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Cosa possiamo imparare dall’agricoltura tradizionale per la lotta alla crisi climatica

(10 Novembre 2023)

Agnoletti (Unifi): «L’agricoltura intensiva non è riuscita a risolvere il problema della fame nel mondo, con 800 milioni di persone che tuttora ne soffrono»

tradizione per la transizione

Nell’auditorium di Sant’Apollonia a Firenze si è svolta la giornata di studi Tradizione per la transizione: l’agricoltura della resilienza, cui hanno partecipato rappresentanti di Fao, Unesco, Università, Governo e Regione Toscana.

A pochi giorni dall’alluvione che ha devastato la Toscana centrale, il focus della giornata è stato sul ruolo che può esercitare l’agricoltura tradizionale nella lotta alla crisi climatica in corso.

Un approccio che si contrappone dunque al modello dell’agricoltura intensiva, che oggi mostra limiti nella capacità di adattarsi ad eventi estremi, funzionando solo per il 30% delle aree agricole del mondo – il 25% in Italia – e corresponsabile, al contempo, dello spopolamento delle aree rurali

«L’agricoltura intensiva non è riuscita a risolvere il problema della fame nel mondo, con 800 milioni di persone che tuttora ne soffrono ed una crescente incapacità di accedere a diete sane – spiega Mauro Agnoletti (nella foto), titolare della cattedra Unesco Paesaggi del patrimonio agricolo all’Università di Firenze – È necessario recuperare pratiche agricole tradizionali, forse meno produttive, ma sicuramente più resilienti, perché nel corso del tempo hanno sviluppato la capacità di adattarsi a climi e ambienti diversi e mutevoli, che consentono loro di resistere meglio ad eventi estremi. I terrazzamenti sono uno dei tanti esempi che abbiamo, perché in presenza di piogge intense sono in grado di ridurre la velocità dell’acqua e l’erosione del terreno, riducendo il rischio di frane e alluvioni».

Anche nel nostro Paese, per il 75% montuoso e collinare, migliaia di km di terrazzamenti hanno permesso e in parte consentono ancora, di coltivare terreni in forte pendenza, senza irrigazione, mantenendo la fertilità e limitando il dissesto idrogeologico, con una crescente attività di ripristino di questi sistemi, oggi patrimonio Unesco.

greenreport

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