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Prime considerazioni dei delegati del Coord.RSU sul documento-appello a firma di Patta ed altri per una nuova rappresentanza politica del mondo del lavoro.

(30 Novembre 2002)

Sul documento - appello
scritto dai compagni Sabbatini, Rinaldini, Patta, Perini, Agnello

Questi compagni si fanno promotori di una iniziativa che ha come obiettivo quello di denunciare come, secondo loro, le forti istanze di cambiamento e di partecipazione che il mondo del lavoro sta esprimendo in questi mesi non trovi nelle attuali formazioni politiche della sinistra una adeguata rappresentanza.

Un ragionamento fatto all’interno di un lungo documento nel quale si propongono analisi non nuove, già patrimonio di molti (quindi facilmente condivisibili) sulla centralità del lavoro, sull’offensiva liberista, sulla democrazia nei luoghi di lavoro ecc. senza peraltro avanzare alcunaproposta a riguardo.

Ovviamente ognuno è libero di proporsi come vuole, ma è bene che le sue intenzioni siano esplicite. A riassumere il documento di Patta ed altri risulta esplicito come la vera intenzione dei promotori sia la creazione di un movimento politico che, in un modo o nell’altro, incroci quanto di analogo si sta realizzando su iniziativa di Cofferati. Il loro documento altro non è che un veicolo per mettere all’ordine del giorno questa loro intenzione, per diventarne referenti, promuovendo adesioni ecc.

La conclusione del loro ragionamento (“è evidente l’assenza di una rappresentanza culturale e politica” del mondo del lavoro) non ci convince nella sua generalizzazione.

Ci si può riferire ai limiti della sinistra ulivista che, in nome di una rappresentanza del mondo del lavoro e dei ceti popolari ha in realtà sostenuto e permesso, con i governi di centrosinistra, arretramenti significativi sul piano politico, sociale e culturale, ma andrebbe riconosciuto almeno a Rifondazione Comunista il merito di aver saputo rappresentare in questi anni un importante punto di riferimento per chi intende opporsi alla deriva liberista ed alle sue conseguenze. Si può condividere o meno il progetto ed il programma di Rifondazione, ma non si può non riconoscere il ruolo che questa ha avuto nella difesa e nello sviluppo di quegli spazi politici che hanno contribuito non poco al fatto che il mondo del lavoro potesse esprimere quelle istanze di cambiamento e di partecipazione cui tutti oggi fanno riferimento.

Il documento di Patta ed altri è carente di una analisi critica sul deficit di rappresentanza sindacale del mondo del lavoro. Una rappresentanza che, anche da parte della Cgil, ha puntato tutto sulla concertazione e che non può non essere indicata, come una delle cause che hanno indebolito in tutti questi anni la capacità del mondo del lavoro di rappresentare i suoi bisogni e di esprimere le sue istanze di cambiamento. E’ paradossale che ciò non appaia tra le preoccupazioni riportate dal documento di Patta ed altri, dato che il mondo del lavoro esprime il suo essere soggetto sociale in primo luogo nei rapporti di produzione e nella contrattazione che ne definisce le condizioni salariali e della prestazione.

Ci si aspettava da Patta e Agnello (dirigenti nazionali della sinistra sindacale Cgil) una particolare attenzione anche nel sottolineare l’attualità e l’urgenza di una battaglia per una vera svolta nella Cgil, Cosa che non sembra all’ordine del giorno tra le tante preoccupazioni sollevate dal loro documento..

La Cgil rimane tuttora ancorata, nelle politiche rivendicative, all’illusione concertativa. A parte la Fiom, impegnata in una difficile vertenza (Fiat e contratto nazionale), che almeno ci prova a mettere in discussione l’impianto concertativo ed a rilanciare percorsi partecipati e democratici, nelle altre categorie e nei territori permane una gestione concertativa e perdente, chiusa nelle burocrazie, carente di una adeguata partecipazione dei lavoratori alle decisioni sugli accordi e sulle piattaforme. L’iniziativa di contrasto, aperta in questi mesi dalla Cgil, è ancora priva di una piattaforma generale di riferimento e molte delle parole d’ordine perdono di slancio di fronte al timore di essere “concretamente” contaggiati dal vasto movimento in campo. Ne è un esempio l’ostilità della Cgil verso i referendum sociali sull’art.18 e sull’art.35.

Il silenzio di Patta ed altri sul sindacato e sulle responsabilità anche della Cgil non può non preoccupare. Bisognerebbe riflettere su questo silenzio e sull’indebolimento dell’iniziativa della sinistra sindacale, catturata in parte dall’entusiasmo per i nuovi comportamenti indotti in Cgil dalle recenti scelte di Cofferati, ed in parte dalle illusioni indotte da un certo “realismo sindacale” che porta alcuni a pensare come sia “tatticamente” possibile oggi una nuova maggioranza in Cgil a cui partecipare, in qualche modo, anche come sinistra sindacale. Atteggiamenti che derivano dall’attenzione con cui si guarda allo “sbocco politico” del programma di Cofferati, a cui il documento di Patta e altri guarda in modo esplicito.

Se è necessario che i bisogni e le istanze del mondo del lavoro abbiano una loro rappresentanza, in primo luogo sindacale, è bene che non venga meno la battaglia contro una maggioranza Cgil che rimane tuttora sostanzialmente “concertativa”.

Parliamo delle politiche contrattuali e della necessità di riconquistare tutti i cedimenti di questi anni in materia di salario, di flessibilità e ricorso al lavoro precario. Parliamo di una battaglia per una vera democrazia sindacale. Parliamo della battaglia per portare la Cgil ad aderire ai referendum sociali per l’estensione dei diritti sindacali, per chiedere alla Cgil uno sciopero generale, senza se e senza ma, in caso di guerra.

Patta ed altri hanno tutto il diritto di esprimere un loro bisogno politico e di operare, nel solco indicato da Cofferati, per un nuovo movimento politico, ma questo e le conseguenze tattiche della loro scelta, non deve stravolgere il mandato che la minoranza Cgil ha ottenuto da migliaia di iscritti all’ultimo congresso. Un mandato già lasciato cadere da alcuni, in diversi territori e categorie.

Di questo, tra l’altro, ci si dovrebbe effettivamente preoccupare.

Dicembre 2002

Le delegate ed i delegati
che si riconoscono nel movimento
per un Coordinamento Nazionale delle Rsu

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