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L'umore di Moody's

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(18 Giugno 2011) Enzo Apicella
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Il pogrom del lavoro.

I lavoratori in bilico tra crisi, ristrutturazione capitalista, integrazione sindacale, democrazia autoritaria.

(9 Maggio 2009)

Dicono che siamo in crisi, ma noi, in crisi, ci siamo sempre stati.
La crisi e’ la loro, ma la stanno facendo pagare a noi,
con i licenziamenti, la cassa integrazione,
la disoccupazione, la precarieta’.
La stanno facendo pagare alla nostra vita, al nostro lavoro.
Ai nostri diritti, alle nostre conquiste, alle nostre liberta’.
Ci stanno sfogliando come un carciofo.
I padroni ci attaccano, i politici ci ingannano,
i sindacati ci svendono.
Tutti parlano di democrazia ma capiscono solo la forza.

E’ ora di riprendere la parola, e l’azione!
E’ ora di collegarci, di organizzarci, di lottare!

Se non vogliamo pagarla noi la crisi,
la dobbiamo far pagare a loro.
Cara!

Morti, feriti, mutilati.
Abolizione contratto nazionale e diritto di sciopero.
Meno salario- aumento eta’ pensionabile- scippo del t.f.r..

IL POGROM DEL LAVORO
I lavoratori in bilico tra crisi, riformismo antioperaio, integrazione sindacale, democrazia autoritaria.

La crisi accelera la ristrutturazione sociale e la lega alle riforme di sistema.
Lo snellimento dell’apparato burocratico dello stato, la sua funzionalizzazione ai processi di cessione di sovranita’ al blocco economico europeo fa il paio con l’attacco terminale, definitivo alle residue rigidita’ normativo-contrattuali del mercato del lavoro.
La spoliazione del carciofo dei diritti e delle conquiste operaie e’ stato completato, con l’avallo unitario del sindacato di stato e della repubblica bipartita.
Insieme al diritto al lavoro ed al salario viene colpito il diritto di sciopero e di protesta, nell’utopistico intento di impedire per decreto legge lotte e rivolte.
La realta’ e’ un’altra, da sempre.
Lo sciopero e’ un fenomeno naturale, storicamente determinatosi, che si manifesta come interruzione volontaria della fatica da parte dei lavoratori coalizzati; nessuna legge dello stato, neanche le armi della polizia lo hanno mai impedito.
Certo, lo si puo’ rendere piu’ difficile, rarefatto, costoso, doloroso, ma non lo si puo’ impedire.
Di fronte al peggioramento delle condizioni di lavoro, prima o poi, i lavoratori torneranno a scioperare, e lo faranno a partire da loro stessi, con o senza l’appoggio sindacale.
Vogliamo dire che mettere fuorilegge lo sciopero e’ impossibile perche’ esso e’ il risultato di una lotta che, proprio tramite lo sciopero, produce un equilibrio nei rapporti di forza tra le classi.
Piu’ che essere regolamentato per diritto, lo sciopero e’ espressione dei rapporti di forza; quando la classe e’ forte si organizza, sciopera e conquista, quando e’ debole, la classe e’ disorganizzata, non sciopera e subisce.

Il resto e’ chiacchiera ed utilizzo politico.
E sul carrozzone dell’utilizzo e della strumentalizzazione salgono un po tutti, padroni, partiti e sindacati.
Fanno finta di farsi la guerra tra chi vuole la modernita’ delle “riforme” e chi difende la democrazia e la costituzione dall’attacco Berlusconiano, mentre sul fronte sindacale ci si “divide” tra chi firma tutto e chi fa finta di opporsi per difendere tessere e soldi pubblici.
La realta’ e’ che insieme all’avvicendarsi delle repubbliche borghesi il passaggio da sindacato concertativo a sindacato integrato si e’ compiuto, senza che questo sia stato sostituito dalla presenza di un sindacalismo autonomo e di base ancora incredibilmente diviso ed approdato sulle sponde della difesa democratica e repubblicana, quando non nella cabina di regia governativa.
Questa involuzione rappresenta la fine di un ciclo, della scommessa sostitutiva di c.g.i.l.-c.i.s.l.-u.i.l., e forse molto di piu’.

L’affollato carrozzone della difesa democratica risponde certo alla solidificazione del bipartito di stato ed al tentativo di salvare la “sinistra radicale” alle elezioni europee, ma c’e’ anche dell’altro.
L’ideologia di fondo che sottintende la “raccolta” della bandiera della borghesia nella difesa di istituti giuridici, legali e costituzionali della democrazia borghese in modernizzazione, e’ quella interclassista che scambia l’adeguamento sovrasrutturale per tendenza alla fascistizzazione.
Nella proposizione della “questione democratica” il terreno di classe scompare lasciando spazio solo al diritto indistinto dell’intera societa’ civile.
Noi invece pensiamo che la crisi, scarnificando i rapporti sociali, rendendo quasi superflui ed inservibili gli attrezzi della vecchia vertenzialita’ sindacale, riducendo il peso organizzativo dei partiti ed il loro radicamento sociale, amplifica e priva di orpelli le divisioni di classe.

Il tratto distintivo di svolta, di snodo, nella forma e nella sostanza della lotta di classe sta nel progressivo abbandono di ormai innocue estetiche classiche del passato movimento operaio
( cortei processione -scioperi calendarizzati etc… ); un movimento operaio che piu’ che rivendicare l’autonomia e l’incompatibilita’ dei propri bisogni di classe dal ciclo produttivo e dall’etica aziendale, assumeva su di se il tratto economico della “responsabilita’” nazionale con continui sacrifici ed austerita’.
Oggi, sembra diffondersi nel cuore dell’Europa una nuova autonomia operaia dalle soluzioni della crisi, che riconsegna la eventuale, possibile ripresa capitalista nelle mani dei padroni, e delle loro possibilita’ di riaccumulazione; non piu’ collaborazione alla soluzione della crisi ma difesa della pelle dentro la crisi ed individuazione della convenienza proletaria dentro la crisi.
Da parte operaia, si impone un tentativo autogestionario di trattativa obbligata, rincorrendo, rintracciando, colpendo e sequestrando il nemico di classe in casa nostra, il padrone, i suoi manager, i suoi banchieri.
Un possibile nuovo movimento operaio “irresponsabile” scevro della vecchia “maturita’ nazionale” scalda i motori ponendo e proponendo l’internazionalismo come terreno di sperimentazione immediato per le future lotte di classe.
I lavori in corso per l’uscita dalla crisi stanno facendo pagare un duro prezzo al proletariato, ponendolo sempre piu’ di fronte alla secca scelta obbligata, tutta politica: o voi, o noi.
O tutto, o niente!
Prenderne atto significa gia’ tirarne le prime, dovute conseguenze.

SENZA FORZA, NESSUN DIRITTO!

ASSEMBLEA OPERAIA
sabato 9 maggio 2009 ore 15.30
dopolavoro ferroviario Roma Termini ( sottopasso alt. Bin. 23 )

saranno presenti, oltre Dante De Angelis, macchinista r.l.s. licenziato da trenitalia, il comitato no/morti sul lavoro, lavoratori metalmeccanici, Atesia, grandi alberghi, Alitalia, Trenitalia, ricerca, edilizia, scuola, precari e studenti medi ed universitari..

Vorremmo l’assemblea divisa in 2 parti distinte.
La prima dedicata alla denuncia dell’attuale bombardamento antioperaio ma anche ai tentativi di lotta ed organizzazione in corso .
La seconda, piu’ politica, che tiri qualche conclusione ed indichi un itinerario unitario nel percorso generale della ricomposizione di classe e della rappresentativita’indipendente.

Traccia dell’assemblea

Prima parte
Introduzione ( 10 minuti )
La spoliazione del carciofo dei diritti del lavoro come effetto dell’accelerazione
della ristrutturazione dentro la crisi,
ma anche come indietreggiamento complessivo della forza di classe.

Interventi specifici dei segmenti di lavoratori presenti ( 1h 30min. )
Il lavoro salariato o e’ precario o e’ catena senza fine, sempre piu’ pesante e pericoloso.

Seconda parte
Conclusioni ( 1h. )
Di fronte all’attacco padronale il sindacato confederale conclude la sua trasformazione da concertativo ad integrato, facendosi co-promotore del riformismo antioperaio ( vedi fine tendenziale del contratto nazionale e del diritto di sciopero ).
La scommessa sostitutiva del sindacalismo autonomo e di base non e’ riuscito ad opporsi, a muovere sul serio le categorie, arenandosi minoritariamente nelle nicchie del pubblico impiego o ricercando tardivamente percorsi unitari nella speranza di mantenere insieme microburocrazie e presenze a qualche tavolo di trattativa, o, peggio, nella cabina di regia governativa.
I lavoratori sono soli, deboli, spesso partecipi della tendenza alla personalizzazione del rapporto di lavoro, partecipi e vittime delle sirene aziendaliste.
In questa situazione, apparentemente senza sbocchi, si sono comunque verificati episodi di lotte autoorganizzate in vari settori, attaccate frontalmente dal fronte padronale e da nessuno sostenute e difese; lotte importanti ma frammentate, non collegate, non coordinate, spesso non conosciute.
E’ evidente quindi, anche di fronte alla scarnificazione dei rapporti sociali prodotta dalla crisi, l’esigenza di una proposta di collegamento stabile e costante tra lavoratori, prodromo di una organizzazione di classe non piu’ archiviabile o rinviabile ad uno sbiadito sole dell’avvenire.

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