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(25 Aprile 2011) Enzo Apicella

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Contro le violenze fasciste

(19 Marzo 2007)

Volantino distribuito alla riuscita manifestazione di sabato a Lucca contro le ripetute violenze dei neofascisti.

L'escalation della violenza squadrista a Lucca ha da tempo oltrepassato ogni "livello di guardia".
Che ciò avvenga nella complice indifferenza di istituzioni e "forze dell'ordine" non è certo una novità. Sempre, i fascisti sono stati protetti dallo Stato che li ha usati e li usa come manovalanza da scagliare contro i suoi oppositori politici e sociali. Dunque, non sarà lo Stato a mettere fine alle violenze.

Da molte parti si chiede la messa "fuori legge" di Forza Nuova e di altre formazione neo-fasciste, appellandosi ad una Costituzione che mai è stata rispettata in ciò che di progressivo effettivamente conteneva. Il problema è che i neo-fascisti si possono (forse) mettere “fuori legge”, ma non si possono mettere “fuori dalla realtà” e quindi, con quella realtà, dobbiamo comunque fare i conti. Del resto, se anche i gruppi neo-fascisti fossero dichiarati illegali crediamo che questo basterebbe ad impedire loro di portare avanti le loro pratiche ?

E' chiaro che gli antifascisti - vorremo dire anche i "sinceri democratici", ma temiamo che ne siano rimasti ben pochi - hanno il dovere di proteggere la propria incolumità e quella di tutti coloro che sono vittime della violenza neo-fascista, difendendo la propria concreta agibilità con i mezzi a questo scopo indispensabili. E tali mezzi non possono essere (solo) quelli di appellarsi alle "forze dell'ordine" o alle istituzioni. Le "forze dell'ordine" e le istituzioni le abbiamo già viste all'opera molte volte: a Genova nel 2001, tanto per fare un solo esempio...

Il problema principale è togliere "agibilità politica" alle idee razziste, xenofobe, elitarie... che formano la sotto-cultura neo-fascista. Ma il dramma è quello che in una società in cui la competizione viene assunta come modalità di relazione tra gli individui, in cui gli immigrati vengono sbattuti in veri e propri lager o fatti lavorare alle peggiori condizioni, in cui l'omosessualità viene definita "contro natura", in cui la "guerra tra poveri" è fomentate ogni giorno per aumentare la ricchezza di pochi, in cui la guerra viene chiamata pace, in cui il diritto a resistere all’occupazione della propria terra viene chiamato terrorismo, in cui la violenza - in tutte le sue forme - è il “pane quotidiano”... le idee e le pratiche neo-fasciste trovano un terreno molto fertile e finiscono per rappresentare solo la forma più brutale e "sconveniente" dei valori dominanti (beninteso, promossi in modo bi-partizan dal centro-sinistra come dal centro-destra).

Quando le forze della cosiddetta "sinistra" appoggiano governi che colpiscono giovani e lavoratori con precarietà, ricatti e peggioramento delle condizioni di vita, quando organizzazioni che si definiscono "antifasciste" legittimano aggressioni come quella alla Jugoslavia, quando le missioni di guerra per difendere gli interessi economici "italici" vengono chiamate missioni di "pace", quando la retorica insopportabile della "italianità" (Ciampi, Napolitano) si combina con la beatificazione di mercenari e militari senza scrupoli definiti “eroi” o “i nostri ragazzi”, quando il revisionismo storico (e basti pensare all’infame montatura sulle foibe) unisce tutto, ripetiamo, tutto, lo schieramento parlamentare, quando leader della “sinistra” si presentano a chiacchierare amabilmente alle feste dei giovani di AN... diventa chiaro perché le idee neo-fasciste cominciano ad attecchire in modo preoccupante soprattutto in settori giovanili.

Per impedire la mobilitazione in senso reazionario di settori popolari e giovanili è indispensabile promuovere la loro mobilitazione in senso rivoluzionario.
Difficile ? Difficilissimo, ma è l'unica soluzione reale. Tutto il resto sono solo frasi. Se in Italia per decenni l'antifascismo ha avuto larga agibilità non è stato certo grazie alle manifestazioni di protesta o alle “petizioni morali”, ma solo e soltanto per la concreta azione condotta dai partigiani nella Resistenza.

Per sviluppare una prospettiva antifascista e antimperialista - di più, comunista e rivoluzionaria - è indispensabile contendere instancabilmente l'egemonia dei valori fondanti della società in cui viviamo - i valori del capitalismo moderno -, non certo proporre e riproporre all'infinito lo schema del "turarsi il naso" perché "altrimenti torna Berlusconi". Dunque, nessun antifascismo di facciata (quello per cui bisogna votare Prodi perché altrimenti vince Fini), nessun "pacifismo" opportunista (quello per cui le missioni in Afghanistan sono di guerra se le finanzia la destra e di “pace” se le finanzia la “sinistra”).

Solo la lotta coerente per la trasformazione rivoluzionaria dell'esistente saprà offrire a tanti giovani l'alternativa giusta.

Lucca, 17 marzo 2007, Toscana del nord

Laboratorio Marxista

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