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(Call center e lotta di classe)

Bologna: il Tribunale reintegra i precari TIM

(27 Maggio 2005)

Vittoria per 27 interinali Tim, reintegrati dal tribunale di Bologna dopo anni di precariato e una vertenza legale.

Dopo due sentenze del 2003, che riguardavano due interinali occupati nel call center, sono seguite in questi giorni altre cinque sentenze, con le quali i giudici si sono pronunciati accertando che per altri 27 ex interinali, formalmente assunti da agenzie di fornitura di lavoro temporaneo ed inviati "in missione" presso la Tim, il contratto di lavoro utilizzato non era conforme alla legge.

Nella sentenza si afferma che i contratti dovevano essere formalizzati direttamente tra Tim e i singoli lavoratori, e che di conseguenza non era legittima non solo l'intermediazione operata dall'agenzia, ma anche la "temporaneità" dell'utilizzo dei lavoratori da parte della compagnia telefonica.

I giudici hanno dichiarato quindi che i lavoratori devono essere considerati ancora oggi dipendenti della Tim, che deve riammetterli in servizio pagando loro tutte le retribuzioni maturate dalla data in cui il rapporto di lavoro "temporaneo" era cessato al momento in cui rientreranno in servizio. La Tim ha utilizzato, dal 1998 a oggi, oltre un migliaio di lavoratori interinali presso il proprio customer care di Bologna, con missioni prorogate per 24 o 30 mesi, assumendone a tempo indeterminato solo alcuni.

Ma c'è anche il fronte delle mamme.
Tutti gli operatori lavorano, per turni, su un orario 8-22,34.
Tempo fa i sindacati hanno chiesto che alle operatrici in maternità fosse riservato l'orario 8,30-19, per tutelarle dallo stress del call center.
Non sortendo risposte dalla Tim si sono rivolti alla Asl di Bologna, che un mese e mezzo fa ha emesso una prescrizione che obbliga l'azienda a mettere le operatrici nella fascia di garanzia.
Ma non nè bastato: la Tim ha presentato ricorso al Tar dell'Emilia Romagna.
E le mamme continuano a fare i turni lunghi.

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