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Libia

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(24 Febbraio 2011) Enzo Apicella
Libia: rivolta di popolo o guerra per il petrolio?

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    ALGERIA: LAVORATORI E STUDENTI UNITI NELLA LOTTA

    (26 Marzo 2021)

    Dal n. 99 di "Alternativa di Classe"

    alterclasse

    Il 22 Febbraio, in occasione del secondo anniversario dell'inizio dell'hirak, il movimento di protesta lanciato dai giovani algerini, sono state organizzate manifestazioni in tutto il Paese. Migliaia di persone sono scese in piazza ad Algeri e in altre città tra cui Annaba, Orano, Sètif, Constantina e Tizi Ouzon.
    Neppure le misure restrittive disposte dal governo per frenare i contagi da COVID-19, gli arresti e le intimidazioni, hanno impedito a lavoratori e studenti di scendere in piazza. Più che per celebrare la ricorrenza, i manifestanti hanno riempito le strade della capitale e delle altre città algerine, per chiedere ancora la completa destituzione del regime militare, che resuscita dietro le nuove figure politiche, che muovono i fili del vecchio sistema parlamentare algerino.
    Il 26 Febbraio migliaia di manifestanti del movimento Hirak sono tornati a scendere in piazza. Diversi cortei si sono formati nel pomeriggio nei quartieri popolari di Algeri, in particolare a El Oued, per raggiungere il centro. Le forze dell'ordine sono intervenute usando manganelli e gas lacrimogeni su una grande arteria della capitale, quando i manifestanti hanno cercato di rompere i cordoni della polizia, per raggiungere la Piazza della Grande Posta, luogo simbolo della protesta anti-regime. Su un grande striscione, mostrato dai manifestanti, si poteva leggere: ”Nè islamico, nè laico, ma hirakista”.
    Le promesse di riforma della classe politica, dalla prospettiva di lavoratori e studenti algerini, appaiono più che mai vuote e inconsistenti. La convocazione di nuove elezioni parlamentari e il rilascio di alcuni attivisti sindacali e politici, non soddisfano i cittadini, che, privati di un ruolo da protagonisti nella transizione post-Bouteflika, l'ex presidente costretto all'uscita di scena dalle grandi manifestazioni del 2019, restano ai margini del processo di riforma costituzionale.
    A fronte di 37 attivisti rilasciati, ce ne sono molti altri che restano in carcere, semplicemente per aver esercitato la propria libertà di associazione. In Algeria i casi di COVID-19 sono in continuo aumento, e cresce la disoccupazione, specialmente quella giovanile. La crisi finanziaria strangola la quarta potenza economica africana, che continua a dipendere dalla rendita petrolifera e, per questo, una delegazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) si è recata in visita ad Algeri, anche in assenza del presidente Adbelmadjid Tebboune, andato a curarsi in Germania per le conseguenze del COVID-19.
    Si è aperto da tempo un duro scontro tra il potere centrale e il movimento di protesta Hirak. Le manifestazioni dell'Hirak erano state interrotte a causa della pandemia, e il governo borghese ne ha approfittato per reprimere ed arrestare leaders del movimento e giornalisti. Il 26 Novembre scorso il Parlamento europeo si è espresso sulla costante violazione dei diritti umani in Algeria, chiedendo la liberazione dei militanti.
    Un giovane, Walid Kechida, membro del movimento Hirak, è stato condannato a tre anni di reclusione dopo aver pubblicato post satirici sul presidente algerino Abdelmadjid Tobboune e la religione islamica. Khaled Drareni, corrispondente per un canale televisivo francese in Algeria, condannato a due anni di carcere per “attentato all'integrità dello Stato”, è diventato il simbolo dell'imbavagliamento del dissenso nel Paese.
    Incastonato nelle peculiari dinamiche politiche algerine, l'Hirak è allo stesso tempo parte di un più ampio processo di mobilitazione dal basso, che ha interessato negli ultimi anni diversi Paesi della regione mediorientale. A livello cronologico, infatti, Libano e Iraq avevano preceduto l'Algeria con le prime manifestazioni a partire dall'Ottobre 2019.
    Ognuno di questi Paesi ha raggiunto questo “nuovo” ciclo di contestazione a partire dalla maturazione politica, non lineare e a volte contradditoria, dei movimenti di protesta, che hanno fatto i conti con le esperienze positive e i fallimenti del passato. I movimenti di piazza, tanto in Algeria, quanto in Libano e in Iraq, persistono nello sfidare il sistema politico del proprio Paese, che continua invece a riprodursi con volti nuovi (Abdelmajid Tebboune in Algeria e Mustafa al-Khahimi in Iraq) o vecchi (Saad Hariri in Libano).
    Secondo la Banca Mondiale, nel 2020 Algeria, Libano e Iraq, hanno registrato una contrazione significativa dei loro PIL. Per l'Algeria -6,5%, per il Libano -19,2%, e per l'Iraq -9,5%. Assieme alla struttura del potere borghese e, intrinsecamente connessa alla stessa, la disuguaglianza socio-economica, gli elevati tassi di disoccupazione e la corruzione politica, continuano a mantenersi intatti, riproducendosi nei sistemi economici dei Paesi, con la pandemia da COVID-19 che ha ulteriormente peggiorato la situazione per i proletari.
    Il 1° Novembre scorso gli algerini sono stati chiamati alle urne per un referendum sulla nuova Costituzione, fortemente voluta dal presidente Tebboune. Una nuova Costituzione imposta dall'alto, senza essere discussa preventivamente da un'Assemblea costituente. Il SI ha vinto, ma con una partecipazione al voto ai minimi storici (23%).
    Il movimento di protesta Hirak aveva lanciato l'appello a disertare le urne. Mentre il movimento Hirak lavorava per organizzare la protesta, il governo francese dava il proprio sostegno al presidente algerino. Il Presidente francese, Emmanuel Macron, dichiarava: ”Farò tutto il possibile per aiutare Tebboune in questo momento di transizione. E' coraggioso”.
    L'Algeria è attualmente il terzo esportatore di gas naturale nell'Unione europea, dopo Russia e Norvegia. Circa il 12% di tutto il gas naturale importato dalla Unione europea proviene dall'Algeria. In maniera particolare ad essere più interessati, sono soprattutto la Spagna e l'Italia. La Spagna dipende quasi al 100% dalle importazioni per ciò che riguarda il gas naturale, importa dall'Algeria circa la metà del gas naturale che consuma. L'Italia importa dall'Algeria circa 19 miliardi di metri cubi di gas naturale, che rappresenta in termini relativi il 30% di tutto il gas importato.
    Tali numeri lasciano intendere come sia importante l'Algeria per lo sviluppo economico dei Paesi imperialisti europei. L'Algeria ha un ruolo certamente sostanziale nello sviluppo dell'economia capitalistica italiana. E' lo spazio economico in cui intervengono alcune delle maggiori aziende italiane. L'Italia conta circa 180 aziende in Algeria, non solo attive nei settori energetici, ma anche nella produzione di cemento e nelle grandi opere pubbliche.
    Dunque ENI, ENEL, ANSALDO ENERGIA, SAIPEM, ma anche Condotte, Buzzi, Astaldi, Todini e Pizzarotti. L'Italia produce soltanto il 5% del proprio petrolio e l'8% del proprio gas naturale, quindi importa in maniera consistente per i propri bisogni energetici. E' di fondamentale importanza per l'imperialismo italiano il cosiddetto “corridoio” meridionale, prendere petrolio e gas da Algeria e Libia.
    La crisi del coronavirus e il crollo del prezzo del petrolio stanno colpendo duramente l'economia algerina. Il governo ha tagliato nuovamente i fondi destinati alla spesa pubblica: dai 59 miliardi di Euro previsti, le autorità politiche sono scese a 29,5 miliardi di Euro. L'emergenza sanitaria si è rapidamente trasformata in tragedia sociale, con grandi sacrifici per i proletari.
    Nel Novembre 2020, lo sciopero dei lavoratori dell'azienda Numilog a Bejaia, in Kabylia, ha avuto un ruolo importante nel costruire la fiducia e la solidarietà nella classe lavoratrice algerina. Il conflitto con la Numilog, l'azienda di trasporto e logistica che fa parte del grande gruppo Cevital, è iniziato quando tre lavoratori sono stati licenziati per aver creato una sezione del sindacato nazionale UGTA.
    I lavoratori si lamentavano per le loro condizioni di lavoro, ad esempio la mancanza di permessi di riposo, orari lunghi, assenza di standard di sicurezza, umiliazioni e ripetute minacce di licenziamento, nonchè bassi salari. I lavoratori algerini sono scesi in sciopero in solidarietà con i tre sindacalisti, dopodichè 195 dei 250 dipendenti sono stati licenziati perchè iscritti al sindacato.
    Il Tribunale ha deciso a favore dei lavoratori, e ha ordinato la loro reintegrazione, ma la direzione della Numilog si è rifiutata di eseguire la sentenza. Il Ministero del Lavoro e le autorità locali non hanno fatto nulla per far rispettare la sentenza, così il 25 Novembre scorso i lavoratori si sono recati nella capitale Algeri, e hanno tenuto un sit-in di protesta davanti al Ministero. Dieci lavoratori sono stati arrestati, così come due membri del Partito socialista dei lavoratori (PST). Il PST è stato coinvolto nella organizzazione della solidarietà ai lavoratori della Numilog.
    La lotta dei lavoratori della Numilog ha spinto alla mobilitazione altri lavoratori. L'azienda Numilog fa parte di Cevital, il più grande gruppo privato in Algeria, creato da Issad Rebrad, il cui patrimonio personale è di 3,9 miliardi di dollari. Questo “egregio” signore è stato condannato a sei mesi di carcere per reati fiscali, bancari e doganali, durante una campagna anticorruzione, usata come stratagemma per disinnescare il movimento di protesta e regolare i conti all'interno della borghesia algerina.
    La classe lavoratrice algerina deve unificare le sue lotte, assumendosi in prima persona il compito della loro estensione e della loro organizzazione. Perchè tutte le frazioni della borghesia algerina sono ugualmente reazionarie. E tutte le tattiche di “fronte popolare”, mescolando gli interessi del proletariato a quelli di una frazione della borghesia nazionalista, servono soltanto a sviare la lotta del proletariato.

    Alternativa di Classe

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