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Governo Renzi: se piove di quel che..tuona!!

(21 Febbraio 2014)

govrenzi

Il governo Renzi appena insediato attaccherà i\le dipendenti pubblici e la Pubblica amministrazione nascondendosi dietro ad un falso problema: la lotta alla burocrazia in nome della “semplificazione”. Si tratta del solito argomento strumentale usato ad arte per ampliare gli spazi di azione necessari alle scorribande di certa politica, al resto pensano le pressioni di lobbies miranti a distruggere ogni forma di controllo democratico e la stessa capacità di programmazione e gestione funzionale dei servizi pubblici.

In questi anni la burocrazia è aumentata per scellerate scelte della politica, e lo stesso discorso vale per le incombenze, i carichi di lavoro dei\lle dipendenti e i contratti fermi da anni e a salari bloccati, condizioni che con il tanto declamato “benessere organizzativo” non hanno nulla da spartire.

Anzi l’ obiettivo è l’opposto, quello di ingenerare in chi lavora nel pubblico una sensazione di incertezza, di sfiducia, di rassegnazione, creando un clima di inutilità nel quale sia più facile agire anche sul piano di una drastica diminuzione delle tutele a partire dai tagli salariali in nome dell’ austerità.

Se esistono 21 mila leggi statali la responsabilità non è certo dei cittadini e del dipendente pubblico, in quanto ciascun governo, per rispondere alle pressioni di gruppi di potere economico finanziario piega, con regole su misura a questi interessi, l’ interesse generale, fregandosene dei principi di imparzialità e del buon andamento della Pubblica Amministrazione sanciti dalla Costituzione.

D’ altronde ciò che farà Renzi, non sarà diverso da ciò che ha fatto al Comune di Firenze.

Non impegnerà certo la propria immagine costruita per difendere gli interessi di chi lavora nel pubblico impiego, per tutelarne gli spazi di autonomia operativa dalla politica che invece sono il primo presupposto di efficacia di qualsiasi servizio pubblico.

Siamo invece convinti che il Presidente del Consiglio incaricato appartiene a quella nuova classe politica di ex Sindaci eletti direttamente e che si sente pervasa di potere “unipersonale e infinito di origine divina”, e che si è formata nei comuni considerando il dipendente pubblico quasi un nemico, ogniqualvolta non si sottometta in silenzio ai voleri della politica divenendo strumento per i fini di questa.

Emblematico è il comportamento pilatesco svolto nella vicenda del “fondo del salario accessorio del Comune di Firenze”, con il quale si è lasciato il salario dei dipendenti comunali in balia degli attacchi della Corte dei Conti. Con il Governo Renzi si creeranno le condizioni per provvedimenti legislativi di taglio sostanzioso ai salari secondo il modello greco, magari lasciando al Ministero dell’ Economia e Finanze ( braccio operativo della troika europea) il lavoro sporco, creando un clima di “terrore” per impedire la crescita di una coscienza collettiva dei lavoratori pubblici in grado di rispondere a questo attacco sostenendo un vasto conflitto sociale.

Ma quali sono le proposte Renzi?

dirigenti part time
La risposta è semplice! Un dirigente a tempo è ricattabile, se vuole restare al proprio posto deve sottostare ai programmi di mandato dei Sindaci. Insomma dopo anni spesi a parlare di autonomia della gestione amministrazione dalla politica si torna a prima di Tangentopoli con dirigenti controllati e ricattabili, disposti a non creare problemi agli amministratori. Fra l’ altro questa volta i politici si sono premuniti per tempo con regole a loro ulteriore tutela per evitare le “patrie galere”. Non assumono e non firmano più atti di gestione, compiti della Dirigenza e dei Responsabili, per cui le conseguenze sono esclusivamente a carico di questi. D’ altronde certa politica che Renzi rappresenta ragiona da casta non giudicabile se non da se stessa. Ne sono un esempio i codici di comportamento dei dipendenti pubblici, allorché nell’ affrontare e identificare gli spazi dove sono maggiori i tentativi/rischi di corruzione, si escludono a priori quelli indotti da parte della politica per effetto di certe nomine e incarichi fiduciali attribuiti, e del sistema di potere che da essi deriva.

semplificazione delle norme diritto del lavoro (primi 3 anni con il licenziamento facile e sempre a portata di mano ma non solo)
L’ obiettivo che persegue con il “job act” non è quello di aumentare i diritti e le tutele contrattuali per chi le ha ridotte o non ne ha ( precari lavoratori a termine o in somministrazione, falsi lavoratori a progetto, disoccupati, inoccupati) ma di ridurle sistematicamente a tutti.

Per far questo si alimenta un conflitto generazionale per dividere il mondo del lavoro, e dopo al fine di mitigarne gli effetti si invoca la necessità di un duplice mercato del lavoro.

La struttura portante di questo disegno e il contratto unico con l’ obiettivo di separare la fase di inserimento ( durata tre anni) da quella successiva di certezza e stabilità occupazionale.

Di fatto, al di là dell’ enfasi mediatica che circonda la proposta, si tratta:
- della cancellazione dell’ art. 18 dello Statuto dei lavoratori per i primi tre anni, nel corso dei quali gli imprenditori godrebbero di notevoli esenzioni contributive i cui costi ovviamente sarebbero sostenuti dalle casse pubbliche;
- del superamento della contrattazione collettiva specifica di settore per arrivare ad un contratto unico, al fine di poter applicare un medesimo sussidio di disoccupazione ( in luogo dell’ attuale integrazione al reddito) la cui erogazione sarebbe vincolata a percorsi di formazione.

Non è neppure ancora chiaro se la garanzia di un “reddito minimo” di cui si parla è preordinata ad importare l’ esperienza dei “mini job” secondo il modello tedesco, per cui chi fruisce di sussidi/redditi minimi pubblici debba accettare, fino alla concorrenza dello stesso, qualsiasi offerta di lavoro a prescindere dalla riduzione del trattamento economico e dei livelli di tutele.

Quali siano le reali intenzioni di Renzi trova eco nei giudizi positivi espressi dalle controparti padronali e soprattutto da Confindustria, che ha plaudito i contenuti del “job act” essendo da sempre molto interessata a sfruttare sopratutto le nuove generazioni, per abbassare il costo del lavoro e con la possibilità di licenziare.

Questo è infatti il vero rischio insito nella proposta renziana, reazionaria e conservatrice, anche animata dall’ ambizione di far divenire il Governo l’ interlocutore ( o il portavoce? ) diretto dei datori di lavoro escludendo così qualsiasi spazio di contrasto da parte dei lavoratori organizzati nel Sindacato, soprattutto di quello capace di saldare con coerenza conflitto sociale e azione politica.

L’ accordo sulle rappresentanze sottoscritto dalle confederazioni CGIL CISL UIL con Confidustria è parte integrante del progetto portato avanti da Renzi, con sanzioni a chi si ribella all’interno di relazioni sindacali che non lasciano spazio al dissenso e men che mai al conflitto salariale.

Anche l’ eliminazione di decine di contratti collettivi per ricondurli a un unico contratto, non deve essere letta in funzione della riaffermazione dell’ unicità e centralità del contratto collettivo nazionale, ma bensì per creare le possibilità di assumere e sfruttare forza lavoro per tre anni con il miraggio della “stabilità occupazionale”, con la possibilità di licenziare senza particolari motivazioni e cosi’ escludere personale non più gradito magari discriminandolo per effetto dell’ appartenenza e della militanza politico sindacale.

sistema previdenziale
La rincorsa sistematica all’ abbattimento del costo del lavoro, inteso solo come riduzione di salario nei disegni di Renzi, non risparmierà neppure l’ utilizzo del sistema previdenziale.

Non è da escludersi infatti che la riproposizione delle norme vigenti in materia prima della riforma Fornero, non sia finalizzato a riconoscere diritti acquisiti ingiustamente negati, ma bensì ad una strumentale azione di consenso finalizzata:
- alla diminuzione della spesa previdenziale consentendo di andare in pensione con cospicue penalizzazioni.
- alla conseguente possibilità di riassunzione parziale di giovani disoccupati ( di cui si sfrutterà l’ eco mediatico) ma con minori diritti e tutele contrattuali e con salari più ridotti, rispetto a chi va in pensione, facendo passare il messaggio che solo abbassando in questo modo il costo del lavoro si produce occupazione.

Nella Pubblica Amministrazione gli effetti di queste dinamiche renziane potrebbero addirittura produrre conseguenze negative in maniera esponenziale. Infatti oltre ai pensionamenti ( a cui non seguirebbero nuove assunzioni di giovani) si metterebbe a regime definitivamente la “macchina degli esuberi”, che anche se associata a meccanismi di integrazione al reddito sarebbe finalizzata a contrarre ulteriormente i servizi erogati in maniera diretta dagli Enti Pubblici.

La conseguente privatizzazione degli stessi contribuirebbe a ridurre sia i livelli di tutela normativa che i salari, per cui le l’Amministrazione Pubbliche non avrebbero più bisogno di ricorrere al cinico sistema degli appalti di servizi per abbassare i costi e risparmiare sulla spesa pubblica, peraltro mai utilizzata per dare adeguata risposta ai nuovi bisogni con la riaffermazione dei diritti sociali.

privatizzazione, contrattazione e organizzazione dei pubblici servizi
La spinta di Renzi alla privatizzazione dei servizi già gestiti dagli Enti Pubblici si inserisce pin quella logica perversa già iniziata da tempo con la messa in discussione della gratuità e universalità dei servizi resi dalla P.A., in conseguenza del tentativo di disconoscere i diritti complessivi che nel nostro ordinamento la Costituzione afferma.

Tacita acquiescenza alle politiche neo centraliste, accettazione di fatto del fiscal compact e delle politiche di austerità imposte attraverso i patti di stabilità caratterizzano infatti la politica di Renzi . In questo disegno il ricorso pertanto alle privatizzazioni viene usato in maniera strumentale per assicurare l’ erogazione dei servizi pubblici, per cui problemi e soluzioni vengono affrontati solo come una “chiacchierata”, di fatto come si trattasse solo di termini e contenuti comunicativi.

Il ricorso alle privatizzazioni dei pubblici servizi viene di fatto messo in atto in ossequio ai voleri del capitalismo finanziario e della spinta del sistema bancario a contrarre la spesa pubblica a fini sociali, e attuato sia attraverso il ricorso a rapporti di lavoro meno tutelati e di più basso salario, che in conseguenza di processi occupazionali sempre più dipendenti da vincoli di bilancio che da anni hanno impedito sistematicamente il turn over e di fatto certezze in ordine all’ assunzione di personale.

Ecco perché, come Pubblico Impiego o comunque come pubblici servizi, da un Governo Renzi ci aspettiamo interventi ulteriormente penalizzati sotto il profilo contrattuale e organizzativo e in particolare:
- nessuna certezza in ordine al rinnovo dei CCNL Pubblici e su un recupero salariale adeguato a 5 anni di blocco contrattuale;
- prosecuzione della politica di riduzione delle risorse attraverso la contrazione sistematica dei fondi destinati alla contrattazione decentrata integrativa;
- distribuzione del salario accessorio di produttività in termini più restrittivi finalizzata a creare disparità di trattamento fra il personale in forma di gabbie salariali derivanti dal sistema di “pseudovalutazione”, cosi’ da dividere la forza lavoro e rendere individuale e più debole il personale nel reclamare i propri diritti;
- processo pianificato di chiusura e\o accorpamento di uffici, fusioni di enti e servizi pubblici, ma anche di strutture ospedaliere con meno di 100 posti letto, in ossequio ad un’ efficienza e ad un risparmio che scientemente produce disuguaglianze e le ingiustizie sociali soprattutto al di fuori delle grandi aree metropolitane in funzione di una marginalizzazione di vaste parti del territorio;
- aggregazione coatta di funzioni fondamentali all’ interno degli Enti Locali, utilizzando l’ esonero dai patti di stabilità come strumento per incentivare fusioni e unioni dei Comuni, ma anche per renderle obbligatorie in prospettiva per quelli al di sotto dei 5000 abitanti che in tal modo verrebbero ad essere soppressi.

L’avvento di Renzi alla guida del Pd non è un incidente di percorso o un segnale divino, è solo l’inizio di una ristrutturazione che colpirà duramente il personale della Pubblica amministrazione e i servizi pubblici. Presente e passato di Renzi, il sostegno a lui accordato dai poteri forti parlano da soli. Ora sta ai lavoratori e alle lavoratrici della Pa decidere se subire questi attacchi o rispondere in maniera decisa

COBAS PUBBLICO IMPIEGO PISA

Fonte

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