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    Dal “prendersi cura” a “controllare e reprimere”

    Giovedì, 23 Settembre 2021 ore 21.00

    Presso il Circolo ARCI Magazzino Parallelo via Genova, 70 Cesena (FC)

    Dal “prendersi cura” a “controllare e reprimere”,
    Dallo “Stato che assiste” allo “Stato che incatena”:
    No al Green Pass!

    Assemblea
    Presso il Circolo ARCI Magazzino Parallelo

    Se la cocente sconfitta dell'imperialismo USA e dei suoi “soci di minoranza” (Italia compresa) in Afghanistan ci ha ricordato l'esistenza di un “fronte esterno”, l'esplosione del Covid, innestata a una situazione di crisi precedente, ha
    fornito una ghiotta occasione alle classi dominanti e ai suoi esecutivi per inasprire le politiche di ristrutturazione sociale e del mondo del lavoro sul “fronte interno”.
    E così, legislatura dopo legislatura, ci siamo ritrovati di fronte a una restrizione sempre più marcata degli spazi di libertà sociali, sindacali e politici.
    Le recenti misure, dietro il pretesto di contenimento del COVID, sono il condensato della filosofia che ha ispirato le politiche neo-liberiste di questi anni. Proprio nello smantellamento progressivo della sanità pubblica ha trovato uno dei
    suoi punti cardine, rivelando, di fronte alla pandemia, tutta la sua fragilità e inadeguatezza con esiti drammatici.
    Questa è la sintesi di ciò che è avvenuto in uno spazio di tempo relativamente breve a ridosso e dopo il COVID: il decreto Salvini, i disegni in discussione di nuove leggi anti-sciopero, l'utilizzo di agenzie private di squadre di picchiatori contro i lavoratori in sciopero (vedi la logistica). Parallelamente un controllo sociale sempre più stretto e
    invasivo, anche in previsione di un impoverimento di settori significativi di ceto medio e la crescita esponenziale di essere umani considerati “inutili”, destinati a vivere nel sistema dell'incertezza, senza alcuna prospettiva se non quella
    di dormire sotto i ponti, nutrirsi alla Caritas o vivere di espedienti in una società blindata.
    Un controllo che passa attraverso una presenza sempre più massiccia di militari e poliziotti nelle strade, telecamere ovunque, coprifuoco, i droni sulle spiagge, sanzioni amministrative, dispositivi elettronici, GPS, badges, un generale della NATO a capo dell'emergenza sanitaria, digitalizzazione dei documenti, la riforma della giustizia e, da ultimo, il “green pass”, il cui campo di applicazione ora viene esteso anche sui luoghi di lavoro con il sostegno di Confindustria.
    Strumento di ricatto, di divisione e contrapposizione fra i lavoratori.
    In questo contesto non possiamo che sentirci distanti e contrari da/a tutta quella sinistra, anche antagonista, che di fronte a provvedimenti come il lasciapassare verde e l'obbligo vaccinale cerca goffamente di giustificarli nascondendosi dietro
    il paravento della “neutralità della scienza” e, peggio ancora, delle “esigenze generali della società”. Quella capitalistica per intenderci.
    Non vedendo, o facendo finta di non vedere, che misure simili sono parte integrante di una svolta epocale voluta dal capitale all'attacco, non solo dei lavoratori, ma anche all'umanità intera ed al pianeta nel tentativo di plasmare/rapinare/sfruttare ulteriormente, ridurre la vita a mera merce.
    Niente a che vedere con pericolose e sospette fantasie di alcuni settori su presunti complotti sanitari di “capitalisti cattivi” o “giudaico-massonici”.
    Per essere chiari: il “complotto” è il capitalismo stesso nella sua forma moderna che si sovrappone agli stati e controlla le organizzazioni mondiali.
    La portata di questo attacco, che ha radici ultra-decennali, rivela la quota di investimenti “pubblici” destinata a sostenere piani di regolamentazione, che non mostra segni di diminuzione ma è destinata a fini differenti: i costi sono
    dirottati dal “prendersi cura” al “controllare e reprimere”, dallo “Stato che assiste” allo “Stato che incatena”. Tutto questo ci pone di fronte a un salto di qualità che trova negli Stati imperialisti, al servizio del capitale multinazionale, il braccio esecutore per imporre questi nuovi assetti di “ingegneria sociale”. Assetti che ci espongono al baratro di un cammino irreversibile, per ora solo intuito o inesplorato, che espone l'intera umanità a rischi e pericoli spaventosi.
    Il nostro problema è di come impedire che questo progetto sia attuato, e questo configurerà l'agenda politica di tutti i rivoluzionari nel prossimo futuro. Altrimenti potrebbe non esserci più un futuro da forgiare perché non ci saranno più
    esseri umani in grado di farlo.
    A partire da questi presupposti proponiamo un momento di confronto collettivo su queste tematiche con il fine non solo di fare una “chiacchierata” sui destini del mondo ma cercando di individuare, fin da subito, possibili terreni di azione comune per la costruzione di un ampio movimento contro le manovre liberticide, un movimento che si qualifichi per le lotte per una sanità pubblica territoriale che sia anche di prevenzione, attenzione nella cura delle persone e ripristino dei territori ed ambiente, che dice no alle privatizzazioni e ai tagli; che di no alla nocività e ai licenziamenti sui posti di lavoro.
    Superando questa dicotomia artificiosa “novax-sivax” di chi vorrebbe creare contrapposizioni partendo da una presa di posizione netta e chiara contro il “green pass” per quello che è realmente e per quello che rappresenta.
    Non vogliamo il green pass! Vogliamo salute, reddito e libertà!
    Compagne e compagni per la ricomposizione

     

    Organizza: Compagne e compagni per la ricomposizione (diffuso da Red Ghost)

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