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(14 Aprile 2010) Enzo Apicella
I leader di 47 Paesi negli Stati Uniti per una conferenza sulla non proliferazione atomica, anzi sulla non proliferazione... in mano a regimi ostili

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ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI DI OGNI NAZIONALITÀ

(29 Aprile 2024)

lavoratrici e lavoratori uniti

La sempre più grave situazione che stiamo vivendo può essere brevemente riassunta come segue:

La tendenza alla guerra generalizzata marcia a passi da gigante e si presenta come la risposta borghese alla crisi strutturale irrisolta ed irrisolvibile del capitalismo.

I conflitti russo-ucraino e israelo-palestinese esprimono la piena natura imperialista che li caratterizza. Al di là delle particolarità, delle bandiere e delle ragioni nazionaliste che vengono agitate dall'una e dall'altra parte: le diverse parti agenti sono elementi del più generale conflitto inter-imperialista che ormai impregna il globo intero, seppure a livelli e su piani diversi.

Dal momento stesso in cui difende i propri interessi ogni borghesia nazionale è parte di questo processo. Gli aspetti più immediati ed evidenti della partecipazione ai processi bellici sono: la propaganda di guerra, l'implementazione delle politiche di riarmo, la ristrutturazione in senso autoritario dei rapporti sociali e il sempre più marcato sfruttamento e deterioramento delle condizioni della nostra classe, della classe lavoratrice.

Tutto ciò rende sempre più evidente che non ci può essere soluzione al progredire della crisi e della guerra all’interno del sistema stesso che le produce. Emerge cioè l'inconciliabilità di interessi fra la borghesia come classe dominante, proiettata nella prospettiva del macello mondiale da un lato; e quella della classe proletaria destinata a subire i costi ed i sacrifici estremi che le crisi e le guerre richiedono, fino a diventare "carne da cannone" come già sta accadendo in Ucraina, a Gaza e in altre parti del mondo, dall'altro. Questa è la situazione, e al contempo la presa d'atto della condizione che accomuna la classe proletaria come classe mondiale, che la caratterizza come l’unica che possa rovesciare il capitalismo per costruire una società a salvaguardia del genere umano.

CHE FARE ALLORA?

1. Combattere il nostro nazionalismo e tutte le altre forme di mistificazione con cui i governi giustificano la guerra imperialista, ossia collegare la lotta contro i sacrifici che ci sono imposti e contro la partecipazione alla guerra della “nostra” borghesia ad una visione strategica internazionale degli interessi di classe.

2. Non dare nessun tipo di appoggio a nessuna istanza nazionale presente in paesi diversi dal nostro, o ad uno o all’altro dei fronti e degli interessi imperialisti che sempre si muovono dietro le guerre cosiddette nazionali, vicine o lontane che siano.

3. Far emergere come in tutte le guerre la questione è sempre di classe e mai nazionale, ovvero far risaltare i veri interessi del proletariato, sempre opposti e contrari a quelli della borghesia che lo opprime e che lo sfrutta.

4. In ogni evento della lotta di classe, sciopero, corteo, assemblea o protesta… dobbiamo denunciare il carattere dei sacrifici che ci vengono imposti in funzione degli interessi di una borghesia nazionale proiettata verso la guerra e avanzare la questione dell’alternativa.

5. Ciò pone ad ogni lavoratrice e lavoratore, ad ogni militante internazionalista conseguente, il dovere di relazionarsi a questa situazione sempre più complessa e difficile nei termini della costruzione “qui e ora” dei passaggi di volta in volta possibili e necessari per far avanzare il progetto del superamento in senso rivoluzionario di questo sistema.

Gli internazionalisti riuniti nell’assemblea contro la guerra del 24 aprile 2024

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