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Sì allo sciopero per arrivare a uno sciopero generale

volantino diffuso nei calzaturifici della riviera del Brenta

(29 Gennaio 2002)

Le quattro ore di sciopero indette dai sindacati confederali sono un momento importante. Partecipiamo compatti allo sciopero del 1° febbraio 2002, ma oggi occorre costruire lo sciopero generale.<

In pochi mesi il governo Berlusconi ha lavorato molto: ha lavorato contro diritti e salari dei lavoratori e delle lavoratrici. Vogliono abolire l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che tutela contro il licenziamento ingiustificato. Si continua ad attaccare le pensioni e si riducono i contributi previdenziali a carico delle aziende per i neo-assunti. Così si colpiscono i giovani togliendo loro diritti, tagliando le loro future pensioni e riducendo le risorse del sistema previdenziale pubblico.

Cgil, Cisl e Uil pensano che su alcuni punti si possa trattare insistendo sulla concertazione nonostante i risultati fortemente negativi di questi ultimi anni: oggi i lavoratori e le lavoratrici italiani hanno i salari più bassi dell'Unione Europea, ritmi di lavoro più alti del Giappone, flessibilità del lavoro come negli Stati Uniti, scarsa tutela su nocività e infortuni. L'articolo 18 non va sospeso ma esteso anche alle aziende con meno di 15 dipendenti.

Non si può continuare a far finta di non vedere che con il decentramento produttivo le aziende più grandi diminuiscono i dipendenti interni a favore dei laboratori esterni facendoli risultare come aziende artigiane. Così si escludono migliaia di lavoratori dai più elementari diritti come è avvenuto con l'Accordo territoriale: il premio è arrivato solo per 4.500 addetti su 13.000!

La Confindustria dice che l'eliminazione dell'articolo 18 permetterebbe alle piccole aziende di ingrandirsi assumendo lavoratori, ma se le piccole aziende non ampliano per paura di garantire i nostri diritti facciamo in modo che l'articolo 18 venga esteso a tutte le aziende così non vi saranno più corse al ribasso sulla nostra pelle. Estendere maggiori diritti per tutti è nell'interesse anche dei dipendenti delle grandi aziende perché così saranno meno ricattati. I diritti sono uguali per tutti i lavoratori e le lavoratrici italiani e stranieri, giovani e anziani.

I lavoratori e le lavoratrici immigrate sono in aumento specie nei posti di lavoro a basso salario e con pochi diritti. Essi poi soffrono anche nella ricerca di un'abitazione decente, costretti a pagare centinaia di migliaia di lire per topaie indecenti, arricchendo anche in questo modo il padronato. Difendere i loro diritti è anche la difesa dei nostri diritti. Non ci devono essere lavoratori e lavoratrici con diritti diversi!

Scioperiamo compatti contro lo sfruttamento dei padroni e contro le loro guerre. Ogni guerra è pagata sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici.

Fotocopiate e divulgate questo volantino soprattutto nei piccoli laboratori.

SCARPENOTIZIE
a cura del Coordinamento
delle lavoratrici e dei lavoratori
comunisti calzaturieri
della Riviera del Brenta

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