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(13 Dicembre 2012) Enzo Apicella

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Questioni di debito

(12 Agosto 2011)

Il problema del debito pubblico è un falso problema. Se c’è debito, vuol dire che altri hanno un credito. La non restituzione del debito diventa dunque un problema per chi lo ha finanziato. Per gli Stati non esiste il problema di essere oggetto di intervento dei tribunali per riscossione coattiva, esiste solo il problema di rinnovare il debito e di garantire il pagamento degli interessi annuali.

Aggiungiamo che il rapportare il debito rispetto al PIL non significa nulla, perché sono entità su tempi diversi. Il PIL è valore aggiunto annuale, cioè quanto prodotto dal lavoro umano dentro un periodo dato (include ad esempio il ricavato da vendite azionarie, ma esclude l’orto personale), mentre la somma del debito è l’insieme calcolato su anni diversi, anche molto lunghi, come i titoli a 30 anni emessi dall’Italia e il possesso di fondi scandinavi. Quindi i tempi sono diversi. L’Italia ha una media di titolo di 7 anni, perciò ogni anno deve rifinanziare solo una parte dei titoli, più quelli annuali o semestrali.

La funzione delle Banche nel capitalismo è quella di individuare le condizioni affinché possano erogare credito, che è la loro ragione sociale, rientrando in possesso dell’importo e degli interessi richiesti. Quindi il finanziamento è a loro funzionale, solo che gli premono il rientro e le garanzie temporali. Quindi non preoccupa tanto la cifra del deficit, quanto le condizioni economiche che garantiscono il debitore, cioè se le sue entrate risultano adeguate. Diversamente, le banche iniziano a preoccuparsi, soprattuto se aumentano le spese e si riducono le entrate perché la "crescita economica" ristagna. Infatti, in questo caso diminuiscono le tasse incassate e invece crescono gli ammortizzatori sociali, quelle voci di sostegno ai redditi delle fasce povere. In questo caso si può ovviare con la trasformazione del tempo del rimborso del debito, allungandolo (cosa che se lo fa lo Stato prende il nome di consolidamento) e richiedendo interessi maggiori; ma aumentano le pressioni per le garanzie del rientro, onde evitare un effetto collaterale: cioè quello di avere un prestito immobilizzato e rispetto a cui aumentano i dubbi della solvibilità con conseguente svalorizzazione del capitale effettivo (se €100 mi arrivano tra un anno hanno un valore, fra tre un altro, quindi la differenza deve essere detratta). Il dibattito in USA tra democratici e repubblicani era sull’aumento del debito, ma anche sull’aumento delle tasse per i milionari americani che con Bush jr. avevano ottenuto una riduzione di $3.000 miliardi di imponibile, che Obama aveva rinnovato e che sono in scadenza a fine anno.

Altro aspetto non secondario è il risparmio disponibile, quei redditi monetari e in beni di precedenti periodi economici, quello che utilizza Tremonti per dimostrare la solidità della nazione. Infatti risultano cifre dal 6 al 10 volte il PIL, quindi in caso di necessità il privato per ridurre il debito vende i gioielli di famiglia. In realtà si preferisce mantenere i gioielli di alcune famiglie e tagliare le spese di altre famiglie, incluse quelle statali di cui sono beneficiarie le seconde. L’ex-ministro Pomicino sostiene che il 10% degli italiani dispone del 45% della ricchezza risparmiata e la stima a €12.000 miliardi, cioè di molto superiore al misero PIL di €1.500 miliardi, dove sono inclusi anche i redditi delle elusioni, per disporre di un denominatore maggiore. Quindi un intervento alla francese di patrimoniale all’1 o 2% darebbe ampli margini. Altra fonte parla di una ricchezza di solo 6 volte, il banchiere dello IOR propone un prestito del 10% liquido, (solo sui €900 miliardi) a tassi contenuti. Insomma i soldi ci sono, basta prenderli...

http://www.anarkismo.net/article/20302

mm

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