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Veltroni e la 'sua' Africa

(1 Settembre 2007)

In tanti ricordano l'impegno di Walter Veltroni: lasciare la politica per occuparsi dell'Africa. Ora finalmente ha fatto il grande passo, iniziando dagli stranieri che puliscono i vetri ai semafori di Roma. Il Sindaco di Roma non ha perso tempo ed ha iniziato ad inseguire la moda "tolleranza zero". Intollerante con i palazzinari? Intolerrante con le multinazionali dell'acqua socie di ACEA? Intollerante con chi vuole la povertà fuori dal Raccordo Anulare? No. Walter la sua battaglia per la giustizia la vuole combattere dal basso, insegnando a quella orda di africani che si ostinano a vendere CD e a pulire i vetri che loro le regole le devono rispettare.

Ordine e pulizia, perbacco! Cerchiamo di immaginare il buon Walter lavorando per qualche ONG in Africa: il problema della sete? Perché prendersela con le grandi imprese che fanno business con l'acqua, spieghiamo ai poveri che devono bere meno. La fame? Dieta per tutti, e tanti campi di canna da zucchero per fare la benzina che ci fa respirare meglio (un'aria ecologista non guasta mai).La salute? File ordinate davanti ai pochissimi ospedali, e se mancano le medicine un bel sorriso per la TV.

La sua Africa, che oggi si chiama Italia, è questa: unire il rigore alla solidarietà, promette. Ma il primo provvedimento è quello di scatenare 80 vigili che sequestrano DVD (illegali, per carità, il nostro cinema va difeso!), secchi e spugne, detersivi. Alla solidarietà ci penserà dopo, quando avrà espulso definitivamente la povertà dal Raccordo Anulare, quando tutti gli zingari saranno chiusi nel mega campo lontano dagli occhi dei turisti e dei suoi amati VIP cinematografari, quando il centro di Roma avrà come residenti solo nuovi ricchi e politici che fanno affaroni comprando le case degli enti.

La solidarietà, nell'Africa di Veltroni, arriverà solo quando tutti i poveri staranno buoni e zitti, senza spugne in mano, senza chiedere l'elemosina, accettando con il capo chino lo status di spazzatura della Capitale.

Alla fine forse è meglio che Walter rimanga qui, che non vada in Africa, che continui a proporsi come leader buono. Dove c'è la sofferenza vera, dove si rischia di morire di fame e di sete, dove la disperazione uccide servono uomini e donne con coraggio ed altruismo. Teniamoci Walter, per favore, è il nostro dono a chi soffre.

LibLab
canisciolti

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