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Battere il padrone-Fincantieri, il governo Letta e la UE
è possibile solo con una lotta forte,
che si rivolga all'intera classe lavoratrice!

(6 Dicembre 2013)

Lavoratori, lavoratrici,
sulla questione-privatizzazioni mancava solo il carico da 90, ed è puntualmente arrivato.
E' arrivato con l'intervento del commissario dell'UE Rehn che pretende dal governo Letta: 1)tagli ancora più pesanti alla spesa pubblica, a cominciare dalla spesa sociale; 2)privatizzazioni più ampie e immediate. E tutto ciò fa gioco al governo proprio per stringere i tempi delle due operazioni.
Anche i dirigenti della FIOM si sono accorti di questa accelerazione, e si sono decisi a indire uno sciopero per il 12 dicembre con manifestazione a Roma per dire "No alla svendita-privatizzazione di Fincantieri", che metterebbe "a repentaglio i cantieri e con essi l'occupazione di migliaia di lavoratori".
Era ora!, verrebbe da dire, accogliendo e rilanciando l'invito "tutti a Roma!".
Ma questo appello alla lotta somiglia tanto ad un mezzo bluff, a una iniziativa una tantum, che non avrà seguito, decisa soltanto per mettere un po' di pressione (non troppa, comunque...) sul governo e magari sul futuro segretario del Pd, e per recuperare un po' del credito perduto tra i lavoratori.
Per bloccare l'offensiva combinata della direzione Fincantieri, del governo, dell'Unione europea e degli "investitori" nord-americani invitati da Saccomanni al grande banchetto, però, non possono bastare atti dimostrativi: ci vuole ben altro! Questo blocco di interessi capitalistici è determinato a perseguire la svendita dei salari, delle condizioni di lavoro, dei diritti operai, ad imporci una catena di sacrifici senza fine. E lo si può contrastare e battere sul campo solo con una lotta vera, dura, ampia, che è la sola ed unica arma vincente a disposizione dei lavoratori.
No, la lotta proletaria non è roba del passato. Ce l'hanno fatto vedere nelle scorse settimane i tranvieri di Genova (di Roma, di Livorno...), le popolazioni della cintura di Napoli massacrate dal biocidio, i lavoratori immigrati della logistica, irriducibili nonostante la repressione statale e padronale. Ce l'hanno fatto vedere gli operai della Electrolux, capaci di dare vita il 28 novembre a uno sciopero europeo di tutto il gruppo contro i licenziamenti in arrivo. E ce lo fanno vedere gli operai e gli sfruttati di paesi solo apparentemente lontani, dalle acciaierie dell'Egitto alle fabbriche tessili del Bangladesh e della Cina... Non c'è altra via per uscire dal tunnel sempre più buio in cui il sistema del capitale in crisi, sprofondato nella crisi più devastante della sua storia, ci ha costretti ad entrare e nel quale rischiamo di restare soffocati.

Lavoratori, lavoratrici,
sta a voi decidere se la giornata del 12 dicembre può (o no) essere trasformata nel momento iniziale della mobilitazione generale vera, forte, e non solo simbolica, di tutto il cantiere.
Ma in ogni caso per fermare l'attacco in corso sarà determinante ritessere stretti rapporti con gli altri cantieri del gruppo, costituendo un coordinamento operaio tra di essi, perché se ogni cantiere continuerà, come negli ultimi anni, a procedere per proprio conto lasciando libero il padrone di stato di mettere un cantiere contro l'altro, non ci sarà partita.
Per mobilitare tutte le energie dei dipendenti di Fincantieri, operai e impiegati, poi, bisogna unire, e non separare - come fanno FIOM, FIM e UILM - la lotta contro la privatizzazione e quella contro l'estensione del 6x6 e i peggioramenti che il padrone sta apportando all'organizzazione del lavoro. E bisogna rilanciare la denuncia e l'azione contro il super-sfruttamento e i metodi mafiosi che spesso imperano nelle ditte in appalto, per stringere in un solo fronte i dipendenti diretti di Fincantieri e gli operai degli appalti.
E poiché le privatizzazioni decise dal governo e dagli enti locali riguardano centinaia di migliaia di proletari di Eni, Grandi Stazioni, Sace, aziende di trasporto locale, dobbiamo mettere in cantiere assemblee operaie congiunte tra i lavoratori dei diversi settori sotto minaccia, a cominciare da quelli dei trasporti.
Ma si può e si deve guardare anche oltre. Perché il bisogno di dare finalmente una risposta forte, militante, ben organizzata all'attacco generale che stiamo ricevendo è sentito da una parte crescente della classe lavoratrice. Per questo, nel momento in cui anche a Marghera ripartirà la lotta, si tratti del 12 dicembre o di un altro giorno, questa lotta deve saper parlare all'intera classe lavoratrice con una lingua semplice: noi salariati, proletari, che produciamo l'intera ricchezza sociale lavorando sui materiali che ci dà la natura, e non abbiamo altra risorsa che le nostre braccia e i nostri cervelli, dobbiamo unirci contro il blocco degli sfruttatori e dei parassiti (padroni, governo, UE, borse, banche, dirigenti statali, etc.) che ingrassano, anche in tempi di crisi!, sul lavoro delle nostre braccia e dei nostri cervelli. Ed è solo la auto-attivazione e l'auto-organizzazione di massa, su larga scala che permetterà di unirci, e di rovesciare gli attuali rapporti di forza tra capitale e lavoro attraverso un potente seguito di lotte sui luoghi di lavoro e nelle piazze, la ripresa e la globalizzazione delle lotte e dell'organizzazione di classe sostenuta da un programma coerente con i bisogni vitali dei lavoratori.


5 dicembre 2013

Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri - Marghera

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