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Dove va “Liberazione”?

(3 Giugno 2007)

Quando ho visto pubblicato su "Liberazione" un articolo di Giampiero Mughini, che secondo me avrebbe dovuto essere espulso dall'Ordine dei giornalisti non tanto per quello che ha fatto quanto perché il suo modo di scrivere, incompatibile con sintassi e grammatica italiana è diseducativo per i giovani lettori, pensavo che il giornale avesse toccato il fondo. Mi sono ricreduta quando ho letto un orrendo articolo nell’inserto culturale (?) domenicale, “Queer”, che proponeva il sesso orale come antidoto all’eccitazione che si prova vedendo le immagini di Abu Ghraib, cose che ritenevo di non dover mai leggere su un giornale che si dice comunista (non tanto per il sesso orale, che è cosa che certo non mi scandalizza, quanto per il fatto che ritengo che se qualcuno prova eccitazione sessuale invece di orrore e disgusto di fronte ad immagini di torture dovrebbe ricorrere allo psicanalista e, quantomeno per rispetto alle vittime, evitare di farne un’icona).

Che non ci sia limite al fondo l’ho capito leggendo la risposta del direttore Sansonetti alle varie lettere di critica al reportage (?) di Angela Nocioni su Cuba. Nocioni, che ogni volta che parla di America Latina, di Venezuela come di Cuba, lo fa con la tipica spocchia della borghese pseudoilluminata europea che vede le cose con l'occhio dell'occidentale che non ha mai patito fame, non sa cosa sia desaparecire o non avere casa, non potere studiare, dovere fuggire per sopravvivere, mi ricorda un po' la Oriana Fallaci di "Intervista con la storia", che s'era permessa persino di trattare con sufficienza dom Helder Camara, il vescovo di Recife cui gli squadroni della morte del Brasile dei generali continuavano a mitragliare la casa perché era "comunista"... e preciso che paragonare Nocioni a Fallaci per me non è un complimento.

Non ho risposto all'articolo su Cuba di Nocioni perché non ho trovato risposta: una sequela di banalità, falsità, omissioni, propaganda allo stato puro, come si può leggere su un qualunque giornale anticomunista. Mi ha invece profondamente scandalizzato l'editoriale del direttore Sansonetti, che ha parlato di Cuba come di un "regime di sinistra non democratico che oggi è illiberale, repressivo, autocratico" e aggiunge, bontà sua, "non feroce come le dittature che negli anni 70 e 80 hanno insanguinato l'America latina".

I parenti dei desaparecidos cileni, argentini (compreso Jorge Julio Lopez, che avrebbe dovuto testimoniare contro i suoi aguzzini ma è "scomparso" nuovamente nel settembre scorso, nell'Argentina democratica e non "illiberale" come Cuba), dei massacrati dagli squadroni della morte brasiliani, delle vittime delle repressioni feroci di Bolivia, Ecuador, Colombia, Uruguay, Paraguay, del Venezuela pre-Chavez, di tutto il centro America, ringraziano per questa doverosa distinzione.

In effetti, l’unica risposta possibile ad articoli come quelli di Nocioni o gli editoriali di Sansonetti l’ha data Flavio Amato in una lettera pubblicata su “Liberazione” il 3 giugno nella quale cita le parole di Frei Betto (che nel Brasile dei generali ha più volte conosciuto le patrie galere): “come faccio a parlare di diritti umani a Cuba quando in America Latina milioni di persone non hanno conquistato ancora i diritti animali, quelli di avere un tetto, uno straccio per ripararsi dalla pioggia o dal sole, il cibo di tutti i giorni da dare ai propri figli e ai più deboli?”.

Cari Nocioni e Sansonetti, l’accesso ad Internet è comunque cosa che viene dopo tutto questo.

Saluti comunisti

Claudia Cernigoi - Trieste

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