IL PANE E LE ROSE - classe capitale e partito
La pagina originale è all'indirizzo: http://www.pane-rose.it/index.php?c3:o35336

 

La rivoluzione in Bahrain: resistenza all'imperialismo

(15 Agosto 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.caunapoli.org

La rivoluzione in Bahrain: resistenza all'imperialismo

foto: www.caunapoli.org

Bahrein rivoluzione imperialismo resistenza

Pubblichiamo una nostra traduzione di un articolo scritto da una compagna del Bahrein a proposito della situazione nel suo paese. Un paese poco al centro delle cronache quotidiane nelle metropoli imperialiste, malgrado abbia conosciuto un forte movimento popolare represso in maniere durissima dal governo. Ma non solo: nella repressione è entrata in gioco anche la potena regionale saudita, pur di fermare sul nascere il movimento bahraino. Silenzio mediatico e repressione sono dovuti alla centralità strategica di questo piccolo paese: non ha grandi ricchezze, se paragonato ad altri dell'area, ma la sua posizione geografica lo rende fondamentale per il controllo della regione. Non a caso il Bahrain ospita la Quinta Flotta statunitense.

La nostra solidarietà a chi lotta e viene represso va espressa nei termini indicati da Yusur nella parte finale del testo: “Se c'è un modo in cui i rivoluzionari di tutto il mondo possono aiutare la popolazione in Bahrain è condannando il silenzio e l'appoggio dei governi occidentali al regime oppressivo degli Al-Khalifa.”

Dal Bahrain alla Palestina, il miglior aiuto che possiamo dare è combattere l'imperialismo a casa nostra.

di Yusur Al Bahrani

Ispirate dalla rivoluzione in Egitto e Tunisia, centinaia di migliaia di bahraini hanno inondato le strade e marciato per occupare il Pearl Roundabout (la piazza in cui i manifestanti piantarono le tende all'inizio delle proteste, NdT). La rivoluzione in Bahrain è iniziata il 14 febbraio 2011. Ma le lotte nel paese hanno avuto inizio due secoli fa, quando la tribù Al-Khalifa invase l'isola, confiscò le terre dei contadini e cominciò a sfruttare la popolazione.

La lotta popolare per una vera democrazia e per la libertà è la stessa ovunque, ma in Bahrain c'è qualcosa di diverso. Gli storici che hanno raccontato gli avvenimenti relativi all'invasione degli Al-Khalifa hanno fatto ricorso alle immagini più brutali che si possano immaginare. Nel 1783 la tribù beduina degli Al-Khalifa arrivò in Bahrain. La popolazione autoctona, costituita principalmente da semplici contadini e pescatori, oppose resistenza. I racconti del folklore locale parlano del coraggio di questi combattenti che non avevano alcuna arma con cui lottare se non le falci dei contadini. Furono massacrati ed i loro corpi mutilati gettati a mare. Da allora le spiagge in Bahrain sono insanguinate.

Il mare divenne proprietà degli Al-Khalifa, non lasciando alcuno spazio ai pescatori per i quali la pesca era l'unica attività di sostentamento. La popolazione autoctona fu costretta ad abbandonare case e terre per vivere in villaggi costituiti da piccole case in cui si ammassava la gente. Le terre confiscate furono distribuite tra i membri degli Al-Khalifa e tra i loro seguaci. Ancora oggi, nel ventunesimo secolo, la situazione non è migliore. La popolazione autoctona, la maggioranza sciita, è discriminata. Affronta un'oppressione economica, sociale ed anche religiosa da parte della minoranza al potere.

Meno di cento anni dopo l'invasione degli Al-Khalifa, il Bahrain divenne una colonia inglese. Furono siglati accordi tra gli occupanti inglesi e gli Al-Khalifa, per permettere a questi ultimi di rimanere formalmente al potere. Così la popolazione bahrenita cominciò ad essere sfruttata allo stesso tempo dalla potenza coloniale britannica e dal regime locale. Ci sono stati episodi di resistenza durante il periodo dell'occupazione britannica. Nel 1968 le forze britanniche decisero di lasciare il Bahrain dopo una serie di proteste e sollevazioni iniziate nel 1965.

Ma il Bahrain non divenne mai indipendente e la popolazione non ha mai avuto la possibilità di scegliere il proprio destino. Per accompagnare il ritiro, la potenza coloniale (in accordo con l'ONU) diede alla popolazione due possibilità: accettare gli Al-Khalifa come governanti o passare ad essere una colonia iraniana (all'epoca sotto il regime dello Shah). I bahraini votarono per rimanere sotto gli Al-Khalifa piuttosto che consegnare le loro terre alla monarchia iraniana. La cosiddetta “indipendenza” fu proclamata. Gli imperialisti mantennero il controllo della situazione, e la gente continuò a ribellarsi. Ad esempio, Ian Henderson, ufficiale della sicurezza britannica, fu capo del General Intelligence Bureau (1966-2000). Secondo la Youth Society for Human Rights del Bahrain: “Henderson era solito lanciare operazioni di tortura all'interno delle prigioni. Arrestò un numero imprecisato di cittadini Bahraini. Giocò un ruolo chiave nella sparizione e nell'esilio forzato di molti attivisti per i diritti umani e di dissidenti politici.

Henderson ed altri macchiatisi di tortura sono liberi, mentre un'altra generazione di attivisti viene ancora torturata in carcere. Non solo gli attivisti stanno pagando il prezzo di chiedere la libertà; la gente comune nei villaggi e nelle città è attaccata quotidianamente dal 14 febbraio 2011. La situazione non è peggiore di quella all'epoca delle rivolte nell'ultimo secolo, ma, grazie ai social media, le prove della brutalità del regime degli Al-Khalifa vengono diffuse ovunque. Non c'è stata sufficiente copertura mediatica, ma reti di attivisti, che rischiano le loro vite per diffondere la verità, hanno fatto sì che molti abbiano visto immagini di corpi mutilati, di bambini soffocati e di giovani malmenati.

Gli attivisti in Bahrain hanno capito che se il regime degli Al-Khalifa esiste ancora è solo grazie alle grandi potenze, come gli Stati Uniti. Il Bahrain ospita la Quinta Flotta statunitense. Un Bahrain democratico indebolirebbe il potere dell'imperialismo nella regione. Per questo gli USA non hanno mai cessato di firmare accordi relativi alla vendita di armamenti col governo del Bahrain. Gli imperialisti danno le armi che sono poi usate per attaccare manifestanti pacifici, così come I candelotti lacrimogeni lanciati anche nelle case sono made in USA.

Oltre ad aiutare il regime degli Al-Khalifa, le potenze occidentali hanno appoggiato la monarchia saudita, che è ben nota per le violazioni dei diritti umani e per la soppressione delle libertà religiose e sociali. Per aggiungere ancor più sangue, il regime ha fatto appello alle truppe saudite per sopprimere il movimento pro-democrazia. Hanno partecipato anche battaglioni dagli Emirati Arabi Uniti, ma l'Arabia Saudita ha giocato il ruolo principale. Migliaia di persone, compresi bambini, sono state uccise, ferite, torturate ed arrestate. Il regime degli Al-Khalifa è l'unico ad aver chiesto a truppe straniere di attaccare manifestanti pacifici. I numeri delle vittime sono molto alti, se comparati con la popolazione della piccola isola, che conta poco più di un milione di abitanti, compresi gli emigrati. Migliaia di lavoratori sono stati licenziati per aver preso parte alle proteste, mentre leader e membri dei sindacati dei lavoratori sono stati arrestati.

Se c'è un modo in cui i rivoluzionari di tutto il mondo possono aiutare la popolazione in Bahrain è condannando il silenzio e l'appoggio dei governi occidentali al regime oppressivo degli Al-Khalifa. Chiedere la fine degli accordi sulle armi (provenienti principalmente dagli USA, ma anche da altri stati) è una delle strade da percorrere per salvare gente innocente. L'unico modo in cui la rivoluzione in Bahrain potrà vincere è impedire che le potenze imperialiste continuino ad aiutare il regime. Essere solidali con i manifestanti in Bahrain significa appoggiare lo slogan che cantano durante le proteste: “America, le tue armi ci uccidono”.

La lotta per la democrazia in Bahrein continua. La gente chiede la fine della monarchia degli Al-Khalifa, supportata dalle potenze occidentali.

Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

6067