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Imperialismo e guerra:: Altre notizie

Come la dirigenza di una Federazione USB fa suo l’interventismo nel 1° macello imperialista

Da "Il Partito Comunista" N. 392 - Novembre-Dicembre 2018

(16 Gennaio 2019)

Davanti alla sede dell’Usb di Viterbo nella notte fra il 3 e il 4 novembre il gruppo fascista Casa Pound ha steso uno striscione sul quale si leggeva: “Il vero arditismo è solo fascista”. Voleva essere una risposta all’iniziativa della federazione provinciale di quel sindacato di convocare, nella ricorrenza del 4 Novembre, insieme al gruppo “Patria Socialista”, un “dibattito pubblico” perfidamente intitolato “Dalle trincee ai campi e alle officine”.

La sporca operazione tendeva a far dimenticare il patrimonio delle lotte della classe operaia e dei socialisti di sinistra italiani contro l’intervento nel macello della Prima Guerra imperialista, per confonderlo con la retorica oscena del patriottismo di quella “epopea” militarista e solo borghese.

Non possiamo dire che ci sorprenda più di tanto il constatare che i dirigenti di quella federazione dell’Usb condividono ed offrono sostegno ad un gruppo guerrafondaio, che si dichiara “antifascista” ma che si rifà ad un inesistente “interventismo socialista”, tentato solo da Benito Mussolini, ragion per cui l’ex rivoluzionario e traditore della causa proletaria fu cacciato dal Partito Socialista, senza tirarsi dietro nessun compagno.

Quanto poi all’arditismo in quella guerra imperialista, al pari di tutte le tendenze politiche che si fecero paladine dell’entrata in guerra dell’Italia, svolse una parte non secondaria nel contenere la rivolta al fronte deviando il malcontento delle truppe contro i propri superiori nell’odio dello “straniero”, per costringere i fanti a massacrare i proletari di altre nazioni, spinti a forza fuori dalle trincee negli assalti sotto il fuoco della mitraglia nemica. Non fu eroismo l’arditismo ma esaltazione isterica e servilismo per il capitale.

Non a torto i fascisti dicono che l’arditismo è loro, non a torto ne rivendicano l’opera criminale, volta a decimare i proletari in divisa sugli apocalittici fronti della guerra, una guerra di sterminio di forza lavoro in esubero e di potenziali rivoluzionari.

Ma è anche vero che l’arditismo non è solo loro, dei fascisti. Tutti i partiti borghesi, dalla destra alla estrema sua sinistra abbracciarono la causa della Patria e della santità della guerra nazionale, “irredentista”. Se la Seconda Guerra mondiale, da parte italiana, si combatté sotto le insegne del fascismo, sicuro è che la Prima fu in tutti i sensi democratica.

Ricordiamo infatti che il sostegno all’interventismo nell’agosto del 1914 da parte della gran maggioranza dei partiti socialdemocratici d’Europa – ad eccezione del Partito Bolscevico, di quello Serbo e del Partito Socialista Italiano (sia pure quest’ultimo nel segno dell’ambigua formula “né aderire, né sabotare”) – fu la ragione per cui Lenin parlò con termine non equivoco di tradimento della Seconda Internazionale. Allora la consegna del partito di Lenin e della Sinistra del PSI ai proletari di ogni nazione fu di segno del tutto opposto rispetto a quello degli interventisti: trasformare la guerra imperialista in guerra civile!

Fu applicando questa parola d’ordine di disfattismo rivoluzionario che quella guerra in Russia poté trasformarsi in rivoluzione, e fu questo rovesciamento politico che scatenò un’ondata rivoluzionaria in Europa che costrinse la borghesia, timorosa della rivolta proletaria, a fermare la guerra stessa prima ancora che gli eserciti delle potenze uscite sconfitte venissero battute in maniera definitiva sul campo di battaglia. Fu infatti la caduta del “fronte interno” negli Imperi Centrali, prussiano e asburgico, a determinare la fine della carneficina sui fronti di guerra e ad inaugurare la straordinaria stagione di ascesa delle lotte operaie dell’immediato dopoguerra.

Fu la rottura dei rivoluzionari con i socialtraditori e la condanna della guerra come imperialista, dopo avere aperto la strada all’Ottobre Rosso in Russia, a sostanziare la fondazione nel 1919 della Terza Internazionale. Da quella nostra parte la denuncia e l’opposizione alla guerra borghese, dall’altra parte tutti quanti.

Non fu quindi la Prima Guerra il “preludio del fascismo”, ma la necessità borghese di contenere la crisi sociale e rivoluzionaria in tutta Europa.

Nei confronti della Seconda Guerra imperialista lo stalinismo farà di peggio. Sarà l’Unione ex-Sovietica a chiamarla Grande Guerra Patriottica e a benedire quel nuovo massacro fra proletari a favore del fronte imperialista atlantico, capovolgendo l’indirizzo comunista dell’antimilitarismo di classe e del disfattismo rivoluzionario su tutti i fronti. Lo stalinismo, sciolta nel 1943 la Terza Internazionale, ridotta ormai a strumento dello Stato capitalista russo, rivendicherà in un sol blocco l’adesione dei proletari ad entrambi i massacri planetari.

Coerentemente quindi la direzione stalinista dell’Usb si ricollega oggi alla sua tradizione, che non solo non ha nulla a che fare col comunismo, ma che alla guida di quel sindacato ne ostacola la crescita sana di strumento difensivo della classe operaia. Quanto avvenuto a Viterbo è un civettare e un approccio politico fra “bruni” e “rosso-bruni”, entrambi nazionalisti e proni davanti l’orripilante feticcio della Patria, pronti ad avviare i proletari sul fronte della prossima guerra imperialista offrendo alla sua propaganda la peggiore paccottiglia ideologica.

Lascino i proletari ai “bruni” e ai “rosso-bruni” l’ignobile idolo della unità nazionale, espressione del dominio del capitale e strumento di divisione dei lavoratori di tutti i paesi, quella classe che, come già affermato da Marx ed Engels nel Manifesto del Partito Comunista del 1848, non ha patria.

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

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