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Vita, terra, libertà per il popolo palestinese e tutti i popoli del medioriente

Adesione del CNJ alla manifestazione dell'8 novembre

(28 Ottobre 2003)

Ai promotori della manifestazione dell'8 Novembre 2003:

Cari amici, cari compagni,

Il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia aderisce alla manifestazione da voi indetta ed invita tutti gli internazionalisti, gli antimperialisti e gli amici sinceri della pace e della vera autodeterminazione dei popoli ad unirsi a noi in questa occasione.

Le ragioni della nostra adesione

In Palestina, la costruzione di un enorme muro divisorio a spaccare in due la terra dei palestinesi rappresenta un ennesimo colpo contro quel popolo gia' vittima di decenni di violenza e di ingiustizie.

La costruzione di un muro cosi' imponente simboleggia pero' anche la perfetta ipocrisia delle potenze occidentali e di tutti i loro "suonatori di piffero". E' oramai evidente agli occhi di chiunque che in occasione dell'abbattimento del Muro di Berlino ci avevano raccontato solo favole sull'"era di pace" che si sarebbe dovuta aprire. E' proprio da allora, infatti, che i muri si sono moltiplicati, insieme agli scenari internazionali di crisi, e questi ultimi si sono trasformati rapidamente in guerre di aggressione da parte occidentale.

Dal Medioriente la destabilizzazione si allarga oggi in Asia, mirando verso la Cina. Ma la violenza imperialista non ha risparmiato nemmeno il cuore dell'Europa. In Europa, per adesso, sono gli jugoslavi a dover pagare il prezzo piu' caro di una ristrutturazione geopolitica decisa contro di loro ed a loro insaputa. A partire dal riconoscimento diplomatico delle Repubbliche secessioniste (1991) l'Occidente ha fatto il "doppio gioco" con la Jugoslavia, proclamandosi pompiere mentre gettava benzina. Un "doppio gioco" che ha causato indicibili tragedie umane, ridisegnando i Balcani secondo protettorati coloniali come ai tempi dell'occupazione nazifascista, trasformandone i territori in servitu' militari occidentali e bacini di sfruttamento delle risorse e della forza-lavoro, devastando le basi della convivenza civile e della cultura comune di quelle genti.

Nel 1999 si raggiunse l'apice dell'accanimento occidentale con una aggressione cui l'Italia prese parte direttamente, e che fu condotta con mezzi impari e con modalita' da vigliacchi: proprio come le aggressioni contro l'Afghanistan e contro l'Iraq. Hanno bombardato infrastrutture ed obiettivi civili, con armi illegali, allo scopo preciso di causare conseguenze ecologiche e sanitarie irreparabili. Hanno bombardato le fabbriche, incuranti degli operai che le presidiavano. Hanno ridotto la popolazione in condizioni misere.

Oggi i cittadini della Serbia non hanno piu' uno Stato (la Repubblica Federale di Jugoslavia e' stata sciolta per decreto), ne' un presidente, ne' un governo: l'ultimo governo-fantoccio e' entrato in crisi, dopo avere interrotto ogni sforzo di ricostruzione e avere messo in svendita tutte le ricchezze del paese, preso tra mille scandali ed episodi di corruzione e violenza. Nel Kosovo-Metohija occupato dalle "nostre" truppe regna da quattro anni un regime del terrore: i "desaparecidos" sono migliaia, gli attentati a sfondo razzista continuano, fioriscono solo i traffici di droga, armi e prostituzione. Le grandissime risorse della provincia, specialmente minerarie, sono state subito espropriate allo Stato jugoslavo, e la produzione di ogni tipo e' stata bloccata. Le poche possibilita' di lavoro "onesto" per i giovani kosovaro-albanesi vengono dalle truppe straniere di occupazione: ad esempio nell'immensa base militare USA di Camp Bondsteel, presso Urosevac, il piu' grande insediamento militare USA all'estero dai tempi del Vietnam.

Come in Jugoslavia, anche in Iraq la promessa di "dare alla popolazione locale un governo democratico" si e' subito rivelata come una ignobile truffa: l'Occidente ha portato distruzione, truppe ed insediamenti militari, disoccupazione e miseria. L'occupazione militare portera' solo nuovi confini a dividere le genti, portera' divisione ed odio "etnico", e regimi coloniali repressivi. Come in Jugoslavia, anche in Iraq l'Occidente sottrae le risorse, ruba le materie prime ai loro legittimi detentori, si accanisce per gestire il petrolio ed il gas naturale e per controllare tutte le rotte per il loro transito.

E' importante ricordare la sequenza logica e cronologica con cui queste "crisi" internazionali si succedono, perche' tutte sono collegate fra loro e tutte derivano dalla stessa fonte: cioe' la prepotenza cieca dell'imperialismo occidentale nella fase della espansione del capitale monopolistico - anche detta "globalizzazione".

E' importante ricordare che, di queste crisi, quella jugoslava e' a noi la piu' vicina. Essa non e' finita: viceversa va riacutizzandosi, proprio mentre a migliaia sono i soldati italiani su quei territori.

E' dunque importante legare insieme le campagne di solidarieta' internazionalista, perche' l'imperialismo strappa a tutti i popoli le prerogative di indipendenza e di autonomia in nome di "autodeterminazioni" false e bugiarde; distrugge Stati e sottomette governi legittimi in nome di una "democrazia" che si misura in petrodollari; costruisce nuove barriere sociali, inediti confini "etnici", e ciclopiche mura di cemento armato, sempre e solamente in nome della "Pace".

CONTRO I MURI ED I CONFINI COSTRUITI DALL'IMPERIALISMO

CONTRO IL NEOCOLONIALISMO DI USA ED UE

PER IL RITIRO IMMEDIATO DEI SOLDATI ITALIANI DA TUTTE LE MISSIONI ALL'ESTERO

PER LA PACE E LA SOLIDARIETA' FRA TUTTI I POPOLI

Ottobre 2003

Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia

Fonte

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