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Se ero tibetano...

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(14 Agosto 2012) Enzo Apicella

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A Lucera c’è una fabbrica occupata...

(13 Marzo 2008)

La Metalsifa di Lucera è un’azienda come tante.
Figlia dei fondi della Cassa del Mezzogiorno negli anni Settanta, prodotto tipico del capitalismo assistito italiano, per vent’anni dipendente dalle forme più diversificate del finanziamento pubblico.
Con un organico di 150 operai ridotto a 47 non appena agli imprenditori è venuta a mancare la stampella dello Stato.
Un’azienda come tante, dove alla cassaintegrazione per gli operai corrispondevano gli straordinari degli impiegati. Salvata dai suoi stessi dipendenti” e dalle polizze assicurative durante due “alluvioni. Ed infine formalmente chiusa nel luglio del 2007.

Il 29 settembre 2007 i dirigenti della Metalsifa sono giunti ad un accordo con le rappresentanze di base dei lavoratori. Un accordo che prevedeva il passaggio della gestione produttiva agli ex-dipendenti riuniti in Cooperativa. Qualche tempo dopo, la direzione è tornata a battere cassa: ha chiesto alla Cooperativa un affitto di stabilimenti e macchinari di 180mila euro annui (che richiederebbe garanzie sui beni personali dei lavoratori stessi). E ha rotto le trattative, rifiutandosi di trovare punti di convergenza con gli operai.

Da qualche giorno gli operai della Metalsifa hanno occupato la fabbrica.
In lotta per il rispetto degli accordi. Per un diritto sacrosanto, sancito dalla logica prima che dalla carta bollata. In lotta, nel silenzio imbarazzato delle istituzioni, dei partiti della (fu) sinistra per la propria dignità, individuale e di categoria. Per il proprio presente e per l’avvenire.

Il pronto intervento dei carabinieri ha tentato di “ristabilire l’ordine”.
Ma quale ordine?
L’ordine del furto, del raggiro, dell’appropriazione indebita.
L’ordine del profitto basato sul ricatto, sulla disperazione, sulla fame. L’ordine del caos.

Come disoccupati, studenti, precari, impiegati dell’immenso ventaglio contrattuale delle leggi capestro, siamo solidali con la lotta dei lavoratori della Metalsifa.
E chiediamo che sempre più categorie di cittadini e lavoratori facciano sentire la loro voce.
Contro l’idea padronale di un futuro fatto di terra bruciata, accordi non rispettati e strapotere dirigenziale.

Riprendiamoci il nostro futuro.

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