappresentante della Banca Mondiale (deve essere rimasto annichilito che un governo, certo un governo sovrano, ma pur sempre un governo latinoamericano, osasse tanto, invece di limitarsi ad inchinarsi e ringraziare) e poi si progetta la Banca del Sud e poi gli scambi petrolio-risorse umane (petrolio-risorse umane? e i dollari?) e l’Alca non decolla e nasce l’Alba; insomma l’incubo si sta avverando e allora ecco fiumi di inchiostro, televisioni e radio: tutti a difendere la Democrazia.

Fin qui niente di nuovo. E’ normale che gli Stati Uniti perseguano i loro interessi. Che l’Unione Europea difenda i propri. E’ normale che la stampa di destra scriva sciocchezze e faccia disinformazione, non vale neanche la pena di starne a discutere. Chi si mette al servizio dei padroni, come si diceva una volta, quello deve fare. Ma quando è la sinistra a fare queste operazioni la cosa è più inquietante. E allora sì ci viene voglia di discuterne.

In pochi giorni sono usciti, sul quotidiano Liberazione, tre lunghi articoli di Angela Nocioni su Cuba. Quello che salta agli occhi immediatamente è il non detto che poi si trasforma in una vera e propria campagna di diffamazione.

Nell’articolo del 22 maggio, ben otto colonne, la giornalista non cita mai il blocco economico statunitense, scrive soltanto che le ristrettezze “sono attribuite al solito vecchio nemico imperialista”, come se si trattasse di una sciocchezza e di una fissazione ideologica.

50 anni di blocco economico esteso a tutte le imprese del mondo liquidato così, in una riga, il solito vecchio nemico imperialista, una stupidaggine. Non possiamo credere che una giornalista esperta che conosce a fondo l’America Latina non sappia cosa significhi. Per tutte le otto lunghe colonne, descrizioni della difficile vita quotidiana, senza analisi, contestualizzazione, senza uno straccio di confronto con la vita nei paesi dell’area. Ma poi il 30 maggio Angela Nocioni diventa più pesante: “Cuba, si salvi chi può: i giovani sognano la fuga”. Questo il titolo. L’articolo inizia in prima pagina e prosegue poi a pag. 9, sempre su otto colonne. E via con storie d’amore distrutte dalla voglia di partire: Lui lascia Lei per sposare una straniera e andarsene all’estero. Storie d’amore? Ma di che parla? E poi la difficoltà per ottenere i visti per l’estero: le fideiussioni bancarie, le assicurazioni, il biglietto di andata e ritorno, magari avrebbe dovuto specificare che sono le ambasciate straniere a richiederli. L’ultima colonna dell’articolo è tutta dedicata ad una tomba nel cimitero de L’Avana a cui si va per chiedere una grazia. Ma non ha mai girato per le nostre città? Non ha mai visto gli altarini con gli ex voto attaccati ai muri? Probabilmente quello che voleva era chiudere con quella frase: “Amelia, vergine miracolosa, grazie per il visto”.

L’articolo che ci ha più colpito è sempre del 30 maggio e sempre della nostra inviata come scrive Liberazione: La propaganda ai tempi di Raul, la pizza Fabio e i Cinque Eroi. Inizia parlando dell’informazione e di come la gente voglia sapere “come è andata a finire con i due soldatini presi mentre tentavano di dirottare un aereo per andarsene”. I due soldatini? Il 29 aprile un gruppo di uomini ha ucciso una sentinella presso un’unità delle Forze Armate, ha ferito un altro soldato e si è impossessato di fucili, parte del gruppo è stato arrestato tranne due che hanno sequestrato un autobus del trasporto urbano, preso in ostaggio i passeggeri per poi irrompere nell’aeroporto de L’Avana, saliti su un aereo hanno ucciso uno degli ostaggi; due soldatini?

Poi si parla di Internet: “neanche a Internet ci si può affidare. Solo gli stranieri possono. I cubani no.” E neanche una parola sul fatto che nel 1996 la Legge Helms-Burton, statunitense, ha impedito la creazione di una rete di cavi in fibra ottica per la trasmissione di dati. Neanche una parola sul fatto che il blocco obbliga alla connessione solo via satellite, lenta e molto più costosa. Poi la Nocioni se la prende anche con i 5 cubani ingiustamente detenuti negli Stati Uniti con processi, come lei stessa ammette, contro cui si è pronunciata la Corte di Atlanta, ma non la turba affatto che siano ancora in carcere. La turba invece che Cuba non si stanchi di denunciarlo.

E così torniamo a quanto dicevamo all’inizio. Cuba dà fastidio perché non cede, non si adegua, non si inchina. Su quanto viene scritto su Fabio Di Celmo, il giovane italiano ucciso da una bomba piazzata dal terrorismo anticubano, francamente preferiamo tacere per rispetto suo e di suo padre.

Un giornalista dovrebbe dare informazioni quanto più possibile complete ed un giornalista di un quotidiano di partito dovrebbe esplicitare una posizione politica. Qual è quella della Nocioni? Quella di Liberazione? Qual è la posizione del Partito della Rifondazione Comunista nei confronti della Rivoluzione Cubana?

Si avvicina l’estate e si avvicinano le Feste di “Liberazione”. Lo stand cubano ci sarà? Ma sì, il rum è buono, la musica è allegra e poi una maglietta del Che non si nega a nessuno. Ernesto Che Guevara è morto e si può continuare ad usarlo, tanto non dà più fastidio a nessuno. Ma ne siete sicuri?

la redazione di Radio Città Aperta

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