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(Lotte operaie nella crisi)

Ancora sul tetto della BIZTILES ceramica del gruppo Ricchetti di Bondeno di Gonzaga (MN)

(5 Maggio 2010)

I 5 operai che dal 30 aprile stanno sul tetto in eternit della fabbrica mantovana non scendono, vogliono garanzie dalla proprietà che la cassa ind eroga dia loro altri otto mesi di rotazione equa, il ricollocamento di operai trasferiti dall'emilia e il prepensionamento di quelli a ridosso del limite di anzianità.

La situazione è preoccupante perchè le condizioni atmosferiche sono inclementi e nemmeno quelle fisiche dei 5 operai sono al meglio.

Il gruppo Ricchetti lunedì ha incontrato i rappresentanti delle Istituzioni a cui gli operai si sono rivolto dopo uno scontro cruento coi sindacati a cui hanno imputato di non essere stati chiari sullo svilgomento della procedura di mobilità, tanto che il 2° anno di cigs promesso non sarebbe invece stato possibile già in avvio, perchè la proprietà non aveva alcuna intenzione di investire nè il ricollocamento era ipotizzabile. Un errore di procedura, si sono giustificati, i sindacalisti con cui Savero, Fabrizio, Stanislao, Pasquale e Masir hanno avuto un forte dissidio.

La videnda risale ad oltre un anno fa, i rapproti erano già tesi, perchè la proprietà aveva fatto trasportare nelle fabbriche emiliane, sedi del gruppo ceramista, i costosi macchinari acquistati con i denari pubblici della Regione Lombardia e della CEE non appena la normativa lo avesse permesso.

Gli operai hanno presidato per oltre un mese la fabbrica, la proprietà li ha denunciati per il blocco dei cancelli, ma il giudice le ha dato torto. Dopo la comunicazione di chiusura, avvenuta con la procedura del fax ormai tristemente abituale, i sindacati chiedono la cigs (che la proprietà non voleva putando dritto alla mobilità per chiusura), ma poi l'azienda non applica la rotazione. Uno solo dei 50 operai viene ammesso al lavoro. Fa fortuna con la disgrazia altrui, tanto che alla chiusura dell'impianto verrà "miracolato": sarà l'unicoa mantenere il lavoro col trasferimento in una sede emiliana del gruppo!

Fabbrica in stato di abbandono, tonnellate di piastrelle in serio pericolo per chi caricava i contaniner che continuavano ad arrivare eppure silenzio di sindacati ed anche dell'amministrazione comnunale. Gli moperai si rivolgono all'assessore provinciale al lavoro Carlo Grassi che attiva tutte le vie possibili.

Il consigliere provinciale Monica Perugini (segretaria regionale di Comunisti Sinistra Popolare della Lombardia) fa denuncia ai Carabinieri ed un esposto all'ASL sullo stato della fabbrica. Dopo un tira e molla di settimane si giunge ad una prescrizione di emssa a norma: è la strada per tenere aperto lo stabilimento almeno ai fine della messa in sicurezza e del riscatolamento delle piastrelle. la proprietà deve quindi dar corso alla rotazione del personale in cassa, impiegenado a turno 10/12 operai per risistemare e riscatolare le piastrelle da vendere al mercato estero. Non è staton questo il primo ma uno dei tanti casi di intervento obbligato di chi nelle istituzioni mantovana ancora lotta per i diritti dei lavoratori, per una classe operaia sacrificata al suo destino, arresa ad una situazione che la vede sempre sconfitta e nemmeno sorretta da quella legge (a partire dall'art. 18) che ormai si invoca a vanvera.

Sono 16.000 i cassaintegrati senza futuro della ex ricca provincia lombarda, è la solita replica dei sindacati, come se questo fosse un toccasana poer chi vede dofronte a se la disperazione e non trova ascolto.

I 5 operai sono 5 famiglie, 5 storie di angoscia se per loro il lavoro in futuro non ci sarà.

Il gruppo Ricchetti pare voler trattare su alcune posizioni, incentivare l'esodo e tirare avanti, sperando nella ripresa ma le speranze sono al lumicino. Tutto il gruppo naviga in cattive acque: 350 sono gli esuberi emiliani e le tonnellate di piastrelle invendute, simbolo di un tempo passato dove l' edilizia e i suoi orpelli estetici più o meno di pregio, erano quasi per tutti, stanno lì a dimostrare la cirsi ma anche la rpevisione di uno sviluppo consumistico sbagliato che ancora oggi, nonostante gli effetti nefasti, nessuno osa mettere in discussione.

Mercoledì 5 maggio potrebbe essereci uno spiraglio, innanzitutto la cassa in deroga delle Regione e poi lo spiraglio della trattativa per rotazione equa, esuberi e pensionamenti mentre di ricollocamento alla casa madre di tante scatole cinesi, non se ne parla.

redazione nord proletaria

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