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Alla conquista del... gas

Contro l'aggressione imperialista, dalla parte del popolo libico

(23 Marzo 2011)

L'intervento “umanitario” è, infine, cominciato. Paesi ex-colonialisti ed ex-schiavisti hanno deciso, in nome di quei diritti umani da essi sistematicamente calpestati, di applicare anche alla Libia il “trattamento Jugoslavia”: guerra e smembramento del territorio in entità nazionali separate. Lo hanno fatto per interessi economici, per il gas, per rinsaldare il controllo di quel Nord Africa attraversato (anche di recente) da profonde tensioni sociali? No di certo (dicono loro). Lo hanno fatto (dicono sempre loro) per difendere i civili libici dai massacri del criminale Gheddafi, quello stesso criminale che per anni l'Italia ha pagato per essere il fedele e spietato gendarme dei flussi migratori africani diretti verso l'Europa, grazie anche ad un trattato avviato dal governo di centro-sinistra Prodi-Ferrero-Mastella e non concluso solo perché valutato “troppo oneroso economicamente”: in sostanza, Gheddafi voleva troppi soldi, ma per il resto il trattato poteva andare.

Gli “interventisti umanitari” hanno rispolverato il solito e ben collaudato armamentario già usato per Somalia, Jugoslavia, Iran, Afghanistan, ecc... ed hanno scatenato l'attacco per rovesciare una situazione che stava evolvendo ormai chiaramente verso la sconfitta militare dei rivoltosi (la cui direzione politica è caratterizzata da personaggi del vecchio regime appoggiati da settori ribelli dell'esercito e da vecchi arnesi filo-americani). Ma qual'è la partita che si sta giocando sulla pelle del popolo libico? È la solita partita che si gioca da anni, la partita della diversa ripartizione delle aree di influenza nel mondo e della predazione delle ricchezze dei paesi aggrediti da parte dei paesi aggressori.
L'astensione dei paesi cosiddetti "BRIC" (Brasile, Russia, India, Cina) e della Germania sulla risoluzione del Consigli di Sicurezza dell'ONU che istituisce la No Fly Zone sulla Libia e che in sostanza da “via libera” all'intervento militare, evidenzia in modo chiaro il punto della questione. La divisione non è tra paesi “cattivi” e paesi “buoni”, tra paesi “sensibili” e paesi “insensibili” alla difesa dei diritti umani, tra paesi “pacifisti” e paesi “guerrafondai”... La divisione è tra potenze economiche emergenti e potenze economiche declinanti, con le potenze declinanti che tentano di frenare il proprio declino economico e di rafforzarsi nella competizione inter-imperialistica globale a colpi di intervento militare. Queste potenze declinanti (USA ed Europa Occidentale) tentano di usare l'arma delle armi per conquistare o riconquistare aree di influenza e mercati delle materie prime. Queste potenze si muovono assieme, ma non hanno gli stessi obbiettivi strategici. USA e Francia, ad esempio, mirano a due obbiettivi opposti: la prima a minare l'autonomia energetica francese (e in generale europea), la seconda mira ad estenderla. Ed anche Francia e Italia hanno obbiettivi opposti: i francesi vanno a riprendersi in Cirenaica un “posto al sole” dopo i tempi delle rivolte anti-coloniali; l'Italia si è unita alla coalizione non per occupare bensì “per non farsi occupare” ovvero per non farsi scippare interessi faticosamente conquistati in questi anni. Lo ha chiarito benissimo il Ministro La Russa che ha detto che non si danno le chiavi di “casa propria” a qualcuno senza controllare che cosa ne fa.

Questo è il quadro in cui si sviluppa l'aggressione alla Libia, un quadro di cui non sono protagonisti né gli amici di Gheddafi, né i nemici di Gheddafi anche se saranno loro - ovvero il popolo libico - a pagarne tutte le dure conseguenze. E chi ancora continua a trastullarsi con Gheddafi si - Gheddafi no fa il gioco, consapevolmente o meno poco importa, delle potenze militari che stanno devastando la Libia uccidendo migliaia di persone “semplicemente” per difendere o conquistare interessi economici.

In questo momento è importante che tutte le persone e le forze politiche e culturali che si definiscono antimperialiste si mobilitino per denunciare la natura predatoria dell'aggressione e per esprimere la propria solidarietà con il popolo libico; non solo, ovviamente, con la parte che sta sotto i missili all'uranio impoverito e al fosforo bianco degli “occidentali”, ma anche con la parte che oggi esulta insensatamente all'intervento salvifico di Sarkozy e soci senza rendersi conto che se l'aggressione avrà successo il destino dei territori “liberati” sarà quello di diventare “cortile di casa” di alcuni paesi europei e occidentali. E nel cortile di casa c'è sfruttamento, non libertà.

Se Gheddafi deve essere eliminato (come merita anche per la brutale repressione degli immigrati) a farlo deve essere una rivolta popolare socialista che riprenda e conduca avanti il cammino progressista degli esordi della Jamahiriya, non certo le rivolte sostenute dalle “bombe umanitarie” dei paesi imperialisti.

19 marzo 2011

CSPAAAL - Comitato di Solidarietà con i Popoli dell'Asia, dell'Africa, dell'America Latina

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