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SIAMO TUTTI CANDIDATI!

Per una coalizione operaia contro la politica

(2 Dicembre 2017)

Tempo di elezioni, e di liste.
Quelle dei resuscitati di destra e di sinistra, degli onesti, dei pazzi.
Tutte impegnate a riportare al voto gli sfiduciati ed i delusi della “comunità del rancore”, perchè impauriti dai loro
“cattivi pensieri”.......
SIAMO TUTTI CANDIDATI.
per una coalizione operaia contro la politica

Noi non facciamo politica.
Perchè rappresentiamo interessi di classe inconciliabili ed incompatibili con l'intera architettura sociale dominante,
con i suoi strumenti e le sue forme di funzionamento.
Per questo non partecipiamo alla “vita democratica”, ai suoi riti, alle sue elezioni, ai suoi referendum, ai suoi parlamenti.
Non siamo per il “civile confronto” ma per lo scontro di classe,
con tutti i mezzi necessari e storicamente determinati.

Non prevediamo candidati, perché non votiamo,
e non votiamo perché non crediamo utilizzabile né conveniente la tribuna parlamentare, ridotta ad istituzione di ciance al servizio del vincolo europeo,
nemmeno per la denuncia e l'agitazione.
Non abbiamo “programmi elettorali” da presentare, perché sono chiacchiere destinate ad essere sconfessate dalle determinazioni economiche oggi sempre più sovranazionali,
o promesse da sagra paesana.

Il nostro programma è la rottura dell'ordinamento sociale costituito, ed ogni partecipazione a lotte e movimenti della contingenza è subordinata a questo obiettivo strategico.
La “partecipazione” parlamentaristica non serve oggi alla trasformazione sociale che trova nella coalizione di classe e non nella “coalizione politica” la propria forma di espressione.
“Partecipare” oggi vuol dire soltanto tentare, con scarse possibilità a fronte di un simile astensionismo, di risollevare la bandiera della borghesia della “democrazia delegata”, ormai in via di definitiva trasformazione in democrazia imperialista, capace di fare a meno anche delle sue stesse “maggioranze”.

Non abbiamo bisogno neanche di nuove “coalizioni elettorali”, né dall'alto, né dal basso, perché entrambe tentano un utopistico recupero dell'astensione in zona Cesarini, con il solo certo risultato di nuovi abbandoni e scoramenti susseguenti a “risultati” deludenti.

E poi, quali sarebbero queste “novità”?
I 5 stelle a dura prova nelle metropoli
e alla rincorsa del voto leghista e di destra?
I resuscitati di M.d.P., di S.I. e i copioni di “Possibile”, frequentati da guerrafondai, ex primi ministri ed affini.
Chi fa campagne elettorali sulla pelle delle donne, dei pensionati, dei migranti, degli animali?
O gli ultimi arrivati, i “pazzi” probabilmente sinceramente animati, ma poco accorti ad una corretta lettura del movimento reale (vedasi risultati refrendum finanziamento pubblico partiti-referendum acqua, referendum costituzionale etc) ed alle lezioni storiche ( innumerevoli “sinistre unite” e “democrazie proletarie” trombate...).

La realtà è che queste “novità” hanno un solo merito, quello di far chiarezza anche all'interno del cosiddetto “movimento”, tra chi fa una scelta di campo rivoluzionaria e chi no.
E la scelta di campo rivoluzionaria non può avere nulla a che vedere con le sinistre di stato, quelle che hanno fatto la guerra in Jugoslavia, ma anche contro di noi con la legge Treu, la Turco-Napolitano, l'abolizione della scala mobile e dell'art.18, la legge Fornero etc.

Ma non ha nulla a che vedere neanche con raccogliticci assemblaggi intermedisti che dureranno lo spazio di una stagione metereologica ed elettorale.
Non abbiamo bisogno di pazzie.
Certo c'è bisogno di passione, ma anche di scienza applicata, fredda perché non ha paura di guardare in faccia una realtà negativa, incurante di desideri, nostalgie e personalistici bisogni, applicata perché diventa metodo analitico, visione generale, prodromo all'azione diretta di classe.

Si tratta di comprendere un movimento reale che sta trasformando la democrazia borghese per adeguarla alle nuove velocizzazioni e funzionalità della società 4.0,
utilizzandone ogni contraddizione di sistema,
come l'odierno astensionismo di massa.

Si tratta di muovere verso la coalizione operaia,
basata sulla comunanza delle condizioni
di lavoro e di vita tra lavoratori autoctoni e migranti,
e di trasformarla in coscienza di classe,
ed in organizzazione indipendente.
Si tratta di lavorare ad una nostra autonoma politica di classe, espressione del rapporto dialettico tra la nostra teoria e la sua trasposizione nell'azione diretta.

Pino ferroviere

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