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(27 Novembre 2011) Enzo Apicella

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1° Maggio 2009. Poco da festeggiare, molto su cui riflettere e lottare

(1 Maggio 2009)

La crisi planetaria, quale stallo strutturale, tutt’altro che congiunturale, della crescita capitalista, impone ai comunisti – ovunque collocati – di reagire e di contribuire a rimettere in moto quel “…movimento reale che intenda abolire lo stato di cose presente….”, che sta alla base del loro agire quotidiano, partendo dal concreto, quindi, necessariamente facendo i conti con l’attuale debolezza e frammentarietà politica della classe operaia, privata da quella coesione e coscienza di classe indispensabili al cambiamento, che negli ultimi trent’anni sono state devastate sotto i colpi delle ristrutturazioni produttive e sociali dell’egemonia neoliberista e dai revisionismi più o meno compiacenti di certa “sinistra”.

E’ per questo che il 1° maggio di quest’anno non è solo un giorno di festa, ma deve essere soprattutto un momento di riflessione e di lotta. Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica, la classe operaia e lavoratrice italiana non ha rappresentanza nei due rami del Parlamento; non senza colpe e ritardi, i comunisti anche se divisi in diversi gruppi e partiti avevano pur sempre svolto un ruolo di tutela del lavoro che ora è del tutto inesistente. Infatti, quel poco di buono che i comunisti avevano prodotto durante i governi di centrosinistra, sul fronte delle tutele del lavoro, rischia oggi di essere definitivamente cancellato della maggioranza delle destre, che si caratterizzano per la loro ostilità contro i diritti e le conquiste del movimento sindacale ed operaio; non pasa giorno che la “vandea” reazionaria, sorretta da campagne di stampa e mediatiche mirate ed assordanti, assesti colpi distruttivi alle basi portanti della vita civile e sociale della nazione. Questo disegno chiaro di cancellazione dei principi costituzionali, volto ad istituire una democrazia limitata ed assoggettata agli interessi di pochi gruppi bancari e industriali, trova non solo in Berlusconi e nel pervadente berlusconismo, - oltre al patto Lega Nord e PdL -, lo strumento per consolidare tale operazione, ma anche in un’opposizione formale: “l’opposizione di Sua Maestà” che IdV, ma soprattutto il PD svolgono, di fatto, legittimando la torsione conservatrice del quadro politico e sociale italiano.

C’è poco da festeggiare, quindi, anche per l’ennesimo atto di riduzione dei diritti dei lavoratori che è culminato nell’accordo separato sottoscritto il 15 aprile u.s. tra Confindustria insieme a CISL, UIL e UGL che ha reso attuativo il modello contrattuale sancito dall’accordo del 22 gennaio, sottoscritto senza il consenso della sola CGIL, la quale ha indetto una consultazione referendaria dove ben 3 milioni di lavoratrici e lavoratori hanno votato NO. Un voto che deve trovare rappresentanza politica tra le forze progressiste, ma anche una conseguente coerenza sindacale della CGIL a tutti i suoi livelli.

C’è molto per cui lottare, invece, in difesa dell’occupazione, delle conquiste sindacali e civili, per rivendicare migliori condizioni di vita e di lavoro, per salvaguardare i diritti costituzionali e repubblicani nati durante la lotta di Liberazione dal nazifascismo, per costruire una vera alternativa sociale e politica che solo una forza comunista e anticapitalista, pienamente autonoma e consapevole del compito politico a cui è chiamata può offrire al movimento operaio.

l 6 e 7 giugno prossimi oltre diversi rinnovi d’amministrazioni locali, ci saranno le elezioni europee dove finalmente i comunisti si presentano con una lista unitaria ed un unico simbolo, sappiamo che ciò è una prima tappa, per altro non priva di lacune e vizi, del ancora lungo cammino per l’unità dei comunisti a cui il Coordinamento porta, come ovvio molta attenzione, augurandosi il più forte e vasto consenso elettorale possibile. Senza alcun dubbio le elezioni europee sono un banco di prova decisivo per tutte le comuniste ed i comunisti, non tanto e, non solo per il superamento del fatidico 4%, soglia minima ingannevolmente imposto dal patto anticomunista tra il PdL e il PD, ma soprattutto per il valore che hanno sulla nostra vita quotidiana le disposizioni dell’UE dal suo Consiglio e dalle sue articolazioni come la BCE. Non a caso il prevalere nella politica continentale degli interessi dei gruppi di potere economici e militari, intersecati a quelli della NATO e dell’imperialismo statunitense (concretizzatesi attraverso i trattati di Lisbona e di Maastricht, progettati dalle tecnocrazie insofferenti ai bisogni dei popoli e rispondenti a quelli delle oligarchie capitaliste), hanno dato il via all’attacco alle pensioni, all’istruzione pubblica, ai contratti e all’orario di lavoro, al tentativo di privatizzare l’acqua e ogni risorsa pubblica, oltre al carattere razzista delle politiche securitarie. A quest’Europa occorre dire basta, contrapponendo un’alternativa credibile di sistema, che solo i comunisti possono rappresentare, a cui, dalla base diamo il massimo sostegno, chiedendo altrettanto continuativo impegno.


Questo ciclostilato è prodotto dal “Coordinamento operai comunisti” che si è formato il 28 marzo scorso alla casa del Popolo di Begliano (San Canzian d’Isonzo). Il Coordinamento è composto da compagni, soprattutto operai metalmeccanici, iscritti e non iscritti ai partiti comunisti oggi presenti sul territorio. Il Coodinamento è una struttura unitaria ed informale, che intende mettere in rete militanti, delegati e lavoratori comunisti, quale momento d’approfondimento e confronto collettivo su questioni oggi all’ordine del giorno, come: la solidarietà alle lotte operaie che si stanno attuando sul territorio, l’emergenza casa, la difesa antifascista della Costituzione e delle conquiste democratiche, ciò allo scopo di combinare gli elementi particolari (fabbrica, territorio) con quelli generali (ambiti nazionali ed internazionali), propri dell’attività politica dei militanti comunisti di base, operanti nei settori produttivi in difesa degli interessi della classe operaia.

Monfalcone - Aprile 2009

Coordinamento operai comunisti fabbriche monfalconesi

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