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Proseguire nella lotta!

Tutti in piazza a Roma il 13 febbraio con gli operai metalmeccanici

(23 Gennaio 2009)

I morsi della crisi capitalista affondano nella carne del proletariato. Nello scorso dicembre la CIG ordinaria è aumentata di oltre il 500%. Per chi non ha ammortizzatori sociali fioccano lettere di licenziamento e mobilità. Il numero dei senza lavoro, dei senza salario, dei senza tetto, di quelli che non hanno più i soldi per curarsi o per riscaldarsi aumenta. E il peggio deve ancora arrivare.

Contro i devastanti effetti della crisi nello scorso autunno si è sollevata una grande ondata di lotte, culminata nelle manifestazioni contro la legge Gelmini e nello sciopero generale del 12 dicembre. Milioni di operai, lavoratori, studenti, disoccupati sono scesi in piazza al grido “noi la crisi non la paghiamo”.

Il governo Berlusconi va però nella direzione opposta: scaricare tutte le conseguenze della crisi sulle spalle della classe operaia e delle masse popolari, per tutelare privilegi e ricchezze di una minoranza insaziabile e corrotta.

Dopo aver tagliato la spesa sociale e aver concesso a padroni e banchieri sgravi e sovvenzioni per decine di miliardi di euro (tratti dai fondi pubblici), il comitato d’affari di Palazzo Chigi vuol proseguire nel programma di smantellamento delle conquiste sociali: distruzione dei contratti nazionali, taglio dei salari con il pretesto della settimana corta, innalzamento dell’età pensionabile delle donne, etc. Tutto ciò con la collaborazione dei capi dei sindacati “complici” che, in cambio degli “enti bilaterali” firmano accordi separati volti a dividere il movimento operaio.

I temporeggiamenti che Berlusconi è stato costretto ad adottare sotto la pressione delle lotte non devono trarci in inganno. La classe dominante non può né comprendere né offrire soluzioni ai problemi delle masse lavoratrici; difatti nessuna misura a loro favore è stata presa, solo truffe ed elemosine.

La verità è che a colpi di decreti legge e voti di fiducia, con le modifiche alla Costituzione e il monopolio dell’informazione, con il controllo del Parlamento e della magistratura – e grazie ad un’opposizione borghese imbelle e disgregata - si fa strada il progetto politico di trasformazione reazionaria seguito dal piduista Berlusconi e ben accetto ai gruppi oligarchici, al Vaticano, alla Mafia. Sono queste le forze che puntano a realizzare un regime autoritario che garantisca al capitale finanziario profitti e rendite, privilegi e pace sociale, malgrado la crisi e durante la crisi. Ponendo così le premesse di conflitti sociali sempre più acuti.

La mobilitazione di massa dei lavoratori deve dunque essere continuata, ampliata e resa più determinata!

Il prossimo 13 febbraio i metalmeccanici della FIOM hanno deciso di scioperare e manifestare a Roma, assieme ai dipendenti pubblici, per difendere i CCNL e i diritti, per respingere la politica di divisione ed isolamento dei reparti più combattivi dei lavoratori perseguita da governo e Confindustria.

Si tratta di un significativo passaggio della mobilitazione di classe che va valorizzato e sostenuto con la più ampia partecipazione di tutti i settori colpiti dalla crisi (dalle altre categorie operaie ai lavoratori dei trasporti, dalla scuola all’università, dai precari ai disoccupati, ai migranti, etc.), dei sindacati e degli organismi popolari che si oppongono ai diktat dei capitalisti e del loro governo, di tutti coloro che vogliono resistere all’attacco alle condizioni di vita e di lavoro.

Non possiamo fermarci, né limitarci ad alcune categorie! Dobbiamo fare del 13 febbraio un’altra giornata di energica e vasta mobilitazione nella quale spingere alla lotta le masse sfruttate, AVANZARE CON IL FRONTE UNICO ANTICAPITALISTA, rigettando in blocco la politica dei monopoli capitalisti, la passività dei liberal-riformisti e il tradimento dei vertici sindacali collaborazionisti.

Con lo sciopero vanno sostenute rivendicazioni parziali, fra le quali:

Blocco totale dei licenziamenti. Aumento dei salari reali. Estensione a tutti i lavoratori degli ammortizzatori sociali. Abolizione del precariato. Detassazione del salario. Imposte fortemente progressive su redditi, profitti, rendite e patrimoni. Recupero dell’evasione e delle frodi fiscali. Abolizione dei privilegi di parlamentari, amministratori, manager e burocrati. Soppressione dei finanziamenti al Vaticano e alle scuole private. Ritiro truppe all’estero e cancellazione finanziamenti alle basi USA-NATO. Reddito sociale ai disoccupati a spese dei padroni e dello stato. Diritto di cittadinanza per i migranti.

Solo con l’unità di lotta delle più larghe masse sotto la direzione della classe operaia si potranno ottenere miglioramenti e battere il governo Berlusconi. Un’unità che si deve concretizzare in organismi di classe, a cominciare dalle fabbriche, ed esprimersi nell’azione comune contro il potere capitalista, PER APRIRE LA STRADA AD UN GOVERNO OPERAIO che non s’inchini all’altare del profitto, ma sia deciso a porre fine alle ingiustizie e alle violenze di questo barbaro sistema.

Ampi settori di lavoratori, di giovani, impegnati nella lotta vedono infatti che, nonostante la ricchezza creata dal lavoro cresca, viene loro negato tutto, compreso il futuro, e pertanto giungono alla conclusione che "è un problema di società".

Vogliamo approfondire questa considerazione, affermando che la questione di fondo che la crisi pone è che bisogna abolire un sistema anacronistico, basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio, sullo sfruttamento e la concorrenza spietata dei lavoratori, su uno stato al servizio esclusivo delle classi possidenti, sul dominio e il saccheggio dei popoli oppressi, come ad es. i palestinesi.

E’ necessario un altro sistema, che assicuri lavoro e sicurezza sociale a tutti. Fabbriche, banche, aziende commerciali, agricole e di trasporti, devono essere di proprietà di tutta la collettività, non di un pugno di sfruttatori, ed essere gestite secondo un piano economico sotto il predominio politico e il controllo del proletariato. QUESTO SISTEMA SI CHIAMA SOCIALISMO, uno stadio qualitativamente differente e superiore al capitalismo.

Per conquistarlo è indispensabile la lotta politica rivoluzionaria da parte della classe operaia e dei suoi alleati, condotta grazie al partito comunista, strumento di direzione, organizzazione e lotta, basato sul marxismo-leninismo.

Perciò chiamiamo tutti i comunisti, i sinceri rivoluzionari e i lavoratori coscienti a compiere i passi necessari per rendere più vicina la sua ricostruzione, rompendo decisamente con l’opportunismo e rafforzando le nostre posizioni.

UNIAMOCI CONTRO IL CAPITALISMO!
FACCIAMO PAGARE LA CRISI A CHI L’HA CAUSATA!
VIA DAL POTERE BERLUSCONI E I SUOI COMPLICI!
LA CLASSE OPERAIA DEVE GOVERNARE!


21 gennaio 2009
(88° anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia – Sezione della Terza Internazionale comunista)

Piattaforma Comunista

Fonte

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