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Per difendere e rilanciare il contratto nazionale di lavoro

Contro l’accordo tra Confindustria, governo Berlusconi, CISL, UIL, UGL del 22 gennaio 2009

(20 Febbraio 2009)

Il 22 gennaio scorso Confindustria, governo, CISL, UIL, UGL hanno sottoscritto l’“Accordo quadro per la riforma degli assetti contrattuali” per ridefinire il modello della contrattazione collettiva, sostituendo quello introdotto con l’accordo del 23 luglio 1993. La CGIL non ha firmato (anche se nel maggio del 2008 aveva sottoscritto con CISL e UIL una bozza non dissimile da quella approvata).

Il risultato di questa “riforma” è quello di peggiorare la contrattazione collettiva indebolendo il contratto nazionale (CCNL) per realizzare un nuovo, ennesimo, trasferimento di ricchezza dai salari ai profitti attraverso l’incentivazione del c.d. “salario di produttività” ovvero i premi legati al raggiungimento degli obbiettivi aziendali (produttività, redditività, qualità…).
Non per nulla Confindustria, nella sua proposta del settembre 2008, dichiarava che in Italia la “vera emergenza nazionale” è quella della produttività (ovvero, del profitto): chi pensava che in Italia la vera emergenza sia quella di trovare un lavoro decente, con un salario decente e con un decente livello di sicurezza, evidentemente, “si sbaglia”.

Che nei 15 anni in cui ha funzionato il “modello del 1993” (della “concertazione) i lavoratori abbiano gradualmente perso salario non è confermato solo dalle statistiche, ma anche dalla quotidianità. Questa perdita di potere di acquisto si è realizzata per 2 cause principali: 1) l’abolizione definitiva, dal 1992, della “scala mobile” (il meccanismo di rivalutazione automatica del salario in base all’aumento del costo della vita) e 2) l’introduzione massiccia, soprattutto attraverso i due passaggi legislativi del “Pacchetto Treu” (legge 196 del 1997, centro-sinistra) e della legge 30 detta anche legge Biagi (del 2003, centro-destra) di una quota enorme di lavoro precario (soprattutto per i giovani), di lavoro sottoposto al ricatto quotidiano del licenziamento.

L’attacco ai lavoratori si è realizzato grazie ad uno schieramento sindacale, politico e istituzionale sostanzialmente trasversale che non ha esitato - e non esita - ad annullare decenni di conquiste del movimento dei lavoratori pur di garantire profitti e rendite per i capitalisti in nome del dogma del “mercato” e della “competitività delle imprese”, malgrado questo dogma abbia condotto a devastanti crisi economiche e finanziarie come quella di cui oggi tutti parlano all’indomani dei crolli di Wall Street.
I padroni, con il pretesto della crisi, pretendono miliardi di euro dallo Stato (attraverso sovvenzioni, sgravi, incentivi, rottamazioni…) e mano libera nello sfruttamento dei lavoratori anche grazie a questo accordo.
Ecco cosa è previsto:

1) Cambiano i tempi per i rinnovi: da 2 a 3 anni per la parte economica, da 4 a 3 anni per la parte normativa. Questo significa maggiore ritardo nell’adeguamento salariale all’aumento dei prezzi (ovvero ulteriore perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni) e maggiore frequenza nel peggioramento dei diritti dei lavoratori.

2) Per l’adeguamento dei salari all’aumento del costo della vita si passa da una previsione arbitraria (l’inflazione programmata dal Governo) ad un’altra previsione arbitraria (l’IPCA, Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) “depurata” dell’inflazione derivante dai costi energetici (benzina, metano…) che verrà così integralmente scaricata sui lavoratori.

3) Si prevede un giro di vite contro il diritto di sciopero per garantire la “tregua sindacale” durante il negoziato affinché nessuno osi disturbare il Governo, il padronato e i loro amici sindacali mentre “rinnovano il contratto”. Lo sciopero non deve essere uno strumento per sostenere le rivendicazioni dei lavoratori; deve essere fatto lontano dalla trattativa, quando non serve.

4) Deve crescere il più possibile l’importanza del secondo livello (“decentrato”) della contrattazione a discapito del primo livello (nazionale) perché si vuole che eventuali aumenti salariali siano strettamente collegati all’aumento della produttività (aumento a cui noi ci opponiamo perché significa maggiore sfruttamento dei lavoratori e perdita di posti di lavoro).

5) I padroni vogliono incentivi ed esenzioni di tasse e contributi da parte dello Stato su tutto quanto riguarda il “salario di produttività”. Si chiede che siano i cittadini con le proprie tasse (che pagano soprattutto i lavoratori dipendenti) a sostenere l’aumento della produttività e dei profitti.

6) Si prevedono “deroghe” - ovviamente peggiorative - al CCNL per “particolari” situazioni territoriali e aziendali. La contrattazione di secondo livello tende a non essere più, quindi, “integrativa”, ma “sostitutiva”.
Questo apre la strada a contrattazioni territoriali (ad es. su base regionale) che reintroducono di fatto le “gabbie salariali” abolite nel 1969, ovvero le diversificazioni salariali tra una zona e l’altra del paese anche a parità di inquadramento. Il tutto per aumentare ancora di più la “guerra tra poveri” e una rincorsa al ribasso (del salario) senza fine.

7) Nuovo “giro di vite” per quanto riguarda il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Potrà scioperare solo chi aggrada a lor signori e quando loro vorranno. Il ministro Sacconi sta per presentare in Parlamento un decreto - probabilmente incostituzionale, giacché il diritto di sciopero è individuale - che limita questo diritto solo alle organizzazioni che hanno almeno il 50% di rappresentatività.

8) A tal proposito, entro tre mesi verrà proposto un nuovo modello di rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro per superare, ovviamente in senso peggiorativo, le attuali RSU.

I padroni sferrano questo nuovo attacco al lavoro dando una spallata alle conquiste che il movimento dei lavoratori aveva strappato fino alla metà degli anni ‘70. Il progressivo smantellamento della contrattazione nazionale (CCNL) e lo spostamento su un secondo livello che ha solo un’esigua minoranza dei lavoratori (meno del 20%) colpirà tutti, ma soprattutto i giovani tra i quali è molto diffuso il precariato (che ovviamente non accede alla contrattazione decentrata). Ma verranno colpiti anche quei pochi lavoratori che la contrattazione decentrata ce l’hanno ancora.

I lavoratori possono e debbono opporre in ogni modo e in ogni circostanza il loro più energico rifiuto, rispedendo al mittente un accordo la cui qualità emerge con chiarezza anche dal semplice fatto che non lo si vuol neppure far discutere ed approvare ai lavoratori (evidentemente per evitare di essere presi ad uova marce o a bullonate come nel 1992-‘93).

In tutte le assemblee i lavoratori facciano sentire la loro voce e la propria forza ostacolando con ogni mezzo l’approvazione a questo accordo.

Febbraio 2009


Domenica 22 febbraio 2009 - ore 10
a Marina di Massa (Ronchi)
c/o Centro Culturale “Pablo Neruda”, via Stradella 57d

SEMINARIO

di approfondimento sulla storia della contrattazione nazionale (CCNL) e della rappresentanza sui luoghi di lavoro da inizio secolo al fascismo e dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Dal secondo dopoguerra alle vittorie degli anni ’60-’70. La svolta dell’EUR e la politica dei redditi. L’attacco al salario e al CCNL con l’abolizione della “scala mobile” e gli accordi del 1993. Pacchetto Treu e Legge Biagi. L’attacco in corso.

Venerdì 27 febbraio 2009 - ore 21
a Marina di Massa (Ronchi)
c/o Centro Culturale “Pablo Neruda”, via Stradella 57d

ASSEMBLEA-DIBATTITO

contro l’accordo del 22 gennaio 2009 sul modello di contrattazione nazionale
Questi due incontri, di diverso taglio, possono essere occasioni per un confronto e una maggiore conoscenza tra lavoratori e delegati che non intendono rassegnarsi al quotidiano peggioramento delle condizioni di lavoro
Promuovono:
Primomaggio (foglio per il collegamento tra lavoratori, precari, disoccupati)
Collettivo lavoratrici e lavoratori della sanità Massa e Versilia
Comitato di solidarietà e sostegno a Dante De Angelis

Per info:
WEB: http://xoomer.virgilio.it/pmweb
EMAIL: primomaggio.info@virgilio.it

Primomaggio (foglio per il collegamento tra lavoratori, precari, disoccupati)
Collettivo lavoratrici e lavoratori della sanità Massa e Versilia
Comitato di solidarietà e sostegno a Dante De Angelis

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