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Disoccupazione in calo in italia ?

(20 Ottobre 2005)

Mentre tutti i soggetti economici, sociali e politici dipingono una economia in difficoltà crescente, nei giorni scorsi l’Istat ha fornito un nuovo aggiornamento dei dati su occupati e disoccupati che presenta un quadro roseo del nostro paese. Nel secondo trimestre del 2005 si registrano 213.000 posti di lavoro in più rispetto all’anno prima e la disoccupazione ufficiale è scesa al 7,5%.
Va tutto così bene? Sono solo i sindacati e l’opposizione ad essere pessimisti?

Ecco alcune considerazioni indispensabili per capire cosa dicono davvero questi numeri.

Anzitutto anche l’Istat spiega l’aumento dell’occupazione con l’aumento della popolazione residente, a sua volta spinto in alto non dalla natalità, ma dal crescente numero di immigrati. Questo non significa che nell’ultimo anno sono di molto aumentati gli immigrati nel nostro paese; significa, invece, che sempre più immigrati escono finalmente dalla irregolarità e sono registrati tra le forze attive del lavoro. Sappiamo che però, per molti di questi, la statistica non fa altro che registrare qualcosa che già esiste da tempo. Non è quindi un aumento netto di occupati, ma un aumento degli occupati conteggiati.

In secondo luogo quello che la statistica non dice è che i nuovi posti di lavoro vengono per lo più creati in servizi a basso valore aggiunto, con prestazione orarie settimanali ridotte. L’Istat registra l’occupazione, calcolando allo stesso modo chi fa 40 ore alla settimana e chi ne fa 12. Nessuno sostiene che chi fa 12 ore alla settimana non sia occupato, ma ognuno può capire qual è il livello di reddito che ne deriva.

Anche i numeri sulla disoccupazione vanno visti in profondità. Il 7,5% di disoccupazione viene indicato come un tasso virtuoso che porta il nostro Paese ben lontano da altri Paesi europei. In realtà quel tasso registra il numero di persone che sono in reale cerca di un posto di lavoro. E’ palese che in Italia molte fasce di popolazione debole (donne, specie quelle senza specializzazione e in età avanzata) hanno abbandonato l’idea di trovare lavoro e non figurano quindi tra i disoccupati.
In Germania, dove la recente campagna elettorale è stata giocata molto sull’elevato numero di disoccupati, essere al collocamento significa percepire una indennità di circa 1.000 euro a cui si aggiungono i sussidi per la casa. In Germania “conviene” essere disoccupato, in Italia ciò non produce alcuna tutela o alcuna protezione.
La causa che spiega le statistiche sta proprio in questa differenza.
Così il nostro paese si trova tra gli ultimi in Europa per la tutela dei cittadini deboli nel mercato del lavoro.

(tratto da Roberto Benaglia - Fim Cisl Lombardia )

Slai Cobas Ansaldo Camozzi

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