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(18 Novembre 2009) Enzo Apicella
Il senato approva la privatizzazione dell'acqua.

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Venezia: Rischiano da 1 a 7 anni di carcere

per aver manifestato contro la privatizzazione dell'acqua

(30 Agosto 2005)

Rischiano da 1 a 7 anni di carcere solo per uno dei reati per i quali sono indagati: sono quattro sindacalisti che giovedì 25 novembre dell'anno scorso parteciparono piuttosto "vivacemente" ad uno dei più drammatici Consigli comunali su Nes. Violenza o minacce a corpo politico o amministrativo o giudiziario: reato punibile con pene che vanno da 1 a 7 anni; se ci si aggiunge pure l'oltraggio e l'aggravante che il reato sarebbe stato commesso da 5 persone o più, si arriva ad un "monte-ore di galera" che solo degli ottimi avvocati possono tentare di scalare per evitarlo ai propri clienti.
In questo caso i clienti sono Maurizio Contavalli e Nicola Tonolo del sindacato autonomo Fiadel, e Roberto Centasso con Sergio Sorarù della Uil che anno ricevuto un avviso di garanzia alla fine delle indagini preliminari coordinate dal pm Michele Maturi.
La sera dello scorso 25 novembre si stava svolgendo a Ca' Farsetti uno degli ultimi consigli comunali della giunta Costa, che già si stava dibattendo nell'avvelenato clima preelettorale; oggetto di discussione la delibera per la fusione di Vesta in Nes, la holding che avrebbe dovuto nascere in seguito all'unione di 12 ex municipalizzate che si occupano di rifiuti, acqua e verde pubblico.
Il 25 novembre scorso tutti sapevano che la grande Nes era già sulla via del tramonto - anche perché le possibili partner erano già ridotte a 4 - ma sindaco, assessore alle Aziende Pubbliche Ugo Campaner e presidente di Vesta, Andrea Lolli, sostenevano ancora a spada tratta l'operazione che, invece, i sindacati (pur con qualche distinzione), e moltissimi consiglieri comunali avversavano da mesi con una guerra di posizione durissima.
Da una parte i sostenitori erano convinti che Nes sarebbe stata la soluzione per salvaguardare i servizi offerti ai cittadini (un'aggregazione, dicevano, si impone per resistere nel mercato sempre più aggressivo e caratterizzato ormai da multinazionali o comunque da grosse aggregazioni nazionali); dall'altra sindacati e consiglieri comunali erano convinti che - com'era stata impostata - sarebbe stata l'ennesima operazione per aprire un nuovo settore ai privati, con la conseguenza di aumentare le tariffe, diminuire la qualità dei servizi e l'occupazione.

Già nel corso del Consiglio comunale precedente, il 5 novembre, c'erano state le prime contestazioni: la giunta, in difficoltà, era riuscita a far approvare la proposta del sindaco Paolo Costa che chiedeva il rinvio al 25 per approfondire ulteriormente il percorso di aggregazione e sperando che nel frattempo i futuri partner friulani si decidessero ad aderire.

Si arrivò al 25 in un clima arroventato dalle polemiche: l'aula era gremita di sindacalisti e lavoratori che riempivano anche il salone al piano terra e la fondamenta di fronte a Ca' Farsetti.
«Venduti! Buffoni! Fascisti! Infami! Tutti fuori dai c... » era uno degli slogan urlati ai consiglieri comunali, agli assessori e al sindaco Paolo Costa.
Tanto che la maggioranza di centrosinistra, anche perché incalzata dall'opposizione, è stata costretta al voto per appello nominale, così che fosse chiaro chi avrebbe approvato la delibera di fusione di Vesta in Nes.
Alla fine la delibera passò, provocando anche una profonda spaccatura interna a Rifondazione Comunista.
Fu, però, un magro successo dalla giunta Costa perché appena due mesi dopo Nes naufragò definitivamente dopo che il Consiglio di amministrazione di Vesta, l'ultimo giorno utile, non riuscì a deliberare per mancanza di numero legale.

Non si sa ancora chi ha denunciato i quattro sindacalisti, la sera del 25 novembre il comandante della Polizia urbana, Francesco Vergine, commentò: «Sono volate bestemmie, minacce e offese pesanti, anche al sindaco, ora vedremo», mentre gli agenti procedevano a identificare Contavalli , Tonolo, Centasso e Sorarù tra i tanti presenti. Può essere, dunque, che sia stata la stessa Polizia municipale a presentare l'esposto.

«Quella serata certo non è stata edificante, anche per il comportamento di parecchi esponenti sindacali, ma si tratta comunque di vicende di carattere politico che poi si sono risolte in altro modo rispetto a quanto deciso - commenta Pietrangelo Pettenò che, come consigliere di Rifondazione Comunista, fu uno dei più attaccati e insultati, assieme al prosindaco Gianfranco Bettin. - Voglio dire che non si può pensare di affrontare queste cose con l'intervento della magistratura».

Dello stesso parere è anche il leader dei Verdi, Gianfranco Bettin: «Sono state dette frasi intollerabili e inaccettabili soprattutto al sottoscritto, però sono cose che succedono nella vita politica. Se ogni volta che succedono fatti del genere si procedesse con le denuncie, si dovrebbero tenere i consigli comunali e regionali dentro a delle camere stagne inaccessibili. Io spero sinceramente che il Comune lasci perdere».

Il sindacato, intatto, è già sulle barricate: «Il Consiglio comunale di venezia ha affrontato vari problemi della città, e spesso si sono verificati momenti di critica, anche forte, fa parte del concetto della democrazia - dice Daniele Zennaro, segretario Uil Trasporti. - Motoscafisti, gondolieri, Comitato della casa hanno attuato manifestazioni di protesta ben più violente, e non mi risulta che ci siano state denunce penali contro lavoratori critici con la linea dell'amministrazione comunale. Questo è preoccupante e meraviglia per una giunta di sinistra».

Elisio Trevisan (IL GAZZETTINO Mercoledì, 24 Agosto 2005)

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