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Francia e Italia: un parallelo elettorale

(13 Giugno 2007)

L'esito delle elezioni legislative in Francia e quello dei ballottaggi amministrativi in Italia può apparire, a prima vista,collegato da un dato comune: quello della forte diminuzione nella partecipazione al voto.

Un dato, però come vedremo in seguito, da analizzare in maniera distinta per ogni singolo caso.

Guardiamo, allora, ai dati certi: in Francia, sull'onda del successo alle presidenziali del mese scorso, la destra “sfonda” e la sinistra, di tutti i colori dal rosa pallido al rosso più acceso, appare davvero in forte difficoltà.

In Italia emerge, invece, tutta intera la crisi del sistema politico: stanchezza diffusa, stallo, incertezza, larghe zone “grigie” che si accompagnano alla litania del distacco della politica dalla società. Un distacco ben giustificato, comunque, da tante vicende non ultime quelle di oggi, delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche tra i grandi leader della sinistra, banchieri e “furbetti del quartierino” (per i quali i già citati leader della sinistra facevano il tifo, con vere e proprie espressioni da stadio).

Quindi la Francia vivrebbe una stagione contrassegnata dal vitalismo della destra e l'Italia proseguirebbe nel suo itinerario di declino ed incertezza.

In realtà la crisi è comune, coinvolge l'insieme dei sistemi politici europei e non può lasciare indifferente una sinistra che intenda proporsi, oggi, come “antagonista” e “d'opposizione” e domani “ d'alternativa”.

Avviamo, dunque, un ragionamento sulla partecipazione al voto per cercare di definire un principio: un tempo, fino a qualche anno fa, la percentuale di partecipazione al voto veniva indicata come metro dello stato di salute nella partecipazione democratica di un Paese (in questo l'Italia, sede di grandi partiti dal fortissimo radicamento sociale, era indicata come all'avanguardia: quasi, si rilegga Duverger, un “caso” da studiare).

Oggi questo metro di misura è da valutare in maniera completamente diversa: prima di tutto la scelta dell'astensione elettorale è diventata scelta politica a tutto tondo, piena e legittima espressione di una contraddizione di sistema (naturalmente l'astensione va valutata, sul piano numerico, attraverso una precisa casistica e non tutto va buttato nel mucchio: ma la valutazione politica appena espressa è ormai ritenuta valida); in secondo luogo la partecipazione al voto sembra salire quando si esaspera la personalizzazione della politica, amplificata dall'uso (pressoché esaustivo sul piano della propaganda e della comunicazione politica) dei mezzi di comunicazione di massa.

Intendiamoci: una personalizzazione che vale, ormai, soltanto sul piano del “divismo politico” ( il duello sui Sindaci, che pure in Italia all'inizio degli anni'90 e nella stagione immediatamente successiva, aveva coinvolto l'opinione pubblica, appare ormai in declino, quindi il trascinamento della personalizzazione si verifica soltanto a livello nazionale, con una dimensione di visibilità che deve essere fortissima).

Sotto questo aspetto Francia e Italia sono accomunate da quella che, per conto nostro, deve essere definita come una crisi profonda del sistema politico: una crisi profonda che ha, ormai, generato lo stato di cose in atto di impossibilità apparente di far valere le ragioni degli strati più profondi della popolazione ed esalta un meccanismo di separatezza del “ceto politico” su cui si alimentano le ingiustizie sociali, la sfiducia e lo scoramento.

Molti, dal punto di vista di chi intende misurarsi su queste questioni e – nello stesso tempo – intende mantenere politicamente vivi i punti di riferimento di una sinistra di classe coerente, combattiva, capace di incidere, si interrogano sul “Che Fare?”.

Una domanda che richiederebbe risposte molto complesse, non esprimibili in questa sede, dove mi limito ad una sola considerazione finale: dobbiamo tener conto, quando cerchiamo di incontrarci fra quanti – ormai non pochi- stanno assumendo la consapevolezza piena di questa situazione, dei meccanismi della politica in quanto tale; non dobbiamo, dunque, limitarci a valutare una offensiva della destra che c'è ed un cedimento della sinistra altrettanto concreto. E' necessario anche valutare appieno una crisi complessiva di sistema di cui non possiamo dichiararci estranei.

Savona, li 12 Giugno 2007

Franco Astengo

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