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Per i tre operai della Fiat

Per i tre operai della Fiat

(25 Agosto 2010) Enzo Apicella
Melfi. La Fiat licenzia tre operai, il giudice del lavoro li reintegra, la Fiat li invita a rimanere a casa!

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Solidarietà a Vittorio Granillo!!!

(9 Gennaio 2008)

Esprimiamo la nostra più sentita solidarietà a Vittorio Granillo e allo Slai-Cobas di Pomigliano d'Arco (NA), vittime dell'ennesimo licenziamento punitivo.

Questo nuovo attacco repressivo rientra a pieno titolo nel cosiddetto "piano Marchionne", grazie al quale il padronato si propone di azzerare le libertà sindacali nello stabilimento Fiat di Pomigliano e nelle aziende collegate, innanzitutto procedendo con la serie di licenziamenti che da anni colpiscono i sindacalisti non allineati al padrone e in particolare i militanti dello Slai-Cobas.

La strategia padronale è chiara: da un lato avviare il ridimensionamento occupazionale dell'insediamento Fiat di Pomigliano (delle aziende collegate e dell'indotto), dall'altro imporre uno sfruttamento intensivo del lavoro operaio attraverso la completa "melfizzazione" dello stabilimento, l'aumento vertiginoso dei ritmi, la definitiva liberalizzazione dei turni, degli straordinari e dei contratti "flessibili".

All'incremento dei profitti corrisponderà la disoccupazione e/o il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli operai (della Fiat, delle aziende collegate e dell'indotto).

L'"ammodernamento" di cui blaterano i padroni è appunto l'imposizione di "nuovi" e più intensi livelli di sfruttamento: è la "modernità" che affina le tecniche di controllo sui lavoratori, la "modernità" dei ritmi esasperati e della "flessibilità ", è la "modernità" del logoramento psico-fisico e della "sindrome del tunnel carpale"!

Per porre in atto questa drastica ristrutturazione capitalistica e prevenire - stroncandola sul nascere - la sacrosanta risposta operaia, le direzioni aziendali della Fiat e delle aziende collegate stanno cercando di mettere i lavoratori nell'impossibilità di difendersi e costringerli alla rassegnazione.

La tattica adottata mostra con quale scientifica determinazione i padroni perseguano i loro obiettivi: a) si ricattano gli operai agitando l'eventualità di un drastico ridimensionamento dello stabilimento (e dell'indotto) per far loro accettare come un "male minore" la ristrutturazione e il conseguente... drastico ridimensionamento dello stabilimento; b) si accelera il processo di "eliminazione" dei sindacalisti che difendono coerentemente i diritti dei lavoratori e sono pertanto considerati "scomodi" dall'azienda; c) con la scusa della "formazione" si chiude lo stabilimento per due mesi (almeno...), in tal modo si prova stemperare il potenziale della lotta operaia, i lavoratori da colpire vengono colti nell'isolamento di uno stabilimento chiuso, viene interrotta la comunicazione operaia, si impedisce la mobilitazione e l'aggregazione di massa sul luogo di lavoro (in più si tenta di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri con l'indottrinamento su "rendimenti e premi"); d) dulcis in fundo: si rilancia la "concertazione" suscitando l'approvazione entusiastica (e gli appetiti) dei sindacati collaborazionisti.

Quest'ultima mossa ha avuto un peso determinante nel consentire ai padroni di "pianificare" e avviare l'iniziativa antioperaia. Anche in questa particolare occasione, infatti, la "concertazione" sta svolgendo la sua funzione istituzionale: assicurare una "tranquilla" ristrutturazione padronale, "gestire" le contraddizioni dividendo i lavoratori e disperdendo il loro potenziale di lotta, trasformare il sindacato in cinghia di trasmissione dell'attacco capitalistico, legare le mani agli operai mentre i padroni colpiscono con forza e cinismo. Senza il solerte aiuto dalle organizzazioni sindacali "concertative" (CGIL, CISL, UIL, UGL, FISMIC), del Governo Prodi, delle istituzioni locali (Comune, Provincia, Regione) e dei partiti della cosiddetta (finta) "sinistra radicale" (PRC in primis), sarebbe stato impossibile concretizzare in così poco tempo un'enormità come il "piano" antioperaio di Marchionne.

Del resto, una domanda sorge spontanea in tutta la sua banalità: quale sindacato dei lavoratori, che non sia un sindacato venduto e giallissimo, accetterebbe placidamente la chiusura per due mesi di uno stabilimento (fosse anche minuscolo e non gigantesco come quello di Pomigliano), senza - peraltro - avere una qualche seria garanzia circa le reali intenzioni dell'azienda e la sorte dell'indotto???

Il licenziamento di Vittorio Granillo, dunque, ci ricorda che la posta in gioco di quanto sta accadendo a Pomigliano è ampia, generale, riguarda l'intera sinistra di classe. La posta in gioco è la possibilità di fronteggiare la più complessiva aggressione padronale in corso, impattando realmente con la sua quotidiana e spietata materialità, in fabbrica e sui territori. Riuscirci significa costruire le condizioni necessarie per affermare, concretizzare e generalizzare, la pratica dell'autorganizzazione di classe: innanzitutto difendendo esperienze come quella dello Slai-Cobas e schierandoci a fianco di tutti i lavoratori che non accettano supinamente le pretese padronali.

Solidarietà allo Slai-Cobas, a Vittorio Granillo e a tutti i lavoratori colpiti dai licenziamenti!

Contro la "concertazione" filopadronale, rilanciamo l'autorganizzazione di classe!

Costruiamo percorsi unitari di lotta contro licenziamenti, precarietà e repressione!

Contro il Governo antioperaio di Prodi, Bertinotti e... Marchionne!

Per l'unità internazionale di tutti gli sfruttati!


Napoli, 6 gennaio 2008

NETWORK AUTORGANIZZATO PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA
Collettivo internazionalista di Napoli
C.S.O.A. "Terra Terra" (Soccavo - Napoli)
INTERFACOLTA' (Coordinamento dei Collettivi Universitari Napoletani)
Vesuvio Zona Rossa (Comuni Vesuviani)

Fonte

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