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Il consiglio di Enzo Apicella

(25 Giugno 2006) Enzo Apicella
Il 25 e il 26 giugno vota NO al referendum costituzionale sulla "devolution"

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Riflessioni su di un incubo angoscioso

Pensieri senza traccia di un’insegnante nella calda estate del 2006

(3 Luglio 2006)

Tentativo di investigare sul perchè non sia scontato che la valanga di No al Referendum riescano a salvare la nostra Costituzione e la nostra Scuola Statale

Non è scontato che la valanga di No al Referendum riescano a salvare la nostra Costituzione.
Il problema è che la Carta del ’48 già è stata più volte colpita, per cui ha bisogno di un risanamento, per poterla attuare veramente.

Dapprima è stata colpita in vario modo, senza che venissero apportate modifiche nel testo: ad esempio, con l’adozione del premio di maggioranza (tentativo già sconfitto nel lontano ’53, quando fu tentata la famigerata “legge truffa”) e con la scelta del sistema della elezione diretta del premier (poi anche a livello di Regione, di Comune e di Provincia), che viene nominato dal Presidente della Repubblica solo come atto formale, cosa che ha sminuito il potere del Presidente della Repubblica, ma anche dello stesso Parlamento, il cui valore è stato svuotato a vantaggio del Presidente del Consiglio, ecc.

E’ stata colpita in modo più profondo quando, con le modifiche apportate al Titolo V, si è cercato di attuare un sistema federale, per cui lo Stato si è visto spogliato di parte delle sue prerogative fondamentali, necessarie a garantire l’equità sociale, in materie fondamentali come l’istruzione, la sanità, ecc.

Un processo davvero curioso quello che è avvenuto nel nostro Paese con l’adozione del federalismo targato centrosinistra (quello attuale con cui comunque dobbiamo fare i conti)!
Nella storia, la scelta federativa ha avuto in genere una valenza progressiva, in quanto singoli Stati decidevano per lo più di unirsi per cooperare, mettendo insieme le proprie risorse, fondandosi in Unioni tenute insieme da comuni valori.
Il processo federativo in Italia, all’opposto, vede uno Stato già unito frammentarsi artificiosamente in più parti, demandando alla periferia prerogative che servono ad assicurare diritti che, in una vera democrazia e per la nostra Costituzione, devono essere uguali per tutti. L’art. 3 della Costituzione è calpestato in modo vistoso.
In un Paese come il nostro, dove prolifera la mafia ed i poteri occulti rendono difficoltoso il controllo e la legalità sul territorio, tale scelta poi appare ancora più incomprensibile per un governo di sinistra.

Il processo di trasformazione del nostro Stato, nato dalla Costituzione, in Repubblica a carattere federale è profondamente involutivo e contraddice in modo evidente la Carta del ’48.
Esso colpisce in modo profondo lo Stato di tutti, che, per la Costituzione deve coincidere con la Repubblica. Non è così con la concorrenza Stato - Regioni-Comuni – Province – Autonomie scolastiche - imprese.

A questo punto, una riflessione va fatta: i cambiamenti costituzionali favoriti dal centrosinistra vanno nello stesso senso di quelli del centrodestra. Entrambi tendono a rafforzare il potere dell’Esecutivo e della figura del Presidente del Consiglio a scapito di quello dell’istituto parlamentare; entrambi si adoperano per ridurre le prerogative sostanziali del Presidente della Repubblica; entrambi vogliono trasformare la Repubblica italiana in senso federale.
La differenza consiste solo nella maggiore radicalità del progetto della CdL, che aveva disegnato un vero mostro costituzionale, fondato sul potere monocratico dittatoriale del premier, mentre finora le modifiche proposte dal centro sinistra sono più “soft”.
Tutto sommato, non andavano comunque in tal senso le proposte di Gelli?


Ha affermato D’Alema, di fronte al risultato referendario: “Ora si deve aprire un confronto serio sul futuro istituzionale del Paese, sia sull’assetto federale che sulla legge elettorale”, come pubblicato da Centomovimenti del 27 giugno.
E’ seguito il solito tam-tam sui cambiamenti alla Costituzione, già annunciati durante la tiepida campagna referendaria condotta dai moderati.
Magari si vogliono tentare altre bicamerali, “buonismo buonsensista” mieloso a raffica.
Salvata la Costituzione, uccidiamola con una nuova modifica condivisa.
Gli ambienti moderati dell’Unione ben poco hanno contribuito alla campagna referendaria ed ora vogliono scippare ai cittadini la vittoria, negando il vero significato del voto popolare.


Molte persone, pur sofferenti per le numerose vessazioni ricevute negli anni di “berlusconismo” apparsi interminabili, non si aspettavano granché dal nuovo governo di sinistra, che hanno votato.
Hanno tuttavia ricevuto come una frustrata in pieno volto e sono rimasti esterrefatti nei confronti dei primi atti del nuovo Governo, che si traducono in un sostanziale continuismo di azione, rispetto a quello passato.
Le numerose dichiarazioni in senso collaborativo, espressa nei confronti del centro destra e la noncuranza arrogante nei confronti delle richieste espresse dalla massa dei propri elettori, che hanno riposto col loro voto, nonostante tutto, nel nuovo governo la propria speranza di cambiamento, per riprendere un percorso democratico che puntasse sulle forze positive e sane, esistenti nel Paese, e che, tramite i movimenti, avevano espresso la loro volontà di partecipazione alla neo-ricostruzione di uno Stato sempre più in rovina (contraddicendo con il loro operato i luoghi comuni espressi dai mass media sul preteso qualunquismo di massa, l’assenteismo nei momenti di partecipazione, il rifiuto della politica, ecc.), stanno generando un’ondata di malcontento montante tra tanti che ormai non accettano più di pagare altri tributi.

Alle elezioni politiche il centro sinistra ha giustificato le sue scelte con lo slogan: “L’Italia è spaccata a metà”.
Al Referendum c’è stata una vera e propria valanga di NO. Non se l’aspettavano i moderati dell’Unione e d’altra parte niente avevano fatto per ottenere questo risultato, se non dichiarazioni pubbliche controproducenti per il No.
Nonostante il risultato, essi, con noncuranza, esprimono oggi le stesse dichiarazioni preparate alla vigilia del voto, riassumibili nell’espressione: “Battuto il disegno federale della destra, costruiamo un progetto federale con la destra”.
Nello stesso tempo il Ministro dell’Istruzione rinvia a tempo indeterminato la riforma moratti “congelandola”, per poi cesellarla col “cacciavite”, lasciando di ghiaccio (quello sì) il mondo della scuola che dovrebbe attendere la nuova opera d’arte targata moratti, autori la coppia Fioroni-Bastico. Veramente la proposta è più confusa, perché si parla di “congelamento” e poi di “smontaggio”…boh!.. alla fine il risultato è espresso con immagine meno fine, ma grosso modo la proposta è lo stessa, ci dovremmo tenere la moratti ma convincendoci che è un’altra cosa.

Ma cosa c’è dietro quest’atteggiamento di stampo autoritario del nuovo governo, che riscontriamo in ogni campo, dalla politica scolastica, a quella estera, a quella interna, a quella istituzionale, ecc.? Cosa c’è dietro questo comportamento così lontano dalla cultura tradizionale della sinistra in Italia (mai limpida, ma dentro determinati limiti) e che progressivamente si sta aggravando nel tempo, con andamento esponenziale, dall’ultimo ventennio del secolo scorso?

So che domande di questo tipo sono di un’enorme complessità e che si può rispondere solo in modo estremamente articolato e documentato con studi e approfondimenti.

Avendo nel corso degli anni appreso con l’esperienza che pure gli interessi soggettivi ed i rapporti interpersonali concorrono anch’essi nella formazione delle decisioni politiche e ne sono al contempo spia, un brivido mi prende quando improvvisamente riaffiorano alla mia memoria una serie di avvenimenti divulgati dai mezzi di informazione.
Ricordando soltanto alcuni avvenimenti di quest’anno, mi ha profondamente colpita un fatto, segnalato dagli organi d’informazione.

In quest’anno 2006 è stato messo a punto il più gran numero di sdoganamenti, da entrambi gli schieramenti. La destra, ha fatto entrare nelle liste i gruppi neofascisti e neonazisti. Ma l’Unione non è stata da meno.
E’ stato un crescendo: dapprima l’ex pupillo di Craxi Ugo Intini, poi l’esponente di AN Domenico Fisichella, il forzista napoletano Sergio De Gregorio. Ma il risultato più significativo l’ha messo a fuoco (e come poteva essere diversamente) Linda Giuva D’Alema, consorte di Massimo, che a Pistoia ha accolto con una prolusione all’Archivio di Stato di Pistoia il passaggio di Licio Gelli nella area del centrosinistra, come benefattore pubblico, avendo questi donato il proprio archivio di famiglia.
Nell’occasione, il Comune di Pistoia, medaglia d’argento per il contributo dato alla Liberazione, protestò per la sciagurata scelta, lesiva della storia della città e per la presenza di Linda Giuva D’Alema , che aveva relazionato al convegno insieme allo storico della massoneria Aldo Mola, intimo e biografo di Gelli.

Per chi non ricordasse propongo di leggere attentamente ciò che è stato segnalato da Voce della Campania, che, in particolare per l’occasione ha intervistato il “venerabile” (lettura interessantissima) e da Beppe Grillo

E’ lecito, mi sembra, chiedersi se esista un nesso tra l’accoglimento di Gelli, in veste di uomo benevolente nei confronti del centrosinistra e quanto sta accadendo. Sono avvenimenti che generano incubi angosciosi. Dalla Resistenza ad oggi mai ci siamo trovati in una situazione così terrificante, ma abbiamo il dovere di conservare la necessaria lucidità e di comprendere. Quando il cittadino, anziché essere vigile, ha preferito fare lo struzzo, hanno avuto spazio i tentativi di avventure di stampo autoritario.

E’ un caso che per l’Istruzione sia stato scelto Giuseppe Fioroni, medico, completamente a digiuno dei problemi della scuola, per un Ministero tanto delicato da essere rifiutato da tanti, che precedentemente sembravano ambirlo, come ad esempio, Mastella? Come mai proprio Fioroni? E’ stato risposto: per favorire la scuola privata. Bene, ma tanti della Margherita, esperti di scuola, avrebbero potuto offrire la stessa garanzia. Nella sua biografia troviamo che è vicino a Ruini e si è formato come giovane democristiano, crescendo politicamente con Andreotti. Ci sarà un nesso?

I timori che, di tanto in tanto, mi assalgono sono da brivido.
Guai però a terrorizzarsi! Sappiamo che la posta in gioco è molto alta e non possiamo permetterci di sottrarci a giocare la partita.
La posta è il futuro della nostra giovane democrazia.
La consapevolezza che la lotta per salvare la Costituzione coincide con quella per salvare la Scuola Statale si è fatta strada da diverso tempo in molte coscienze. Tante sono le voci di sdegno che abbiamo ascoltato in questi giorni, di fronte ai gravi fatti che stanno accadendo e diventano sempre più numerose
Come insegnanti, il nostro contributo lo diamo lottando strenuamente per la Suola dello Stato. Siamo stanchi, ma non possiamo demordere, anzi siamo ancora più arrabbiati!
Prepariamoci per settembre!

Gemma Gentile

Fonte

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