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(12 Giugno 2011) Enzo Apicella
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    No al nucleare - Giù le mani dall'acqua!

    (7 Giugno 2011)

    Il 12 e 13 giugno sono previsti quattro referendum su tre materie diverse: il primo riguarda il rilancio del nucleare in Italia, il secondo e il terzo la privatizzazione dell'acqua e il quarto il legittimo impedimento per il presidente del consiglio e per i ministri a comparire in udienza penale.

    Quest'ultimo quesito riguarda lo scontro tra Berlusconi e i giudici della procura di Milano, ovvero tra un fascista in doppio petto e il suo blocco di potere e tra dei fascisti togati, noti per il feroce zelo persecutorio contro tutto ciò che sta a sinistra del Pd. In tal caso, dunque, prevale l'aspetto dello scontro tra fazioni borghesi, mentre nei primi tre emerge chiaramente la contraddizione tra le condizioni di vita delle masse popolari e gli interessi di chi subordina tutto al proprio profitto economico, sopratutto nella situazione odierna di crisi del capitalismo a livello globale.

    Infatti, con il decreto legislativo del 15/02/10 il governo ha previsto la costruzione di quattro nuove centrali nucleari, con gestione dei lavori a multinazionali predatrici come Enel, Finmeccanica- Ansaldo e Edf (il corrispondente francese di Enel). Sono questi grandi gruppi finanziari e industriali ad avere interesse per il nucleare: a loro non importa nulla dei rischi terribili che vi sono connessi, come recentemente ha dimostrato il disastro in Giappone, e nemmeno dell'avvelenamento costante prodotto dalle centrali atomiche anche semplicemente con il loro ordinario funzionamento, della nocività perenne delle scorie, dei costi economici e sociali comportanti per la collettività e del saccheggio devastante nei paesi dove vi sono giacimenti di uranio (come stanno criminalmente facendo gli imperialisti francesi in Niger). Inoltre, la menzogna secondo cui è possibile distinguere tra nucleare civile e militare cade difronte al fatto che le potenze dotate di arsenali atomici sono anche le principali produttrici di energia: fra i due utilizzi il rapporto è strettissimo e gli stati imperialisti sono strategicamente interessati ad approfondirlo. Basti vedere com'è proprio dalle scorie della produzione “civile” che si ricava l'uranio impoverito, il materiale radioattivo di cui sono costituite le bombe lanciate dagli assassini della Nato ieri in Jugoslavia e oggi in Afghanistan e Libia.

    Stessa cosa si può dire per l'acqua: la legge 133 del 2008 prevede ulteriori passi verso la privatizzazione del cosiddetto “oro blu” sul quale, ovviamente, intendono mettere mani i grandi gruppi capitalistici. La sete di lucro di pochi intende sfruttare la naturale sete di tutti.

    I promotori affermano che i referendum siano il mezzo per fermare i progetti nucleari e la privatizzazione dell'acqua nel nostro paese. Eppure un altro referendum analogo si era tenuto nel 1987, con la netta maggioranza che si era espressa per il sì, contro lo sviluppo del nucleare. Ciò significa che la borghesia non recede dai suoi obbiettivi e, quando è in gioco il profitto, non si ferma difronte a nulla: né ad orrori come Chernobyl e Fukushima né difronte alla sua tanto decantata democrazia. È questo sistema, con le sue leggi economiche basate sull'accumulazione capitalistica, a determinare la corsa dell'umanità, guidata da una classe che le è nemica, verso le barbarie dello sfruttamento, della distruzione ambientale e della guerra, rispetto alle quali il nucleare è il riferimento comune tanto tragico quanto concreto.

    Per fermare i nemici dell'umanità non basta votare sì il 12 e il 13, ma bisogna pensare a costruire rapporti di forza adeguati contro di essi, in vista della loro sconfitta storica e della vittoria degli sfruttati. La stessa storia dei referendum in Italia lo dimostra: il divorzio, l'aborto e lo stop al nucleare nel 1987 non sarebbero stati ottenuti senza la forza dei movimenti di massa di allora.

    Prendiamo dunque esempio dalle mobilitazioni oggi in corso.

    Come quella del popolo della Val di Susa che da ormai 10 anni sta resistendo alla realizzazione della Tav, con blocco dei cantieri e barricate contro polizia e carabinieri che difendono le ditte appaltatrici dei lavori. O il popolo di Pianura e Chiaiano che si è opposto duramente alla realizzazione degli inceneritori nel loro territorio.

    O, più recentemente, come i lavoratori di Fincantieri, che si sono opposti ai progetti di chiusura e a 2500 licenziamenti, occupando i comuni di Sestri Ponente e Castellamare di Stabia, scontrandosi con le forze dell'ordine, organizzando manifestazioni in tutte le città dove sono presenti stabilimenti e ottenendo così il temporaneo ritiro di tali misure volute dai padroni.

    Questi sono gli esempi da cui dobbiamo trarre gli insegnamenti per continuare, anche dopo il 13 giugno, nella lotta contro la società capitalista.

    Profitti sull'acqua e olocausto nucleare: i padroni non si fermano difronte a nulla, anche noi non dobbiamo fermarci dal combatterli!

    Collettivo Tazebao – per la propaganda comunista

    Fonte

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