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(23 Luglio 2007)

Anche il “Manifesto” (per molti mesi schiacciato sull'unità antiberlusconiana a tutti i costi) ha cominciato ad interrogarsi: ieri, Gabriele Polo concludeva il suo editoriale domandandosi se questo governo cadrà da destra o per via giudiziaria e chiedendo che si prenda atto della riduzione ai minimi termini della credibilità di questa sinistra, avviando un altro percorso (ideale e culturale, prima ancora che politico), fondato sull'autonomia del quadro centrista che sta rapidamente prendendo corpo.

“Non sacrifichiamo più noi stessi” scrive il direttore del “quotidiano comunista”, mentre nelle pagine interne Marco Revelli analizza a fondo la crisi verticale dell'ipotesi “sponda politica” da offrire ai movimenti, rievocando le vicende genovesi di 7 anni fa.

“Lacrime di coccodrillo” verrebbe da affermare da parte nostra, rivendicando il solito sterile “lo avevamo detto in tempi non sospetti”.

Ma ciò non vale in questo momento drammatico, dove i margini di difesa sono ridotti ad una esigua striscia, ed il rischio di un ulteriore – fortissimo – arretramento sociale si profila fortissimo all'orizzonte.

D'altro canto non pare proprio che da parte degli attuali soggetti politici in campo nella “sinistra radicale di governo” possa ritrovarsi la forza di abbandonare la strada intrapresa, ripiegare in ordine le linee ed aprire una riflessione di fondo.

In realtà la crisi di “questa sinistra” arriva da lontano, dall'incapacità di riconoscere come abbia preso corpo una ipotesi a-democratica di dissoluzione dei fondamenti stessi della dialettica politica della modernità e di avanzamento di una passivizzazione di massa, politica, sociale, culturale, come vera e privilegiata leva della stabilità: badate bene, queste ultime, paradossalmente, sono parole scritte recentemente addirittura da Fausto Bertinotti, che poi alla prova pratica dell'agire politico risponde con l'idea della marginalità dell'idea di governo come “riduzione del danno”.

Mi pare di aver toccato il nocciolo della questione che abbiamo sotto mano, ed aver titolato questo intervento come “Declino” appare comunque fortemente riduttivo.

Il “Declino” di una ipotesi politico – organizzativa, quella di Rifondazione Comunista e degli altri soggetti autodefinitisi di “sinistra radicale” appare ormai compiuto ed irreversibile: sia sul terreno classico della “autonomia del politico”, sia sul campo del rapporto con i movimenti sociali, nuovi o antichi, che dir si voglia.

E' necessario aprire una pagina diversa, subito, senza aspettare il tracollo definitivo delle forme di presenza politica e mediatica fin qui mantenute da questi soggetti: bisogna ripartire da un ragionamento che analizza le novità sociali e quelle politiche, comprendendo però che soltanto la messa in campo di un progetto di “nuova egemonia” non legato agli schemi esistenti, potrà porre le condizioni (minimali) per ripartire.

Intanto l'autonomia progettuale, politica, organizzativa, va ricercata con tenacia ed immediatezza: un compito arduo, di difficoltà financo eccessiva ma del tutto coerente con lo stato di cose in atto.

Savona, li 22 Luglio 2007

Franco Astengo

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