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Mantova. I lavoratori della Biztiles non si arrendono ai ricatti

(19 Settembre 2009)

I lavoratori della BIZTILES non si arrendono ai ricatti della proprietà che oggi venerd1 18 settembre, davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Mantova, ha perseguito nella richiesta di presunti danni pari a 350.000 eruro dovuti al presidio che gli operai, dopo essere stati licenziati, avrebbero patito. Gli otto lavoratori denunciati assistiti dal sindacato vanno avanti insieme a tutti i lavoratori ed al sindacato che hanno manifestato con con presidio, proprio stamattina davanti al Tribunale di Via Poma, con loro i consiglieri provinciali e l'assessore provinciale al lavoro dei comunisti di Sinistra popolare. L'azienda era disposta a ritirare la denuncia se le veniva lasciata dal giudice la possibilità di chiedere i danni civili ai lavoratori respingendo la propoista di archiviazione del giudice e imponendo ai denunciati, a tutti i lavoratori, al sindacato ed alle forze politiche di non dire una parola sull'accaduto alla stampa ed agli enti locali. Niente da fare per i lavoratori che affronteranno il giudizio aizzato da una proprietà che incarna bene l'arroganza in voga di questi tempi nel padronato.

Non può tuttavia proseguire un simile atteggiamento da parte di questa azienda che ha cambiato vari nomi ma mantenuto i marchi di prestigio della ceramica e, tanto per cambiare, possiede altrove (a Sassuolo e in Emilia) la propria sede ufficiale, a ribadire come Mantova sia oranai divenuta terra di conquista e di successiva desertificazione, a seconda di come tira il mercato (finanziario): Sogefi, Sidel, PMC, Gorispac ...
Mentre anche i padroni nostrani non sono da meno, visto come si sta trascinando la vicnenda Pompea.

BIZTILES e il suo gruppo sta letteralmente svuotando lo stabilimento di Bondeno, portando via materiale e macchinari: la Regione deve intervenire immediatamente e chiediamo alla Giunta provinciale e alle amministrazioni locali che stanno soffrendo una crisi senza precedenti, di attivarsi seguendo da subito, insieme ai lavoratori, anche le vie legali, per fermare lo scempio del comparto col tarsporto presso altre ditte del gruppo Ceramiche Ricchetti dei macchinari che sono stati in gran parte acquistati con fondi delle comunità europea e con altre forme di sostegno di derivazione pubblica, destinate al polo mantovano della ceramica e non altrove.

La produttività della ditta che vanta un mercato e potrebbe fungere da traino di un polo che ha visto perdere oltre 150 posti di lavoro in pochi mesi (Polis e Ceramiche Brennero) nonostante forni e turni funzionassero a pieno ritmo solo pochi giorni prima di chiudere, il rifiuto della proprietà di sedersi al tavolo istituzionale per attivare vie di riqualificazione del comparto che non si limitino ad una cassa integrazione straordinaria che fra un anno terminerà lasciando il nulla e nonostante Assinbdustria abbia firmato il 29 maggio scorso con la Provincia ed i sindacati il protocollo d'intesa sul blocco dei licenziamenti, l'intervcentio massiccio nel tempo di sostegni pubblici nel settore e di conseguenza i vincoli che le imprese sono chiamate a rispettare a seguito di questi aiuti, impongono una riflessione complessiva verso ilf uturo della produzione dell'occupazione mantovana e che ci fa chiedere di intervenire per bloccare immediatamente e quanto meno in via cautelare fino a quando non saranno chiarite queste importanti questioni.

Monica Perugini
consigliere provinciale Mantova comunisti sinistra popolare
Andrea Zucchi
consigliere comunale Suzzara

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