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SINDACATO E PARTITO

(3 Marzo 2010)

Oggi, paradossalmente assistiamo, ad una situazione politica inconsueta. Le uniche lotte sociali in questa situazione di attacco frontale del capitale alle condizioni di vita della classe operaia e del proletariato sostenuto da un governo reazionario, sono quelle promosse dal sindacato sia quello confederale e maggiormente da quello autonomo, cobas ecc.

Sappiamo qual'è il ruolo del sindacato e la sua funzione vertenziale di mediazione tra padronato e classe operaia. Oggi, alla vigilia del Congresso della CGIL si gioca una partita importante che potrebbe prefigurare una svolta politica al suo interno vivacizzando la linea sindacale che potrebbe coinvolgere anche i movimenti autonomi. È indubbio che in questo momento la classe operaia sta attraversando un periodo molto difficile. Con il duro attacco da parte del capitale, anche l'unione sindacale confederale è saltata (questo potrebbe essere un bene). Del resto non poteva essere altrimenti mancando riferimenti politici forti. A fronte di questo attacco non restava altro al sindacato istituzionale che ripiegare su se stesso e seguire obbligatoriamente la via della burocratizzazione sociale sperando di conservare almeno l'esistente per non incappare in trattative traumatiche. Se questa è la situazione drammatica che sta attraversando la classe operaia come se ne esce per ribaltare questa realtà devastante? Arrivati a questo punto con questa situazione scoraggiante è necessario ribadire per chi l'avesse dimenticato che, senza un partito rivoluzionario non può esserci un sindacato rivoluzionario. Infatti, come il sindacalismo ha bisogno del partito rivoluzionario, così il partito rivoluzionario ha bisogno del sindacalismo. Il sindacato quindi, rappresenta la tattica dell'azione del partito all'interno della classe operaia, mentre la strategia rimane di sua competenza. Allora, come mai non si realizza questa condizione? Le avanguardie comuniste hanno oggi tutti gli strumenti teorici e pratici per capire la realtà (come diceva Lenin), necessaria a consentire la creazione del partito comunista. Vista la situazione non si può fare a meno di affermare che qui occorre una grande provocazione e cioè: Tutti i vertici della sinistra più o meno istituzionali e tutti gli intelletuali di sinistra, in realtà hanno una paura folle dell'affermarsi del Comunismo. Ecco perché, tutti i vertici della cosidetta sinistra alternativa (a chi?) nonché tutti gli gli intellettuali responsabili di questo disastro politico mai verificatosi nella storia della lotta di classe, devono, devono andarsene e rinunciare a tutti i loro ruoli politici umilmente. Farsi da parte e fare un enorme passo indietro. Perché di sicuro, essi non costruiranno mai un partito comunista degno di questo nome. E allora? Questa è la risposta. Alla vera Base comunista, spetta il compito di riprendere nelle sue mani il filo rosso dell'organizzazione. I segretari di ogni sezione, circolo associazione ecc. devono imporre un ordine del giorno a tutte le avanguardie che preveda la costruzione del partito. Chi si oppone va severamente punito. Solo in questo modo è possibile iniziare una lunga marcia in grado di fermare questa deriva soffocante e distruttiva. Non si deve aver paura di una situazione transitoria di dominio del capitale che oggi si sta godendo, ma che finirà con la sua rovina. Anche il sindacato di classe è oggi confuso; rimarrà tale finché all'orizzonte non si vedrà apparire il vessillo del partito rivoluzionario. Dopo queste poche note, il dibattito è aperto.

P.S. Si potrebbe fare un sacco di nomi dei vertici politici e degli intellettuali. Ognuno sa chi sono anche se non viene mai detto ma solo pensato.

armando penzo

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