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Rete del 28 aprile per l'indipendenza e la democrazia sindacale

(549 notizie dal 25 Luglio 2003 al 13 Febbraio 2019)

Il 28 aprile del 2005 alcune decine di sindacalisti e sindacaliste della Cgil si sono incontrati per discutere della necessità di far cambiare linea alla Cgil e a tutto il sindacalismo confederale.

Questa prima riunione ha dato il via all’attività del gruppo di compagne e compagni che, per questa semplice ragione, si sono chiamati “Rete28Aprile per l’indipendenza e la democrazia sindacale”.

Il termine rete sta ad indicare la necessità di costruire nuovi legami tra tutte e tutti coloro che intendono battersi perché il sindacato fronteggi ovunque l’attacco continuo ai diritti, al salario, alle condizioni di lavoro. L’indipendenza sta ad affermare la necessità che il sindacato sia libero, non solo dall’egemonia delle imprese e del mercato, ma anche da ogni collateralismo con gli schieramenti politici e, soprattutto, da ogni subalternità verso i governi. Abbiamo articolato il significato da noi dato all’indipendenza sindacale nella frase: “il sindacato può avere governi nemici, ma non deve avere governi amici”.

La democrazia sindacale, infine, è la ragione stessa della lotta politica che abbiamo intrapreso nella Cgil. Gli anni della concertazione, degli accordi centralizzati, della moderazione salariale, dell’accettazione della flessibilità, hanno prodotto una pratica sindacale nella quale il protagonismo e il potere decisionale delle lavoratrici e dei lavoratori si è sempre più ridotto. A volte sono stati gli accordi separati a rendere drammatica questa caduta della democrazia sindacale, ma altre volte anche la pratica unitaria tra Cgil, Cisl e Uil ha prodotto piattaforme, accordi, scelte che non sono maturate con la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori interessati e a volte non sono state neppure sottoposte a una reale e rigorosa consultazione democratica.

In questi anni la Rete28Aprile si è progressivamente estesa nella Cgil proponendo rigorosamente un punto di vista critico sulle scelte sindacali che ruotavano attorno alla politica della concertazione. Quando ci siamo riuniti la prima volta, nel 2005, era al governo Silvio Berlusconi. Allora si presagiva la crisi della destra e la possibilità di un governo di centro-sinistra. Il nostro impegno allora fu quello di sostenere che la Cgil non poteva farsi assorbire dalle logiche del “governo amico”, ove fosse tornato il centro-sinistra alla guida del paese. Nei due anni, assai critici, del governo Prodi la nostra voce, assieme ad altre voci e critiche della Cgil, in particolare nella Fiom, ha con forza rivendicato la necessità di contrastare la politica economica moderata del governo e il logoramento dei diritti sindacali che, anche con il governo di centro-sinistra continuava.

Abbiamo giudicato criticamente il Protocollo del Welfare del 2007 e ci siamo battuti per il no nella successiva consultazione. Sono stati momenti difficili ed anche aspri nella vita interna del principale sindacato italiano, nei quali a volte è sembrato che la nostra presenza non fosse più accettata. Abbiamo retto e, purtroppo, i fatti ci hanno dato ragione. Gli errori e le contraddizioni e le politiche del centro-sinistra, la debolezza dell’iniziativa sindacale durante i due anni del governo Prodi, hanno portato alla crisi drammatica di speranze e di fiducia nel mondo del lavoro, nella quale è riemersa, ancora più aggressivo e arrogante di prima, la destra di Berlusconi.

La nuova situazione, l’attacco brutale ai diritti e alla contrattazione, il riemergere della politica degli accordi separati, la rottura dell’unità con Cisl e Uil, hanno portato la Cgil su un terreno di conflitto diverso dal recente passato. Noi abbiamo sostenuto questa scelta, ma siamo sempre più consapevoli che essa non sia sufficiente. La crisi economica mondiale, l’attacco ai diritti, l’attacco al salario, l’autoritarismo crescente, sia nei rapporti di lavoro sia in tutta la società, le spinte razziste e xenofobe che vengono usate da chi governa per alimentare la guerra tra i poveri, ci fanno dire che senza una piattaforma e una pratica di conflitto radicale il movimento sindacale può solo essere assorbito nelle pratiche e nelle logiche del potere economico e politico. Per questo ci prepariamo a un forte impegno nel prossimo congresso della Cgil perché gli iscritti siano posti di fronte a precise e reali alternative di linea. Per noi la fase della concertazione, del sindacalismo di vertice e istituzionale, del moderatismo è definitivamente conclusa. Gli accordi separati e la rottura con Cisl e Uil non possono essere intesi come una parentesi dalla quale uscire alla bell’e meglio, per ritornare alle politiche precedenti. O si sceglie una linea di aziendalismo, collaborazione con l’impresa, accettazione del mercato e flessibilità fino alle estreme conseguenze, oppure si combatte tutto questo con la ricostruzione del sindacalismo antagonista e democratico che abbia al proprio centro la solidarietà e la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Per tutte queste ragioni, l’impegno della Rete28Aprile è ancora più necessario oggi. Di fronte al bivio che si presenta per la Cgil, noi ci stiamo organizzando per far sì che il più grande e il più antico sindacato italiano scelga la strada giusta per ricostruire nella crisi il potere e i diritti del lavoro.

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