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Il cinema e l’impegno militante di Cecilia Mangini

(6 Gennaio 2012)


Giovedì 12 gennaio 2012

ore 16.45-19.30

Presso la sede dell’associazione Angelus Novus

II strada privata Borrelli n. 32

(di fronte al “Piccolo teatro”, vicino a “Storie”, a pochi minuti dalla stazione ferroviaria e dalla ex caserma “Rossani”)





Presentazione del libro di Gianluca Sciannameo

Con ostinata passione. Il cinema documentario di Cecilia Mangini

Edizioni Dal Sud, 2011



Intervengono l’autore e Cecilia Mangini



Nel corso dell’incontro saranno presentati alcuni brani della produzione cinematografica di Cecilia Mangini.

Si raccomanda la massima puntualità.



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Italia. Seconda metà degli anni Cinquanta. Non molto tempo è trascorso dalla fine della seconda guerra mondiale eppure le ferite e le distruzioni del conflitto iniziano ad essere un ricordo. Il cambiamento si respira nell'aria. Il benessere sembra finalmente alla portata di tutti e gli spensierati anni del boom economico sono alle porte.

A raccontare, con spirito critico, quella stagione così ricca di avvenimenti, tensioni, cambiamenti, c'è un piccolo gruppo di registi cinematografici che fanno del documentario un vero e proprio strumento di appassionata lotta culturale e sociale. Cecilia Mangini è una di questi. Sempre testarda, orgogliosamente anticonformista, la regista pugliese ha contribuito, nel corso della sua carriera, a costruire al cinema il ritratto di un'Italia diversa da quella dei racconti ufficiali; di un mondo che scompariva, incapace di resistere all'avanzata del progresso, ma che aveva ancora "qualcosa da dire".

Quelle cose che ancora oggi il cinema di Cecilia Mangini, non solo preziosa testimonianza di un mondo ormai lontano nel tempo, dimostra di poter offrire a chi ha a cuore il racconto del presente.





Biografia di Cecilia Mangini


Cecilia Mangini nasce a Mola di Bari il 31 luglio 1927, da padre meridionale e madre toscana. Nel 1933 la sua famiglia si trasferisce a Firenze. Qui la regista ha la possibilità di compiere i primi passi nel cinema, già durante gli ultimi anni del regime, attraverso l'esperienza dei CineGUF. È alla fine della guerra, però, che la caduta del regime consente un vero e proprio aggiornamento sugli sviluppi del cinema mondiale, e Cecilia Mangini inizia il suo apprendistato come fotografa, critica e saggista per importanti riviste di settore come «Cinema Nuovo», «Cinema '60», «L'Eco del cinema», e organizzatrice all'interno del Circolo del Cinema «Controcampo».

Trasferitasi a Roma, la Mangini condivide, fin dal suo esordio, lo spirito che animava gran parte degli intellettuali italiani che, ormai ad un decennio dalla fine della dittatura, contribuirono a dare in un certo senso continuità a quella grande esplorazione e ripensamento del rapporto fra cinema e realtà che, per la Mangini, determina un interesse per le problematiche sociali unito ad un sentimento di partecipazione politica e umana alle vicende degli ultimi, riuscendo a tracciare, negli anni del nascente boom economico, un ritratto inedito del nostro Paese. Nasce così la collaborazione con Pier Paolo Pasolini, con cui realizza due documentari che raccontano le grandi periferie della capitale, Ignoti alla città (1958), La canta delle marane (1962) e Stendalì - Suonano ancora (1960). In particolare Stendalì è il risultato di un altro incontro determinante per la regista pugliese, quello con l'antropologo Ernesto De Martino e i suoi studi sulla cultura popolare delle classi contadine meridionali (con il marito Lino Del Fra, Cecilia realizzerà altri due documentari ispirati alle ricerche di De Martino, L'inceppata e La passione del grano). Il documentario, girato in un piccolo paese di lingua grika del Salento, Martano, ricostruisce uno degli ultimi esempi di lamentazione funebre.

Quella demartinana rimane una sorta di "impronta", fatta di grande capacità narrativa, vicinanza con i propri soggetti in un'ottica di compartecipazione delle stesse lotte di liberazione e di interesse per il Meridione, che è possibile riconoscere anche in tutti i successivi lavori della regista. Negli anni successivi l'interesse della regista si allarga alla fabbrica, la condizione femminile e giovanile, nel tentativo di svelare i meccanismi dell'allora nascente capitalismo italiano e quei drammi sociali che si nascondevano dietro il boom economico. Cecilia Mangini ha descritto così la condizione delle lavoratrici di Essere donne, mediometraggio del 1965: tabacchine, braccianti, emigranti che vedevano nella fabbrica un salto di qualità per la propria esistenza; con Brindisi '65 (1965), l'impatto del grande petrolchimico Monteshell sulla città di Brindisi e la nascita di una classe operaia, accompagnando nelle sue lunghe fughe in motorino, Tommaso (1965), giovane brindisino con il sogno di entrare nella grande fabbrica appena impiantata; il mito della boxe, occasione per uscire da una condizione di marginalità, in Domani vincerò (1969) fino a Comizi d'amore '80, lunga inchiesta in cui riprendendo lo spunto pasoliniano, si traccia uno straordinario affresco dei cambiamenti di mentalità in materie come l'amore e la sessualità. Nella sua lunga carriera Cecilia Mangini ha diretto oltre 40 documentari, realizzato reportage fotografici, firmato alcune sceneggiature fra cui quella de La villeggiatura (1972) di Marco Leto e Antonio Gramsci - I giorni del carcere (1977) di Lino Del Fra.

Associazione Angelus Novus - Bari

Fonte

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