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Obama e la Tunisia

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(16 Gennaio 2011) Enzo Apicella

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Adesione allo sciopero generale del 15 febbraio 2002

di un compagno lavoratore dell'università

(22 Gennaio 2002)

Come lavoratore dell'Università aderisco allo sciopero unitario del 15 febbraio 2002 per la difesa degli interessi immediati dei lavoratori italiani (difesa art 18, pensioni, sanità etc ), e contro la guerra imperialista, in particolare contro la partecipazione italiana alla guerra.

Finalmente, se non ho capito male, quello che si chiama il sindacalismo di base è riuscito a produrre una scadenza unitaria. Erano anni che ripetevamo in alcuni che è inutile proporsi di cambiare il mondo se non si riesce a produrre accordi di lotta efficaci tra le singole individualità organizzative di compagni, oltretutto ancorate a differenze risalenti a una fase di lotta superata. E' un effetto e insieme credo una riflessione su Genova. Quello che non si era riuscito a realizzare allora. (Ricordate? Cortei e scioperi separati! ) si riesce a progettare adesso.Vedremo il risultato. E' evidente comunque che qui (e non nelle smunte iniziative della "sinistra" sindacale tradizionale) si situa l'elemento dinamico e di prospettiva.

Già nel corteo per i lavoratori immigrati a Roma del 19 gennaio scorso si era registrata una significativa confluenza di Cobas e RDB. Significativo è anche il fatto che si inserisca nella piattaforma dello sciopero la lotta alla guerra come uno dei punti di rivendicazione. Avanza dunque la coscienza che, per difendersi dal mostro globale, bisogna realizzare un'unità amplissima, mai vista. Non un'unità ad ogni costo, ma un'unità basata su alcuni concetti molto semplici e discriminanti. Il mostro globale che produce guerra, sfruttamento, desertificazione, morte ha la sua origine, il suo cuore nella produzione, valorizzazione, nel lavoro complessivo, più esattamente nello sfruttamento capitalistico del lavoro. Solo dall'interno dei processi di lavoro può essere efficacemente contrastato e alla fine spazzato via in quella che sarà, oramai siamo in molti a vederla e volerla, la più grande ondata rivoluzionaria della storia dell'umanità. Siamo all'interno oramai di una nuova fase, i vecchi strumenti organizzativi vanno fusi in un nuovo amalgama da cui nasceranno gli organismi di resistenza e di liberazione. In alcuni processi (Argentina, Corea, Indonesia) cominciano a vedersi i prodromi dei nuovi organismi di massa. Corollario: le seconde e terze internazionali sono perdute per sempre con tutte le loro strategie e i loro compromessi. Non c'è nulla più da migliorare, salvare o da rifondare. Possiamo ben vedere, ad esempio, come evolvono i sindacati che si mantengono sulla vecchia linea. Essi stanno operando la trasformazione "sovietica" o Putiniana che dir si voglia, da sindacati si trasformano (maneggiando parti del salario stesse, i fondi pensione o previdenziali) in finanziarie, in padroni cioè della forza lavoro stessa e per mantenere il maltolto non esitano a convertirsi a dio e alle guerre. Sono il ferro di lancia dalle socialdemocrazie e democrazie tout court internazionali. Bisogna chiudere più in fretta possibile e per sempre con loro. Già nei decenni scorsi li abbiamo visti collaborare con la repressione e l'epurazione dalle fabbriche e dai posti di lavoro dei lavoratori più combattivi. Non vorremmo vederli collaborare con gli eserciti imperiali, magari spacciando le loro brigantesche imprese per "guerre umanitarie".

Settori non proprio esigui del lavoro vecchio e nuovo stanno prendendo coscienza di ciò. Un sacco di immigrati e giovani precari alzavano a Roma le bandiere dei Cobas e delle Rdb, di settori cioè di lavoratori organizzati che pur centrando la loro azione sulla difesa degli interessi immediati, hanno, come punto di riferimento ideale, la liberazione del lavoro salariato attraverso la lotta e non il "miglioramento" dell'attuale società, vale a dire meglio la carriera e il successo individuale e di elite dei sindacalisti.

Alla luce di quanto sopra affermato non sarebbe male se nei posti di lavoro e soprattutto nelle città, nei paesi, nei quartieri si realizzasse qualche prima assemblea unitaria (i plenarios di Buenos Aires ) per spiegare le ragioni dello sciopero, per solidarietà ai palestinesi, ai lavoratori argentini e a tutti gli altri sotto massacro imperialista. Da una ripresa della discussione territoriale comune possono uscire delle idee e dei percorsi capaci di radicare, di dar gambe e cervelli alla nuova fase.

f. di soccorsopopolare-pd

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