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IL PANE E LE ROSE - classe capitale e partito
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LA NOSTRA GUERRA CHE NON C'E'

(6 Novembre 2023)

società incivile

La sfasatura tra potenzialità ed impotenza è alla radice dell'attuale, storico ciclo di passività di classe.
Indagarne spietatamente ragioni e prospettive, oltre mitologie, retoriche e nostalgismi è il primo passo pratico urgente verso la ripresa.
Aggiornare, adeguando la strumentazione teorica, politica ed organizzativa necessaria la condizione inevitabile.

LA NOSTRA GUERRA
CHE NON C'E'.

All'interno della contraddizione strutturale tra tendenza storica alla socializzazione produttiva e l'accumulazione privata del prodotto, si colloca l'attuale “guerra mondiale a pezzi”, a dimostrazione plastica dell'incapacità capitalistica a perpetuare “pacificamente” la propria formazione economico sociale, affrontando gli inevitabili “aggiornamenti” dell'ordine globale senza violenza.

La guerra è stata, e potrebbe essere, un crinale conveniente al proletariato, se internazionalisticamente orientato ed organizzato.
Lo è stato nel 1917, con la vittoria della “pace” bolscevica sulla prima guerra imperialista.
Oggi quelle condizioni non si danno, seppur in presenza di una planetizzazione della crisi e della guerra.
Il proletariato, moltiplicatosi numericamente, resta oppresso e sfruttato, incosciente della sua forza, e dell'incisività possibile di questa, se opportunamente adoperata ed armata.

Così come la guerra è la prosecuzione della politica borghese con altri mezzi, la rivoluzione è stata, e potrebbe essere, la continuazione dell'internazionalismo con altri mezzi.

In sostanza, la faglia profonda che attracersa e squassa il “vecchio” mondo si sta diffondendo ed approfondendo; crisi, incertezze e scontri percorrono e scompaginano cartelli, alleanze e sfere d'influenza datati, senza però ancora definirne di nuovi.
Intanto, anche e soprattutto grazie al generale riarmo convenzionale e atomico, i focolai di guerra si moltiplicano facendo temere nel medio periodo deflagrazioni anche continentali.
Una sorta di guado sanguinoso nel quale il vecchio mondo sembra essere rimasto in panne, seppur costretto a raggiungere la riva del nuovo mondo.
Gli sfruttati non possono che annegare nel guado capitalista, perchè, non essendo coscienti e rivoluzionari, non contano nulla.

L'assenza di una soggettività cosciente li lascia in balia del potere, e di tutte le sue strumentalizzazioni ideologiche, scioviniste, razziste, fondamentaliste, spettatori o al massimo tifosi di cause non proprie, quando non direttamente arruolati a scannarsi al fronte.

55 conflitti in corso sul pianeta non possono non spingere verso lo scontro generale.
Il parallelo che unisce l'Ucraina a Gaza è il loro essere una sorta di prima tessera di un domino possibile, prodromo all'annunciata nuova polarizzazione geopolitica ad avvantaggiare il “sud del mondo” sullo scacchiere internazionale.
Stiamo assistendo all'emergere di processi profondi pluridecennali ad annuciare un “nuovo” ordine in gestazione, dove l'occidente è schierato, seppur in ordine sparso, con Kiev e Tel Aviv, mentre Cina, Russia e quasi unanimemente il “sud globale” sul fronte opposto.

L'irruzione dell'officina del mondo dell'est accorpa ed unisce “sudditi” giganteschi nel tentativo di fare fronte comune e di imporre un posto comodo al tavolo dei “grandi”, ridisegnando regole ed organismi della cosiddetta “legalità internazionale”.

Non ultima l'incompiuta U.E. muove verso l'esercito continentale definendo un'intelaiatura adeguata al pluripolarismo targata Frangia-Germania, strutturata in quattro cerchi concentrici, con l'obiettivo dell'allargamento senza perdere nessuno stato.


In sostanza, l'urgenza è quella di definire i confini della “comunità politica europea” che contempli il “trattato di autonomia strategica” dagli U.S.A, al fine di inserire l'Unione in un nuovo sistema politico che dalla G.B. ai Balcani fissi i confini di uno “spazio europeo” piu' largo possibile, anche rosicchiandolo a quello ex sovietico.

E' evidente dal fragore delle bombe, che lo spostamento degli equilibri di potenza in corso non avviene senza violenza, che si conferma levatrice della storia, partorendo la rivoluzione, o la barbarie.
L'attentato congiunto al primato Americano sta infiammando il mondo, e lo potrà infiammare ancora di più a seconda della piega che prendono le 2 guerre in Europa e in Medio Oriente.

Si ripete, ingigantito, il dilemma del “che fare”.

Cercare di capire quello che succede, scevri da schieramenti, travestitismi e tifo da stadio, sarebbe già un primo successo.
Che potrebbe lasciar spazio, ad un impegno politico ed organizzativo quanto mai urgente, di ricomposizione, centralizzazione ed organizzazione autonoma di classe.

SOCIETA' INCIVILE

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