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L'Italia tripudia la guerra

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(5 Novembre 2010) Enzo Apicella

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Verso il 9 giugno

Il No Bush No War Day scalda i motori

(5 Giugno 2007)

A una settimana dalla manifestazione nazionale del 9 giugno, crescono in tutta Italia le spinte alla partecipazione. Un segnale importante nonostante gli allarmismi strumentali messi in campo dal Ministro degli Interni Amato e dagli apparati di sicurezza intorno alla visita di Bush e alle manifestazioni che ne contesteranno la presenza in Italia. Intendiamo denunciare con forza il ripetersi sistematico da un anno a questa parte della criminalizzazione delle manifestazioni, tentativi che cercano di creare artatamente un clima di allarme sistematicamente smentito dai fatti (vedi le manifestazioni di Vicenza e Novara).

E’ inquietante che si cerchi di schiacciare la giornata di mobilitazione del 9 giugno nella logica dei buoni in una piazza e dei cattivi nel corteo. Ci saranno due manifestazioni perché agisce una contraddizione tra due piattaforme diverse tra loro rispetto alla visita di Bush, al ruolo degli Stati Uniti e alle responsabilità del governo italiano nella guerra permanente, responsabilità che in questi mesi sono state condivise dai partiti di governo su scelte decisive come la missione militare in Afghanistan, la base Usa a Vicenza, l’incremento delle spese militari, l’adesione in segreto dell’Italia allo Scudo missilistico USA, l’assemblaggio in Italia dei caccia F 35 statunitensi.

Questa divaricazione di contenuti è stata esplicitata dall’appello di convocazione della manifestazione del 9 giugno dei movimenti No War, una manifestazione pacifica, di massa e determinata, che partirà da Piazza della Repubblica per concludersi in Piazza Navona e dallo striscione che aprirà la manifestazione “NoBush-No War-No alla politica di guerra del governo Prodi”.

Quella del 9 giugno è la manifestazione dei movimenti contro la guerra che in questi anni si sono battuti contro l’intero sistema di guerra e non solo contro Bush.

Segnaliamo con forza la volontà di depotenziare e impedire con ogni mezzo la partecipazione di migliaia di persone nelle manifestazioni autorganizzate, sia attraverso allarmismi infondati da parte del ministero dell’interno, sia attraverso la decisione perentoria di Trenitalia di respingere ogni proposta di tariffe accessibili per l’uso delle Ferrovie dello Stato, tesa a consentire la partecipazione popolare e giovanile a eventi politici di massa che non abbiano l’ipoteca degli apparati di partiti e sindacati.

E’ decisamente singolare che tale atteggiamento di chiusura si stia manifestando in questi mesi e non si fosse manifestato durante il governo precedente.

Per questo motivo lanciamo invece un appello alla massima partecipazione e a raggiungere Roma il 9 giugno con ogni mezzo. Diamo appuntamento, a tutte e a tutti coloro che non saranno in condizione di utilizzare altri mezzi, alle stazioni ferroviarie delle principali città e snodi ferroviari tra la sera di venerdi 8 giugno e la mattina di sabato 9 giugno per poter raggiungere sabato il concentramento di Piazza della Repubblica.

Intendiamo con questo ribadire che il diritto all’agibilità politica e a manifestare non attiene solo alla piazza e al percorso della manifestazione ma comincia già dalle città di partenza.

A tale scopo il comitato promotore della manifestazione del 9 giugno convoca martedì 5 giugno alle ore 12.00 una conferenza stampa alla Stazione Termini e invita tutte le realtà, attivatesi nelle varie città per la manifestazione, a prendere la medesima iniziativa nella stessa giornata.

Alla conferenza stampa un esponente del comitato promotore e un esponente del presidio permanente No Dal Molin di Vicenza illustreranno i contenuti e le caratteristiche della manifestazione ai giornalisti. Nella stessa occasione verrà fornito il quadro aggiornato delle adesioni pervenute (più di duecento da tutto il paese). Nei prossimi giorni sia a Roma che in altre città ci saranno iniziative di informazione per preparare la manifestazione del 9 giugno e per sintonizzarsi con le manifestazioni in corso a Rostock contro il vertice del G 8.

Comitato 9 giugno

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