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Sacco e Vanzetti: 23 agosto 1927. 80° anniversario della loro esecuzione

(22 Agosto 2007)

Il 23 agosto del 1927 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono uccisi sulla sedia elettrica nel penitenziario del Massachussetts con l’accusa di rapina al calzaturificio Slater and Morrill di Boston.

Durante il furto furono assassinati un sorvegliante e un cassiere. I tre processi, che precedettero le esecuzioni, tra evidenti incongruenze ed errori confermarono ingiustamente le accuse, nonostante le prove della loro estraneità ai fatti.
A nulla valsero le proteste contro la sentenza della Corte Americana da parte di comitati e dei tanti cittadini che chiedevanmo il loro scagionamento e proclamavano la loro innocenza.
Sacco e Vanzetti furono il capro espiatorio contro l’intolleranza e la discriminazione, molto diffusa all’epoca, verso gruppi anarchici e immigrati italiani. Un’accusa esclusivamente dettata da motivi razziali e politici.

Bartolomeo Vanzetti, nato nel 1888 a Villafalletto, in provincia di Cuneo e Nicola Sacco nato il 27 aprile 1891 a Torremaggiore nel foggiano sbarcorono negli Stati Uniti nei primi anni del ‘900. Erano gli anni del grande flusso emigratorio verso le americhe, dovuto alla crisi agraria italiana del 1880. Furono 9 milioni, tra il 1800 e il 1915, gli italiani che lasciarono la penisola in cerca di un futuro migliore. Gli Stati Uniti, in piena espansione capitalistica aprirono le frontiere e gli italiani ben presto furono oggetto di una radicale discriminazione etnica.

Anche le retribuzioni salariali erano caratterizzate da una forte componente razziale. I più pagati erano gli americani o i nord europei, seguiti dalla gente di colore e all’ultimo posto dai migranti italiani.

E’ in questo clima d’intolleranza che Sacco e Vanzetti si conobbero a Boston nel 1916, durante una riunione di anarchici e divennero amici inseparabili.

Fuggiti in Messico per evitare il servizio di leva rientrano negli Stati Uniti qualche mese dopo e iniziano a scrivere per il giornale anarchico - Cronaca sovversiva -. Il 5 maggio del 1920 vengono arrestati dopo il ritrovamento nei loro abiti di volantini anarchici e di armi da fuoco. L’accusa che li vide nel banco degli imputati fu quella di essere gli autori e gli omicidi di una rapina avvenuta pochi giorni prima al calzaturificio di Boston.

Il verdetto, dall’epilogo tragico, scosse l’opinione pubblica e l’episodio divenne ben presto espressione di ingiustizia e di discriminazione, tanto da diventarne un caso emblematico, tramandato ai posteri.

Nel ’77, dopo aver riaperto il caso, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis sentenziò ufficialmente l’innocenza di Sacco e Vanzetti riabilitandoli alla memoria storica.

Alessandro Ambrosin

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