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Gli operai metalmeccanici e la lotta contrattuale

Intervento alla Assemblea operaia in Modena 30 giugno 2007

(1 Luglio 2007)

Apprestandomi a questa assemblea mi sono chiesta che impostazione dare per spiegare la strada percorsa di questi anni, anni difficili dove la condizione operaia era bandita sotto una coltre di menzogne.
Intanto gli operai venivano conciati al massimo nelle fabbriche e al lume hanno resistito al buio della società civile democratica. in realtà abbiamo incrociato i combattenti dispersi da precedenti sconfitte e una giovane leva operaia che muoveva i primi passi in direzione della lotta tra mille ostacoli. Tutti ci avevano dato per illusi, primitivi, settari, difensori di una classe, la nostra, che doveva essere seppellita.
Intanto ne abbiamo seppelliti tanti, nelle nostre moderne fabbriche, lavorando sempre piu' per la bellavita delle classi superiori.
Ma ora si vede quanto delle loro sofisticate frottole corrispondeva ad una precisa strategia per tenere imbrigliati e innocui questi schiavi sociali della produzione per il profitto dei padroni.
Dalle lotte per il ccnl, pre-contratti, dalla Fiat, dalla Ferrari alla Terim per parlare solo di questo territorio sono uscite lotte che hanno forato l'incantesimo sulla fine materiale della classe operaia.

Si vede piu' chiaramente ora quanto poco sono stati illusi, primitivi e settari quegli operai che negli anni 90 sostenevano che la classe esisteva e resisteva. Oggi una nuova generazione operaia sta dando i primi segnali, molti in questa sala sanno quanto è costato, abbiamo tanto da fare e per questo bisogna organizzarsi a dovere. Nelle lotte di questi mesi alla Fiat sulla mancanza di sicurezza e lavoro penitenziario con scioperi a ripetizione, alla Ferrari 6 picchetti di sabato contro la discriminazione salariale per i 3° livelli, alla Terim contro i 300 licenziamenti coatti per incrementare i profitti e nessuna "crisi" con 3 settimane di blocco totale della produzione, gli operai collettivamente hanno e stanno reagendo positivamente dandosi un livello adeguato allo scontro.
Per questo abbiamo potuto osservare il modo scomposto col quale hanno reagito i padroni (in fabbrica con la ricerca disciplinare dei capeggiatori di sciopero), padroni che a un cero punto in bocca al loro capo confindustriale Montezemolo hanno sboccato: Fannulloni. Certo fannulloni perchè scioperiamo e ci organizziamo.
Queste lotte sono il nostro contributo e la nostra impronta indelebile e incancellabile: La coscienza di classe è fatto materializzato e sviluppato dagli operai nello svolgersi di queste stesse lotte, rappresentano per noi quanto una tradizione operaia (di anni e anni di posizioni prese e portate avanti in minoranza) basata sugli strati bassi operai che punta tutto all' abolizione del lavoro salariato alla liberazione dallo sfruttamento stia pagando nella stessa difesa salariale e normativa.
Lotte operaie che perforano la spessa coltre di nebbia che i padroni spargono quotidianamente nella popolazione per ottundere e rassegnare la classe, ma quando poi si passa dalla città e si vedono come si è visto a partire da Aprile fino ad adesso bandiere rosse sui 3 stabilimenti terim con l'affollamento di uomini e donne in tuta da lavoro notte e giorno, o si vedono minoranze agguerrite di centinaia di picchettanti sulle strade principali di operai con la tuta rossa con il cavallino che urlano basta ai sabati e chiedono solidarietà agli automobilisti di passaggio e operai Fiat in supporto a queste lotte, bè la nebbia si è un po' bucata, se non altro un po' di aria pulita...

Sarà sempre più difficile farci credere che non ci si può muovere fuori dalle compatibilità (se no le aziende chiudono e cosi via...). Non si Chiude niente, il conto è sempre aperto finchè noi siamo schiavi, e qui sulla "precarietaà" vorrei dire una cosa in positivo; se c'è precarietà è anche perchè il loro sistema capitalistico mortifero che succhia sangue agli operai e ai popoli oppressi nel mondo è precario e messo sempre piu' in discussione.
In particolare perchè, lo schiavo operaio, sentendosi di tuttto espropriato stando alle fondamenta del sistema ad un certo punto non pensi di usare il suo piccolo mertello e in comunanza con il resto della classe non decida di dare ripetutamente colpi ai pilastri arrugginiti cardini dello sfruttamento di classe? la produzione? chi ce lo impedisce?.
Perchè nel braccio di ferro coi padroni in difesa della sua propria vita non decida di usare l'altra mano libera (o meglio legata dietro la schiena da leggi e regolamenti restrittivi e bidoni) usarla per assestare ceffoni nen calibrati sul capo della sanguisuga e al suo sistema di vassalli improduttivi?
Per gli operai stare fermi, ingessati, significa solo subire lo sfruttamento è una classe che non si può fidare di santi ne eroi, di sindacalisti da salotto e tanto personale di sorveglianza per farlo produrre una massa di merci sempre piu' grande a sempre piu' basso prezzo, perchè la prima merce che si svalorizza è proprio la propria forza-lavoro.

Infine pongo un ultima domanda: ricordiamoci che per gli operai la "stabilizzazione" è un ergastolo, e quando tanti operai affermano che l'ordine nelle fabbriche è pura schiavitù dicono la piu' nitida verità.

Un dispotismo essenziale ai manager e suoi vassalli e vavassini per far marciare e conciare la pelle degli operai ad un piu' alto grado, produrre una montagna di merci per il profitto dal quale gli "oggetti" produttivi ne sono completamente espropriati, prendo un esempio tra i tanti che sono passati dai contratti precari ad essere messo fisso al lavoro con delle presse per la plastica, prima lavorava su 3 presse oggi lavora su 5 di queste presse...il suo contributo forzato alla stabilità...

concludendo; Le lotte degli opoerai a Modena sono state fatte da minoranze agguerrite che hanno legnato e ripetutamente sono stati sul pezzo, come si suol dire, è è da lì che hanno suscitato una forte simpatia da parte della popolazione, non hanno ricercato il consenso mediato con la pletora di sciacalli e avvoltoi della politica o altre elemosine pagate care in altre esperienze. Forse solo così che hanno posto alcuni tasselli alle fondamenta per un organizzazione politica propria degli operai.
Questo è quello volente o nolente che abbiamo raggiunto; un coordinamento di lotta e di solidarietà nella lotta di operai di alcune grandi fabbriche, al di là della tessera sindacale in tasca o non in tasca, una coalizione di operai con l'obiettivo di avanzare nostre rivendicazioni dal basso, da qui ulteriori passaggi sono forse possibili...

30 giugno 2007

Francesco Ficiarà

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