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Più lavoro, meno diritti: ecco la "rivoluzione" di Sarkozy

Contratto unico e "aggiramento" delle 35 ore

(22 Agosto 2007)

Dopo la schiacciante vittoria alle elezioni presidenziali francesi, vittoria che ha poi avuto conferma nei giorni successivi con le elezioni per l’Assemblea nazionale, il neo presidente Nicolas Sarkozy sta mettendo in atto le prime riforme che aveva promesso durante la campagna elettorale, con l’obiettivo di rilanciare, secondo i suoi intenti, la stagnante economia francese e di renderla più attraente per gli investimenti stranieri.

Negli ultimi anni la competitività della Francia non ha brillato, e sono in molti ad attribuire i risultati inferiori alle aspettative a un mercato del lavoro poco flessibile e poco favorevole alla crescita dell’occupazione. Di qui l’intenzione del nuovo presidente francese di mettere mano alla disciplina dei contratti di lavoro, nella convinzione che là risiedano le ragioni di una crescita e di un dinamismo economici non più all’altezza delle sfide globali.

Tra le misure annunciate, le principali riguardano la defiscalizzazione delle ore di lavoro straordinario e l’introduzione di un contratto di lavoro unico. L’Eliseo si avvale della stretta collaborazione di una squadra di sei consiglieri economici, chiamati dal presidente per assisterlo nella realizzazione di un vasto programma di riforme. Tra questi collaboratori, l’economista Michel Godet è l’ispiratore della defiscalizzazione delle ore di lavoro straordinario, misura destinata, nelle intenzioni, ad aumentare le ore lavorate e il potere d’acquisto dei lavoratori svuotando, di fatto, l’istituto delle “35 ore” senza tuttavia intaccarne la base giuridica e il significato simbolico.

Alcuni ritengono che questo provvedimento sia frutto di una scelta politicamente abile, in grado di soddisfare sia la classe imprenditoriale, beneficiata da un minore costo del lavoro, sia la classe lavoratrice, che vedrà aumentare così le proprie entrate; il tutto senza mettere in discussione un caposaldo del diritto del lavoro francese, le 35 ore, ed evitando così di innalzare la temperatura sociale del paese. Altri osservatori ritengono però che la defiscalizzazione delle ore straordinarie comporterà minori entrate per lo Stato e non incentiverà affatto le nuove assunzioni, in quanto si preferirà ricorrere, appunto, agli straordinari. Inoltre un provvedimento del genere rischierebbe di favorire gli abusi e le frodi: i datori di lavoro avranno infatti interesse ad “accordarsi” con i lavoratori per far passare come ore straordinarie defiscalizzate i normali aumenti di salario, i quali invece andrebbero regolarmente tassati, con il risultato di provocare un’ulteriore riduzione su larga scala delle entrate fiscali.
Per rispondere a queste critiche, Sarkozy afferma che l’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori, e conseguentemente dei consumi, in conseguenza della defiscalizzazione degli straordinari, sarà il motore della crescita economica e appianerà tutti i possibili effetti negativi. In esplicita contrapposizione con le 35 ore, lo slogan è “lavorare di più per guadagnare di più”.

L’altra “rivoluzionaria” proposta presentata da Sarkozy è l’introduzione di un contratto unico di lavoro, attraverso la riforma e il superamento di alcune delle tipologie di contratto presenti oggi, tra cui in primo luogo il contratto a tempo determinato e quello a tempo indeterminato. Questa proposta (non esattamente nuova, risale in effetti al 2004) è anch’essa frutto della squadra di economisti del presidente e prevede una flessibilità totale, in entrata e in uscita, con “adeguati contrappesi” in caso di perdita dell’occupazione, con meccanismi di ricollocamento dei licenziati e, soprattutto, una graduale crescita dei diritti dei lavoratori legati soprattutto all’anzianità. Facendo eco al dibattito sulla flexicurity che tiene banco in ambito europeo, il fine dichiarato è quello di offrire maggiore flessibilità ai datori di lavoro e favorire così le assunzioni. La riforma dovrebbe entrare in vigore entro l’autunno di quest’anno ma non ha ancora acquisito forma e contenuti definitivi.

L’argomento più forte a suo favore è lo stesso che si sente affermare in sede europea, e che ha trovato un’adeguata formulazione nel libro verde per la modernizzazione del diritto del lavoro: ridurre le differenze di diritti e di opportunità tra coloro che hanno un lavoro (i cosiddetti insider) e coloro che non ce l’hanno (outsider), attraverso il superamento di fatto della centralità del contratto di lavoro a tempo indeterminato e la diffusione di forme più “flessibili”, uguali per tutti. Un modo, secondo il presidente francese, anche per superare la barriera tra i privilegiati supertutelati e i lavoratori precari. Anche durante la campagna elettorale Sarkozy ha insistito molto su questo punto, sostenendo di voler uscire dal dibattito concentrato sull’alternativa tra contratto a tempo determinato o indeterminato attraverso l’introduzione di un contratto unico di lavoro, nel quale i diritti sociali e i diritti relativi alla protezione del posto di lavoro e all’indennizzazione aumentano con l’anzianità del salariato: si comincia da precari, con la prospettiva (o la speranza) di diventare col tempo dipendenti in forma più stabile.

È ancora vivo il ricordo delle massicce manifestazioni studentesche che nel 2006 hanno violentemente contestato e poi impedito l’introduzione del Cpe, il contratto di prima occupazione voluto proprio dal partito Ump presieduto da Sarkozy, che non offriva alcuna garanzia di mantenimento dell’impiego ai giovani neo assunti. Analogo al Cpe è il Cne (contratto di nuova occupazione), introdotto nell’agosto 2005 e limitato alle imprese con meno di 20 dipendenti, che permette di licenziare senza motivazione il lavoratore durante i primi due anni di contratto. Quando questi due contratti sono stati introdotti, sembrava che il dibattito sul contratto unico fosse ormai superato. Evidentemente non era così. In effetti è lo stesso ministro del Lavoro francese, Xavier Bertrand, ad affermare che il contratto unico “non costituirà un prolungamento del Cne” e comporterà un obbligo di motivazione del licenziamento, contrariamente, appunto, a quanto prevede il Cne.

Il ministro Bertrand, chiarendo che il nuovo contratto si applicherà solo ai contratti che saranno firmati in futuro e non avrà quindi effetto retroattivo, ha cercato di tenere le distanze e di differenziare in ogni modo la proposta del contratto unico da quella del Cne, che fu approvato dal governo de Villepin malgrado la netta opposizione dei sindacati, per evitare un’analoga levata di scudi. Bertrand è stato altrettanto esplicito nel ribadire che il nuovo contratto unico non ha l’obiettivo di superare il lavoro interinale e altre forme di contratto precarie, perché queste, per loro vocazione, “rispondono a una logica differente”. I negoziati con le parti sociali andranno avanti per tutta l’estate; se non si arriverà a un accordo il governo ha dichiarato che intende “assumersi le sue responsabilità”. Il significato è chiaro anche se è stata lasciata aperta la possibilità di qualche settimana supplementare di trattativa fino al prossimo dicembre. Il contratto unico, se sarà realizzato secondo gli auspici del governo, rappresenterà una vera e propria rivoluzione nel diritto del lavoro francese. Come ogni riforma sostanziale esercita un certo fascino su molti commentatori. Restano tuttavia molti dubbi sui vantaggi concreti che ne risulteranno per i lavoratori, nonché sulle prospettive che si apriranno per i disoccupati.

Andrea Albertazzi
(Rassegna Sindacale, luglio-agosto 2007)

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