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I nostri sogni faranno più strada delle loro ruspe

Difendiamo Vicenza per difendere la democrazia

(6 Novembre 2008)

Lo scorso 5 ottobre decine di migliaia di persone hanno partecipato alla consultazione popolare sul Dal Molin esprimendo la propria contrarietà alla realizzazione di una nuova installazione militare. A oggi, siamo ancora in attesa di una dichiarazione ufficiale statunitense di rispetto verso la città e verso la democrazia.

Viceversa, pochi giorni fa è stata demolita una palazzina all'interno dell'aeroporto vicentino, nonostante la richiesta ufficiale dell'amministrazione comunale di congelare ogni attività in attesa di una doverosa valutazione scientifica dell'impatto ambientale del progetto statunitense; progetto, peraltro, che la popolazione vicentina non ha ancora avuto l'onore di visionare, nonostante la tanto decantata trasparenza dei proponenti e del commissario governativo Paolo Costa.

Por portare all'interno dell'aeroporto le ruspe diversi camion hanno violato una decennale ordinanza di divieto di transito dei mezzi pesanti in V.le Dal Verme; gli statunitensi, dunque, hanno deciso di agire nell'illegalità per calpestare la comunità vicentina con i propri caterpillar. Sono loro, infatti, a dettare tempi e modi di avanzamento delle bonifiche, violando le più elementari norme di rispetto verso la città del Palladio.

Dopo la denuncia dell'abbattimento da parte dei cittadini vicentini, le demolizioni si sono fermate; segno che i comandi del più potente – e pericoloso – esercito del mondo temono la mobilitazione del movimento vicentino. Evidentemente vorrebbero fare tutto nel silenzio, mettendo poi la città di fronte al fatto compiuto: un piano, questo, fallito in partenza grazie alla vigilanza di quanti abitano questa città e la vogliono difendere dalla devastazione ambientale che comporterebbe una nuova base di guerra.

Le demolizioni degli edifici esistenti all'interno dell'aeroporto Dal Molin rappresentano la miglior metafora del progetto statunitense: distruggere il patrimonio della città di Vicenza per realizzare una nuova installazione militare utile a portare nuove distruzioni in altri territori.

Le pale meccaniche, evidentemente, sono gli unici strumenti di espressione che conoscono coloro che vogliono imporci un futuro di rischi per la nostra salute e per il nostro ambiente; che ad azionarle siano proprio delle cooperative le quali, nel proprio statuto, richiamano l'etica e la morale come fondamenti del proprio lavoro, evidenzia l'ipocrisia di dirigenti che trovano nel denaro l'unica legittimazione.

Un pugno di dollari non può giustificare la devastazione del territorio vicentino, della sua falda acquifera e dei tanti tesori architettonici che ospita; non può perdonare la realizzazione di un'opera militare dalla quale partiranno armi ed equipaggiamenti che, in altri luoghi, provocheranno lutti e distruzioni. Chi crede nell'etica del proprio lavoro, nella sua caratteristica costruttiva e non distruttiva, nel valore sociale della propria opera, deve rifiutarsi. Per questo chiederemo agli autisti dei camion, ai manovratori delle pale meccaniche, agli operai che saranno incaricati di devastare Vicenza per costruire la base militare di anteporre la dignità agli ordini che hanno ricevuto; di essere obiettori di coscienza per rifiutare di farsi strumenti di guerra e di devastazione del territorio.

In un tempo nel quale vengono tagliate pesantemente le risorse per il diritto allo studio, il Governo vuole imporre ai cittadini di sostenere oneri per centinaia di migliaia di euro per il mantenimento dei militari statunitensi in Italia; la base statunitense al Dal Molin e, soprattutto, le infrastrutture che la serviranno, sono opere che pagheranno i cittadini vicentini e italiani, come stabilito dai concordati tra i due Stati. Le tasse che paghiamo, dunque, servono per coprire il 41% dei costi di mantenimento delle basi statunitensi e la realizzazione di strade, elettrodotti, fognature e quant'altro necessario al loro funzionamento.

Se gli statunitensi si rifiuteranno di rispettare la democrazia e la volontà dei cittadini, dichiareranno guerra alla città di Vicenza. Dopo più di due anni di mobilitazione, non permetteremo che la dignità della nostra città venga calpestata: Vicenza ha il diritto di difendere il proprio territorio, opponendo alla violenza delle ruspe la propria determinata volontà di far diventare il Dal Molin un'area a disposizione dei cittadini.

La città di Vicenza, dunque, è in mobilitazione permanente. Faremo sentire la nostra indignazione agli statunitensi che, nel silenzio, vorrebbero calpestarci, attraverso:

una campagna d'informazione verso gli abitanti delle zone limitrofe al Dal Molin;
l'obiezione di coscienza attiva verso gli operai e le imprese coinvolte nei lavori;
una campagna di pressione verso il mondo delle cooperative e Legacoop perché, finalmente, alzino la voce contro l'operato delle loro consociate Cmc e Ccc;
la costruzione della mobilitazione “fermati quando cominciano”, con l'obiettivo di creare una grande mobilitazione appena le demolizioni all'interno dell'aeroporto ricominceranno;
la presenza costante e la vigilanza dei cittadini interno all'area del Dal Molin.

Ma la vicenda del Dal Molin non riguarda soltanto i vicentini. Per questo, a due anni dalla grande manifestazione del 17 febbraio 2007, vorremmo realizzare una nuova iniziativa di mobilitazione nazionale intorno al 15 di febbraio per far sentire ancora una volta la voce dei movimenti contro la guerra, le basi militari e per la difesa dei beni comuni.

Gli statunitensi dovrebbero iniziare a considerare che l'imposizione della nuova struttura militare rappresenterebbe un danno innanzitutto per loro; abbiamo fatto cortei con centinaia di migliaia di persone; abbiamo occupato la Prefettura e la Basilica Palladiana; abbiamo organizzato centinaia di assemblee, manifestazioni, sit in; abbiamo ricevuto denunce e siamo stati picchiati dalla polizia. Tutto ciò non ci ha fermato; non ci fermerà la loro supponenza: se vorranno perseverare, ci troveranno di fronte alle loro ruspe, ai loro cancelli, ai loro convogli. Non abbiamo paura di difendere il nostro futuro: i nostri sogni faranno più strada delle loro ruspe.

Presidio Permanente No Dal Molin

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