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(17 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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(Memoria e progetto)

PER UN PROGETTO COMUNISTA, PER UN POLO AUTONOMO DI CLASSE

documento della minoranza al I° congresso regionale veneto del prc (terza parte)

(30 Novembre 2002)

INDICE

Premessa [ leggi... ]
1. Introduzione [ leggi... ]
2. I capitali nel veneto: tanti interessi in una regione sola [ leggi... ]
3. Il vento dell'ovest: gli interessi imperialistici della borghesia veneta [ leggi... ]
4. I lavoratori in veneto: una regione a forte concentrazione operaia, una regione con una classe fortemente disgregata [ leggi... ]
5. La piccola borghesia tra paura e ribellione: padroncini, contadini e commercianti nell'integrazione europea [ leggi... ]
6. Centrosinistra e centrodestra: i due poli della borghesia veneta [ leggi... ]
7. Tra concertazione e lotta di classe: movimenti e sindacati di fronte alla fase [ leggi... ]
8. Tra accordi e movimentismo, un partito collassato: il prc nel veneto [ leggi... ]
9. Per una politica marxista rivoluzionaria dei comunisti veneti: la nostra proposta [ leggi... ]


5. LA PICCOLA BORGHESIA TRA PAURA E RIBELLIONE: PADRONCINI, CONTADINI E COMMERCIANTI NELL'INTEGRAZIONE EUROPEA

5.1 Questi ceti sociali si ritrovano al centro della crisi, investiti in prima persona dai tentativi di riavviare il ciclo di valorizzazione. Ceti sociali che mantengono il controllo diretto dei propri mezzi di produzione, che crescono ai margini del ciclo o che si arricchiscono grazie alla rendita immobiliare o finanziaria: commercianti, contadini, piccoli proprietari di case od azioni, liberi professionisti, laboratori e industrie familiari. Una condizione sociale che, in alcuni casi, si intreccia e sovrappone ad altre realtà, sia sul lato del piccolo capitale che su quello di una classe operaia particolarmente qualificata .

5.2 Ceti sociali sottoposti ad enormi pressioni, tra loro diverse ed opposte: arricchimenti repentini come una lenta proletarizzazione senza ritorno. Ceti sociali segnati da un'elevata mobilità e da una crescente instabilità, che assistono alla disgregazione del proprio tessuto sociale e reagiscono con un'insicurezza generalizzata, una paura diretta contro le fasce più basse, la diversità, la modernità. Una realtà caratterizzata da grandi ambiguità, che non è in grado di esprimere un proprio gruppo dirigente, un chiaro interesse di classe, un progetto sociale complessivo: pur riuscendo ad imporre tematiche ed influenzare alcune scelte, alla fine si aggrega sempre ad uno dei due poli dello scontro di classe. O con il capitale, o con i lavoratori.

5.3 Queste pressioni hanno permesso un'attivazione politica di questi ceti, in anni di abbandono della militanza in altre classi sociali. Sono settori, infatti, che hanno dato vita e gambe a mobilitazioni importanti, come i comitati di quartiere (sulla sicurezza, il traffico, il verde, ecc), le fiaccolate contro la criminalità, i presidi e le rivolte a difesa dei propri interessi (Vancimuglio, ma come dimenticare i vongolari di Chioggia, i medici, ecc). Nel centrodestra e nel centrosinistra questo protagonismo fa sentire la propria voce, si pone al centro dell'attenzione mediatica e influenza profondamente le scelte di un'amministrazione locale.

5.4 L'insieme di piccolissime imprese che caratterizza la realtà veneta è investito, come abbiamo visto prima, dalle trasformazioni in corso. Le unità produttive con pochissimi dipendenti (spesso a conduzione familiare o semifamiliare) sono schiacciate dal credito, dalla concorrenza e dalla difficoltà a reperire gli investimenti necessari per un salto di qualità. Le lunghe catene di subfornitura che hanno caratterizzato alcune grandi imprese della regione, (come Benetton, Stefanel, la Safilo o Luxottica) sono state accorciate negli ultimi anni, in parte delocalizzando le produzioni, in parte concentrandole in alcuni impianti di medio-grandi dimensioni. Certamente sopravvive una rete di piccoli laboratori, di lavoro domiciliare, di microimpresa diffuse in alcuni settori (pensiamo ai calzaturieri, alla meccanica, al tessile). Un settore in cui spesso sono presenti figure sociali ambigue, che proprio per questa loro condizione sono relegati in una condizione precaria. Famiglie, impiegati ed operai con piccole attività in casa, nei garage, nei retrobottega che spesso avevano avviato un'attività per arrotondare lo stipendio o la pensione, che oggi si vedono travolti dai debiti o da ritmi di lavoro sempre più allucinanti.

5.5 Negli scorsi anni si è consolidata una rendita che ha garantito introiti rilevanti, consolidando il legame di alcune famiglie con questo tipo di entrate. L'esplosione della bolla speculativa della new economy ha colpito queste realtà, erodendo piccoli patrimoni e sicurezze che sembravano ormai inattaccabili. La rendita immobiliare, particolarmente visibile nelle tre principali città, è interessata da tre diversi processi:

- La realtà metropolitana sta subendo grandi trasformazioni urbanistiche, contraddistinte da una nuova divisione di classe tra centro e periferie: rivalorizzazione dei centri storici (spesso legata al blocco del traffico), espansione edilizia nella cintura suburbana, formazione di nuovi ghetti nelle periferie urbane.

- La saturazione urbanistica del Veneto, cresciuto senza piani regolatori e progettazione del territorio, sta rendendo sempre più necessari alcuni interventi di razionalizzazione degli spazi, per la sopravvivenza stessa del sistema economico. E' ormai critica la situazione non solo della rete stradale della Regione, ma anche del traffico cittadino, intasato dalla crescita suburbana e da una circolazione delle merci caotica. Una razionalizzazione che implica la costruzione di tangenziali e vie a rapido scorrimento, la costruzione di nuove aree industriali, una nuova politica dei mezzi pubblici.

- L'esplosione della bolla borsistica, parallelamente alle trasformazioni del mondo urbano, sta favorendo la crescita di speculazioni edilizie ed immobiliari di varia natura. Una bolla immobiliare sta velocemente gonfiandosi negli Stati Uniti come in Europa.

Dentro questi processi alcuni vedono crescere inaspettatamente il proprio patrimonio, altri vedono i propri beni perdere innarestabilmente valore.

5.6 I processi di concentrazione del commercio, già avanzati nel corso degli anni 60/70, stanno subendo un ulteriore salto di qualità. Da una parte vediamo sempre più imporsi alcune grandi imprese, nazionali e multinazionali, nella grande distribuzione, nella ristorazione o nella vendita al dettaglio: grandi catene che impongono contratti capestro di franchising per la gestione di particolari marchi (nelle videocassette, nella moda, negli elettrodomestici, ecc). Dall'altra si vanno sempre più concentrando fisicamente i luoghi di vendita, pensiamo ai centri commerciali, gli ipermercati, le multisale. Strutture sempre più grandi, articolate e, dal punto di vista del dettagliante, costose. La liberalizzazione delle licenze, in questo contesto, ha ulteriormente colpito i piccoli commercianti, e la progressiva liberalizzazione degli orari inciderà ancora di più nel settore. Migliaia di attività hanno chiuso in questi anni, migliaia saranno costrette a chiudere nei prossimi tempi.

5.7 Nel mondo contadino veneto gli ultimi dieci anni hanno segnato un passaggio epocale: l'industrializzazione dell'agricoltura ha aperto la strada al controllo delle multinazionali. Un controllo esercitato tramite la gestione delle tecnologie agrarie (sementi, concimi, ecc), che trasferisce quote sempre più rilevanti di valore, ed attraverso la concentrazione delle imprese di produzione. Un processo che interessa tutto il comparto, dall'allevamento alla macellazione, dalla produzione di latte (con la vendita delle centrali municipali) alla coltivazione di cereali, frutta e verdura. Il '92, con l'avvio dell'UE, ha visto una significativa contrazione delle protezioni e sovvenzioni della CEE, la fine dell'egemonia della Coldiretti, la rottura del sistema clientelare democristiano. In un decennio il numero di imprese agricole e di agricoltori in Veneto si è contratto significativamente. In questo contesto abbiamo visto svilupparsi la lotta dei Cobas latte e delle associazioni agricole, alla difesa di una realtà di piccoli e medi produttori sempre più marginale.

5.8. La scomposizione dei cicli produttivi, l'introduzione di nuove tecnologie, l'espansione del capitale nella società sono tutti processi che hanno favorito l'emersione di una nuova piccola borghesia. Semi-professionisti che valorizzano le competenze acquisite fra 'master' di vario livello e pratica aziendale, costituendo imprese individuali e vendendo la produzione del proprio lavoro: nuovi "artigiani" dei servizi alle imprese e al mercato, nei settori legati all'informatica, alla comunicazione, al sistema finanziario, al turismo. Questa realtà è in espansione nel Veneto, ma molti commentatori, a destra e a sinistra, ne hanno amplificato dimensioni e valenze, mentre la sua consistenza è limitata e il suo segno di classe, tutto sommato, abbastanza preciso. Si tratta di lavoratori autonomi che offrono su commissione prestazioni specialistiche più o meno intellettuali, con alterne fortune. Fra loro alcuni riescono ad emergere e a conquistare ruoli centrali di mediazione e di rappresentanza sociale, a fianco dei tradizionali notabili del ceto politico italiano e veneto: avvocati, medici, architetti, ingegneri che formano i "nuovi vecchi" notabili del ceto politico italiano e veneto.

6.CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA: I DUE POLI DELLA BORGHESIA VENETA

6.1 La fase di instabilità seguita al '92 ha visto il tentativo di imporre una logica bipolare al sistema politico italiano. Da diverse frazioni del capitale sono originati due blocchi socio-politici, con un'unica radice di fondo: la difesa del sistema capitalista, l'egemonia della borghesia all'interno della società italiana. Due blocchi differenti, anche se in parte sovrapposti, con diversi interessi e diversi progetti politici. La frammentazione di questi blocchi ha favorito l'emergere di derive bonapartiste, investendo "uomini (e donne) del destino" del compito di risolvere i contrasti interni. Un cesarismo che accomuna entrambi i poli, sul piano nazionale e locale: da Prodi a Berlusconi, da Galan a Cacciari, dalla Destro a Zanonato, da Fistarol a Gentilini.

6.2 Nelle elezioni regionali del 2000 Massimo Cacciari poneva al centro del proprio programma la modernizzazione del "modello veneto" attraverso "un progetto industriale collettivo, che sappia definire obiettivi strategici condivisi dal mondo dell'impresa, da quello sindacale, e dal sistema delle Pubbliche Amministrazioni". Questa politica, che comprendeva un forte sostegno alle imprese, sia diretto (finanziamenti) che indiretto (sistema dei trasporti e logistica), doveva essere realizzata da "una regione federale dotata di poteri istituzionali" e "chiamata a gestire l'autonomia finanziaria e fiscale". Un programma espressione di un blocco politico centrato sulle esigenze del grande capitale e di quello che abbiamo definito capitale emergente: infrastrutture efficienti, liberalizzazione dei mercati, veloce integrazione nella UE. Un programma che intende coinvolgere il piccolo capitale in crescita, la piccola borghesia di successo (nuovi professionisti, lavoratori autonomi), tecnici ed operai specializzati, alcuni settori centrali della classe.

6.3 I Democratici di Sinistra si sono posti al centro della costituzione del polo di centrosinistra. In Veneto sono radicati nelle province orientali, in particolare a Venezia e Padova: due città dove è più concentrata la classe operaia, ma anche e soprattutto la nuova borghesia dei servizi, il grande capitale delle imprese a rete e della logistica, quote rilevante di tecnici e professionisti del terziario, impiegati pubblici. In questi anni, infatti, i DS hanno cercato di tenere insieme il vecchio insediamento popolare ereditato dal PCI con il grande capitale, le imprese emergenti, il capitale privatizzato (in cui spesso sono direttamente presenti). Un partito "neodemocristiano", che ha voluto gestire la fase con una prospettiva interclassista: favorire l'egemonia del grande capitale nella borghesia, guidare la ristrutturazione dei distretti e delle piccole imprese, imporre nei sindacati e nella classe le scelte del capitale. La tensione fra diverse tendenze sta arrivando a mettere in gioco l'unità del partito, anche se la centralità di questa forza politica sta proprio nel ruolo di cerniera tra sindacato e padronato.

6.4 Da una parte si sta coagulando un ampio schieramento di forze, dal gruppo dirigente della Cgil ad Aprile, dal Pdci al manifesto: un'area che nel Veneto non è particolarmente forte, per la debolezza della Cgil e della sinistra interna al partito. I DS veneti, infatti, non ereditano dal PCI un significativo radicamento nella classe: la Regione ha sempre rappresentato uno dei principali bacini elettorali democristiani; i vecchi insediamenti operai sono stati fortemente ridimensionati; in alcune realtà, come a Padova, i DS hanno costruito un consenso persino più importante di quello del vecchio partito comunista. Queste forze puntano a costituire una soggettività socialdemocratica nel centrosinistra, mantenendo una rappresentanza di classe e mediando con il capitale un nuovo compromesso europeo. Un fronte in prima fila nel condurre le battaglie alle politiche del centrodestra, ma pronto a cedere davanti alle amministrazioni di centrosinistra: i limiti posti dalla borghesia possono essere contrattati, ma mai superati. Dalla privatizzazione delle municipalizzate alla gestione dei servizi sociali, dalla politica verso i migranti alle scelte urbanistiche, hanno dimostrato a Padova, Rovigo e Venezia la loro subordinazione agli interessi del capitale.

6.5 Dall'altra parte i DS hanno costruito solidi legami con una parte della borghesia. Nel Veneto il crollo della DC nel '92, in una fase in cui s'inaspriva il conflitto tra piccolo e grande capitale, ha aperto spazi politici inediti: il successo leghista ha offerto ai DS la possibilità di conquistare importanti enti locali (Comuni, Università, Consorzi, ecc). L'apparato del partito ha colto l'occasione di sostituire una classe dirigente spazzata via da Tangentopoli, spostandosi su posizioni liberali. La destra del PCI, che aveva già negli anni '80 stretto con il grande capitale un solido intreccio di posizioni politiche e interessi materiali, ha rafforzato il proprio ruolo, come ha reso evidente la recente elezione di De Piccoli a segretario regionale. Alcuni esponenti del mondo imprenditoriale, come Massimo Carraro, sono arrivati ad assumere importanti incarichi nel partito. Questi processi hanno portato i DS ad essere il partito più conseguentemente liberale nel panorama regionale, in prima fila nel difendere l'integrazione europea, le privatizzazioni, le controriforme del mercato del lavoro.

6.6 La Margherita si è recentemente costituita coagulando diversi gruppi politici e diversi interessi sociali. Da una parte ha coinvolto i circoli più federalisti del centrosinistra, gli amministratori del Movimento del nordest che intendevano offrire uno sbocco alla crisi della piccola e media impresa attraverso un nuovo protagonismo delle istituzioni locali ed un'ulteriore divisione della classe. Un personale politico, dai Costa ai Cacciari, irritato dalle scelte del governo Prodi, dalla scarsa attenzione ai distretti e alle esigenze infrastrutturali del nordest, dalle mediazioni interne all'Ulivo. Dall'altra il circuito politico cattolico, consolidato intorno al PPI, con importanti riferimenti nel mondo sindacale, nelle realtà della piccola borghesia industriale e contadina, nelle casse di risparmio e nelle banche di credito cooperativo. Un'organizzazione moderata, sensibile agli umori confindustriali, con un'attenzione alle contraddizioni e alla tenuta del tessuto sociale molto maggiore degli stessi DS. Un partito, la Margherita, sostanzialmente senza baricentro politico, costruito e tenuto insieme dalla volontà di aprire una concorrenza al progetto neodemocristiano dei DS,.

6.7 Nella realtà veneta i Verdi e i cosiddetti Centri sociali del nordest sono organizzazioni da qualche anno sovrapposte. Il gruppo dirigente storico dei Verdi è stato sostanzialmente emarginato, lasciando la gestione del partito all'area di Gianfranco Bettin (recentemente entrato nell'esecutivo nazionale). Il circuito dell'Autonomia Operaia veneta, esauritosi l'esperienza del Coordinamento Antinucleare Antimperialista (che raccoglieva i diversi spezzoni dell'Autonomia alla fine degli anni '80), ha stretto un rapporto con associazioni di area DS (Uds, Sinistra giovanile, Legambiente) e con il Prc (una sola moltitudine, a Venezia nel '97), sino ad approdare nel Movimento del nordest prima e nei Verdi poi grazie al raccordo con la corrente di Bettin. Dopo Genova ha aperto con i Giovani Comunisti l'esperienza dei Disobbedienti. Un'organizzazione politica articolata (Razzismo Stop, Radiosherwood, centri sociali, collettivi studenteschi, ADL-RDB, tute bianche), con un solido gruppo dirigente. Nei primi anni'90, parallelamente ai DS, ha dichiarato la propria fuoriuscita dal movimento comunista: il conflitto capitale lavoro è esaurito, il "lavoratore sociale" ha assunto il controllo della produzione; il dominio del capitale è politico, per questo è necessario costruire un fronte di tutti gli oppressi (la moltitudine). Un'organizzazione democratica radicale, oscillante tra movimentismo e opportunismo politico Da una parte antagonismo di piazza, enfatizzazione ed assolutizzazione delle lotte, eliminazione di qualunque obiettivo transitorio (il comunismo c'è già); dall'altro una politica concertativa con il centrosinistra, in cui "l'evacuazione dai luoghi del potere" delle "battaglie contro l'Impero" è segnata dall'occupazione (non simbolica né militante) degli assessorati, come mostrato dalla partecipazione in una delle giunte più "modernizzatici" della Regione, quella di Venezia. Un'organizzazione radicata tra i giovani, gli studenti, i precari, i tecnici ed i nuovi professionisti, concentrata in particolare tra Padova e Venezia. Un'area che, quando ha provato a costruirsi un spazio politico-elettorale autonomo, come alle amministrative di Padova (1999) e di Treviso (2002), ha ottenuto risultati ampiamente al di sotto delle aspettative.

6.8 Il centrodestra è un polo altrettanto composito, sia sul piano politico che su quello sociale. Un polo raccolto attrono al piccolo capitale colpito dall'integrazione europea, ai ceti di piccola e media borghesia in crisi (contadini, commercianti, laboratori e contoterzisti), a settori di medio e grande capitale in affanno, centrati sul mercato nazionale o sottoposti ai ricatti della subfornitura. Un polo che intende coinvolgere strati di proletariato e soprattutto sottoproletariato, stimolando le divisioni e i conflitti interni alla classe, innescando vecchie e nuove guerre fra poveri. Un blocco che ha in Veneto una solida maggioranza sociale e politica, costruita nella fascia pedemontana, nel Veneto occidentale, nella provincia industriale. Un blocco sostanzialmente paralizzato dalle sue contraddizioni interne, dal conflitto fra spinte liberiste e circuiti clientelari, fra le tendenze populiste e la ricerca di un rapporto con il grande capitale in grado di assicuragli maggiore stabilità politica e sociale.

6.9 In Forza Italia queste spinte convergono in un'unica organizzazione, tenuta insieme dal ruolo di primo partito della coalizione e dal Capo: Berlusconi a livello nazionale, il viceré Galan nel Veneto. Un partito con un consenso crescente, in grado di raccogliere il voto dell'intero spettro sociale della Casa delle libertà, ma in particolare la rappresentanza delle diverse frazioni della borghesia. Un partito costruito intorno alle tre province centrali del Veneto, dove si raccoglie il cuore dell'industria manifatturiera della regione: Verona, Padova e Vicenza. Un partito spaccato fra correnti sociali e circuiti politici difficilmente integrabili, spesso paralizzato nella sua vita politica interna e nell'azione di governo delle amministrazioni locali. Da una parte gruppi cattolici, da Comunione e Liberazione ai vecchi padrini delle correnti democristiane, da notabili locali a storiche famiglie della borghesia veneta: ambienti legati al vecchio sistema di potere regionale, al grande capitale e a circuiti strettamente clientelari. Dall'altra i nuovi circoli liberisti, collegati alla vecchia area socialista, vicini al capitale locale e nazionale, a molti imprenditori entrati in politica recentemente: circuiti che chiedono di accelerare le privatizzazioni, un consistente aiuto statale, un deciso attacco al sindacato e alla classe.

6.10 La Lega Nord raccoglie il consenso della piccola borghesia industriale, radicandosi nella provincia produttiva in cui è in grado di coinvolgere ampi strati di proletariato e sottoproletariato. Un partito tenuto insieme dal rifiuto dell'integrazione europea, dal populismo antimonopolista, dal razzismo e dalla discriminazione verso altri settori di classe. Un'area politicamente omogenea, ma sottoposta a forti tensioni dal successo dell'unione monetaria, dalle contraddizioni interne al suo blocco (tra imprenditori e classe, come sulla questione della manodopera migrante), dalle posizioni antioperaie del governo. Una difficoltà che è anche di consensi, resa evidente con le elezioni del 2001 e le amministrative del 2002: una significativa crescita delle forze autonomiste, con risultati importanti (intorno al 6/10%) in alcuni collegi "industriali" (basso vicentino. alta padovana), un processo di sfaldamento interno al partito, come mostrano le esperienze delle sue roccaforti, come Jesolo e Cittadella.

6.11 L'evidente paralisi di Forza Italia nell'amministrazione della Regione, l'impasse nella gestione di importanti città come Padova e Verona, lo spostamento dell'asse politico della Casa delle libertà intorno a Tremonti e Bossi ha negli ultimissimi anni riaperto uno spazio politico importante alle forze cattoliche del centrodestra. L'unificazione dei due partiti nell'UDC sta mostrando nel Veneto un primo successo, con il recupero di una credibilità politica, sociale ed elettorale. Un partito in grado di garantire una maggiore affidabilità europea al grande capitale, non ostacolando il processo di integrazione europea e garantendo solidi legami con il mondo sindacale. Una forza che anche nella realtà veneta si sta ponendo al centro dello scacchiere politico, attenta ai processi di scomposizione e ricomposizione dei poli.

6.12. AN è un partito ancora fortemente legato al ceto politico dell'MSI ed ai suoi gruppi sociali di riferimento: impiegati pubblici, commercianti, piccola borghesia cittadina. Un partito fortemente legato al suo passato, che ha bisogno di accreditarsi con i circoli della borghesia imprenditoriale. Un partito sottoposto ad un conflitto tra una destra europeista, più vicina agl'interessi confindustriali, ed una destra sociale, legata a lavoratori dipendenti, alla piccola borghesia ed anche a spinte più eversive del sottoproletariato. Un partito che nel Veneto è schiacciato tra il ruolo di primo attore di Forza Italia, la concorrenza della Lega nella piccola borghesia e quella dell'Udc con il grande capitale. Un partito con stretti contatti con forze neofasciste, da Forza Nuova agli altri, che navigano nel tessuto proletario cresciuto contro il monopolio e la forza lavoro migrante. Organizzazioni e soggetti non a caso legati anche ad alcuni settori della Lega Nord.

[ continua... ]

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